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Sulla decadenza di Berlusconi sia Napolitano a indicare la strada della Consulta

"Una cosa dovrebbe essere il centrodestra, un'altra il berlusconismo. Dovrebbe, ma non è. Il realismo politico ci dice che in Italia il partito berlusconiano  è numericamente la stragrande maggioranza del centrodestra. E sul piano della cultura politica si sovrappone  o quasi al centrodestra. Oggi, così è. Piaccia o meno. A cominciare da noi. Questa è la prima ragione per la quale abbiamo voluto dire la nostra, alla luce del sole, in ordine alla decadenza del Cavaliere da parlamentare su cui si dovrà esprimere nei prossimi giorni la giunta per le Immunità del Senato. Il fatto ci riguarda e abbiamo rifiutato l'idea di starcene chiusi in un accorto mutismo. Al riparo del quale, magari, nutrire la speranza di una rivalsa offerta da vicende esterne e consumata dai nostri "nemici" che, essendo "nemici" di Berlusconi, potremmo considerare nostri "amici".

A sinistra.  Non vogliamo pensarla, nè la pensiamo così. Almeno quanti, provenienti dalla sfortunata ma dignitosa esperienza di Fli, ormai chiusa,  abbiamo scelto di continuare a fare politica sotto il banner di Generazione Italia e di darci la mission scritta "per una cultura politica di destra".

Ciò che succede a Berlusconi, nel suo partito e nel suo mondo, ci interessa, è affar nostro. La ragione seconda è nel merito: diciamo chiaro che non possiamo stare in silenzio dinanzi al tentativo di liquidare un leader politico, in particolare il leader del centrodestra italiano, con un voto parlamentare, a maggioranza, seguendo una procedura rapida e sommaria.

Che si chiami Berlusconi o meno, non cambia la questione. Che è di principio. Un precedente pericoloso per la democrazia italiana. Ricordiamolo: la Giunta non procede a un' applicazione sic et simpliciter della Legge Severino.

No, decide "soggettivamente" un'interpretazione della legge. E precisamente se si può applicare a fatti e responsabilità che si sono verificati prima della sua entrata in vigore. Quindi, cosa nè pacifica, nè scontata. Anzi, duramente contestata con argomentazioni politiche e con altre di contenuto. Queste ultime,  scritte nero su bianco da giuristi noti ed ex presidenti della Consulta, i quali ci hanno messo la firma e la faccia. Un fatto che dovrebbe fare riflettere chiunque. Certo, la legge è uguale per tutti.

I primi a sostenerlo siamo noi.

Ma qual è la legge in questo caso? La Severino o quella che la precede? E poichè si decide della sottrazione della carica a sfavore di un senatore, del suo "ius in officio", sancito da un'elezione tenutasi regolarmente, chi ritiene di dovere procedere, con la forza dei numeri, dritto dritto verso la decadenza, senza consumare altri passaggi richiesti dall'interessato, è sospetto che voglia regolare i conti e liquidare l'avversario di sempre. Politicamente.

Ora, ammesso pure che Berlusconi sia l'uomo nero, noi riteniamo che, a maggior ragione, debba potere esercitare tutti i diritti di difesa e le guarentigie che gli spettano come senatore della Repubblica.

Una legge retroattiva che cancella l'effetto di un risultato elettorale, ancor più  se riguarda il leader di una grande forza politica, è una questione molto seria. Se la retroattività, che già in se è un'eccezione, si applica, ha bisogno in caso di dubbi sulla sua retroattività di un avallo costituzionale. Di un'interpretazione che non può essere politica, qual è quella di un organo politico, di una commissione parlamentare. La quale, in questo caso, non può assumersi la responsabilità di decidere da sola.

Ecco perchè occorre che sia la Corte Costituzionale a giudicare della retroattività. La giunta per le Immunità e se necessario l'aula, investano quindi della questione la Consulta. La quale si esprimerà anche sulla propria competenza a decidere. Che fretta c'è di fare decadere il Cavaliere dal Parlamento dove è stato mandato dagli italiani?

Nessuna. C'è l'interesse opposto. Anche da parte di coloro che ritengono che debba essere dichiarato decaduto. In caso di un si dei giudici costituzionali alla retroattività potranno farlo con un incontestabile avallo e non con l'ombra del pregiudizio. Conseguenze politiche a parte, comprese quelle sul governo del paese. Lo abbiamo detto e lo ribadiamo. E se ci consente chi ci legge, con l'obiettività di giudizio di chi ha carta di credito e molte ferite addosso di una battaglia a viso aperto condotta contro Silvio Berlusconi. Con il quale, la sinistra ci ha fatto una coalizione, un accordo politico e un governo".

Lo scrive Carmelo Briguglio sul sito di Generazione Italia.

"Un' ultima cosa vogliamo dire ed è il nostro messaggio in bottiglia a Giorgio Napolitano. Un presidente politico come ormai è, che osserva la Costituzione ma esercita il suo ruolo con libertà di movimento derivatagli da personale autorevolezza e forza che gli ha dato la singolare rielezione al Quirinale, non può non dire la sua pubblicamente sull'opportunità che il Parlamento chieda alla Corte Costituzionale di sciogliere i dubbi sulla retroattivittà della legge Severino.

Lui può farlo. "Deve" farlo, diciamo rispettosamente. Come al tempo fece rinviare la mozione di sfiducia che noi  con altri presentammo contro Berlusconi. Come ha nominato quattro senatori a vita i quali "hanno illustrato la Patria" ma, essendo di sinistra, alterano di fatto gli equilibri parlamentari. Come nominò Monti prima senatore a vita, una sorta di inedito preincarico, e poi premier. Come fece nascere e sta difendendo Letta e il suo governo. In nome della costituzione materiale che egli ha scritto in questi anni. Che ricorda stile e forme più da presidenti francesi alla Pompidou e Mitterrand, che presidenti italiani alla Leone o Ciampi. In questo caso  occorre un  "un arbitro" che indichi chi è "l'arbitro".

Chi se non il Capo dello Stato e di poi la Consulta, che garantiscono tutto e tutti?", conclude.

Scritto da Redazione
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