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Kazakistan: non è un caso...

"Sarò molto chiaro: per me il “caso Shalabayeva”, la moglie del dissidente kazako Ablyazov, espulsa e rimpatriata con la figlia minorenne dal nostro ministero degli Interni, non accade per caso. Io lo chiamerei intanto “caso Kazakistan” o anche “caso Berlusconi-Narzabayev”, quest’ultimo presidente kazako. Discusso, molto discusso. Non mi soffermero’ su fatti, ormai noti a tutti. Cercherò di coglierne la trama e anche il senso politico. Che c’è". lo scrive sul sito di Generazione Italia l'ex componente del Copasir, Carmelo Briguglio.

"Ricordate Wikileaks? Lo scandalo delle rivelazioni che ha visto protagonista Julian Assange. Wikileaks ci rivela che secondo il Dipartimento di Stato americano “la relazione tra Putin e Berlusconi sia funzionale a inoculare corruzione negli altri Paesi, dividere l’Europa, renderla vulnerabile al ricatto energetico della Russia”.

Per gli americani, per gli alleati occidentali, per l’opinione pubblica e i media internazionali, Berlusconi sta al centro di un circuito di affari energetici.

E’ la scia di gas e petrolio Putin-Gazprom-Yukos-Narzabayev- Berlusconi-(Valentini Mentasti) – Eni.

Affari internazionali. Non foreign affairs, ma international business. In cui il Kazakistan col suo presidente, amico del Cavaliere, ha un ruolo di primo piano.

Sentite Berlusconi: ”Nursultan, tu sei un leader molto amato dal tuo popolo. Ho letto un sondaggio, condotto da un istituto indipendente, che ti assegna il 92% di stima e amore del tuo popolo… Ci dobbiamo tutti ispirare al Kazakistan, un esempio di tolleranza e rispetto reciproco”.

Così da premier a dicembre del 2010 al vertice dell’Osce, ad Astana, capitale kazaka. Anche due anni prima, nel 2008, durante una visita nel Paese asiatico, il Cavaliere osannò Nazarbayev così: ”Andate tutti in vacanza in Kazakhstan: lì c’è un signore che è mio amico, non a caso ha il 91% dei voti e ha fatto cose straordinarie”, disse il premier, provocando la riprovazione delle Ong critiche con la “dittatura di fatto” o col regime autoritario, chiamatelo come volete, di Nazarbayev che guida il paese da un ventennio.

Si parla di investimenti di Berlusconi in Kazakistan, anche grazie ai buoni uffici di Putin.

C’è non solo un’amicizia dichiarata ma una vera connection tra Berlusconi e il presidente kazako.

I quale ha un oppositore col quale è in guerra: il dissidente Mukthar Ablyazov, marito della Shalabayeva, espulsa con la figlia dall’Italia.

Questo è un dato.

Un altro: il ministero degli Interni ha rimpatriato la signora Alma Shalabayeva forzatamente e illegalmente. Illegalmente.

Non poteva, tanto che Letta ha revocato l’espulsione. Ora, il Viminale è retto da Angelino Alfano, segretario del Pdl, partito di cui è leader l’ex premier. Le opposizioni ne chiedono le dimissioni. Due predecessori pure.

La testa più alta che cade è il capo di gabinetto di Alfano. Una cosa così non si può spiegare al mondo.

Conclusioni politiche.

La prima: Alfano è politicamente responsabile. Non poteva non sapere. Nel senso che non è credibile che non sapesse (non vero). E nel senso che è incredibile che non sapesse (vero ma grave). In ambedue i casi, in una democrazia occidentale si dovrebbe dimettere.

Seconda valutazione. Non è che che “ce l’abbiamo con Berlusconi”. Nè ci piace fare, ancora e sempre, gli antiberlusconiani di professione. Ma questo maledetto conflitto d’interessi spunta da tutte le parti. Sempre, anche laddove non te lo aspetti. Ora, visti i rapporti stretti stretti tra Mr B. e il presidente kazako, chi ci mette la mano sul fuoco che l’affaire Ablayzov non c’entri nulla con gli interessi all’estero del Cavaliere? Il quotidiano L’Unione Sarda scrive persino che nei giorni scorsi Berlusconi si e’ incontrato segretamente con Nazarbayev. Palazzo Grazioli ha smentito. Certo, che il presidente kazako e’è stato nei giorni scorsi in Italia, in Sardegna. Privatamente. Ma al di là di ciò, che dire? Conflitto d’interesse permanente. E legge sempre più necessaria. Che nè Berlusconi, nè il suo partito, vogliono.

Terza considerazione. Da un lato si dice che nessuno al Viminale sapesse chi fosse veramente la signora Shalabayeva. E però perché l’ambasciatore kazako aveva così a cuore la vicenda, tanto da andare di persona al ministero? Possibile che nessuno al Viminale se lo sia chiesto? Le due tesi stridono. E l’improvvisazione, l’asserito vuoto di potere in attesa della nomina del nuovo vertice della Polizia, l’ignoranza circa identita’ e status di personalita’ internazionali, fanno accapponare la pelle.

Che poi il ministro degli Interni abbia bisogno di farsi “assolvere” da una relazione del capo della Polizia che da lui dipende e che siano sacrificati solo funzionari sottoposti, la dice lunga.

E non bastano le virgolette della relazione rimarcate da Alfano in Parlamento a salvarlo politicamente.

E la Farnesina? La Bonino sembra Alice nel paese delle meraviglie. La paladina dei diritti civili è insolitamente reticente. E fa finta di ignorare il contesto dei rapporti tra l’ex premier italiano e il presidente del Kazakistan. Perchè?

E ancora: i servizi segreti. Che fanno? Possibile che l’Aise, i cui compiti reali conosciamo, non seguisse un caso politico-diplomatico cosi importante? Questo non e’ un Paese normale. Ma da chi siamo governati? Siamo nelle mani di nessuno. Infine l’Eni. E’ un sacro recinto, extra ordinem. Solo alcuni possono avvicinarsi. In queste vicende, in cui gas e petrolio sono lo sfondo permanente, c’entra sempre.

Va marcato stretto. Dal Parlamento. Possibile che esistano commissioni parlamentari di vigilanza sulla Rai, sugli enti di previdenza, sulla Cassa Depositi e Prestiti e non su Eni? Si, sull’Eni.

I cui vertici, che io ricordi, non sono mai sentiti dal Copasir, il comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti. Che, è il caso, appunto, che si occupi in modo stringente dell’Eni e del “caso Kazakistan”.

E allora, last but not least: nella migliore delle ipotesi, con la “consegna” della moglie e della figlia del dissidente Ablyazov, è stato compiuto un atto molto gradito a Nazarbayev. Una vera e propria extraordinary rendition. Non nell’interesse nazionale. Anzi contro. Cui prodest? Ora lo sapete. E il governo Letta-Alfano esce da questo affaire come la metafora di una politica mai così debole e screditata

Scritto da Redazione
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