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Il day hospital per i trans e i bigotti blasfemi

La Regione Puglia ha finanziato con centosettantamila euro (che serviranno fra le altre cose ad assumere due psicologi e un infermiere) il Day hospital del Centro per i disturbi dell'identità di genere che ha sede al Policlinico di Bari. Si tratta di una struttura di eccellenza per il Sud, che prende in carico le persone che vivono con travaglio la propria identità sessuale "morfologica", si sentono cioè donne imprigionate in un corpo da uomo o viceversa. Questo tipo di disagio richiede assistenza psicologica costante, terapia farmacologica importante e un lungo percorso di accompagnamento verso la eventuale operazione chirurgica. In mancanza di questa assistenza le persone transgender vivono spesso condizioni di ricattabilità estrema, sono indotte ad affidarsi a persone di pochi scrupoli, vengono risucchiate nei meccanismi della prostituzione trans. 

Ad aizzare il can-can su questa delibera complessivamente poco significativa (170mila euro sono davvero una goccia nel mare di soldi della sanità pugliese), sono stati, per la sua valenza simbolica, i alcuni consiglieri regionali del Popolo della Libertà. Due volte stupidi: per il becerume retrogrado di cui hanno dato prova e perché hanno mostrato di ignorare completamente il mondo sanitario della Regione che in linea teorica dovrebbero, sia pure dall'opposizione, contribuire a governare. Infatti il Centro per i disturbi dell'identità di genere, che si occupa in buona sostanza di transgenderismo, è stato istituito nel 1996 (Giunta Distaso) e il Day Hospital, con le sue linee guida esattamente identiche alle attuali, è stato istituito nel 2003 (Giunta Fitto). 

Ma la suggestione è tanto potente quanto lercia: un presidente gay "storna" i fondi della sanità pubblica a beneficio di "altri gay". Una idiozia clamorosa, specialmente perché sovrappone arbitrariamente la condizione omosessuale a quella transessuale; ma anche perché falsifica la realtà. Centri come quello barese sono infatti presenti in diverse Regioni italiane, governate da persone etero e da maggioranze diverse. La bugia è funzionale a ridestare tutte le pulsioni omofobe del caso. Infatti, anche nelle bacheche facebookiane è una gara al commento più vergognoso, disinformato e vomitevole. Una perfetta cartina di tornasole, ove ce ne fosse bisogno, di quanto sia necessaria ed urgente la legge sull'omofobia e quanto debba essere intensificata l'azione di educazione sul rispetto della diversità.

La cosa più umanamente odiosa è l'equiparazione del transgender ad una specie di sventato edonista che vuole "operarsi per capriccio": chi abbia anche solo una pallida idea delle prove durissime che si devono affrontare per cambiare la propria morfologia sessuale sa che si tratta di un'idea assolutamente infondata. Ed è curioso come si convenga sulla necessità di prestare le cure del caso a chi è vittima di patologieautoprocurate (si pensi alle malattie da tossicodipendenza, da alcol, da fumo), ma che le si voglia negare con toni indignati a "questi porci che vogliono fare i loro porci comodi" (testuale, da una discussione foggiana). 

Il fondo lo si tocca con i tentativi (per fortuna ristretti a pochi miserabili e penosi individui) di opporsi al provvedimento nel nome della fede cattolica, addirittura chiamando in causa le presunte responsabilità di amministratori cattolici che avrebbero dovuto rifiutare il proprio voto alla delibera. Un'assurdità sul piano politico, visto che è ampiamente riconosciuta ed accettata la distinzione dei livelli e delle sfere di competenza (che non tolgono, ovviamente, la piena libertà della Chiesa di esprimere la propria posizione su atti e norme dell'autorità secolare), ma soprattutto una vergogna sul piano evangelico. 

I bigotti anti-trans, evidentemente refrattari o in malafede rispetto alle parole di Papa Francesco, osano chiamare in causa la religione dell'amore e della solidarietà per difendere una linea che nega assistenza e soccorso ad una umana sofferenza. Quale atto blasfemo e anticristiano! Perché qui non si sta parlando dell'interruzione volontaria di gravidanza, anch'essa pagata con fondi pubblici, rispetto alla quale la Chiesa (legittimamente, dal suo punto di vista) solleva il tema dell'obiezione di coscienza: stiamo parlando di un atto compiutamente medico e terapeutico, in cui l'attività degli psicologi non serve a facilitare un immaginario edonismo transgender, ma ad aiutare delle persone a disagio a distinguere fra confusione e consapevolezza, a guardare dentro di sé con lucidità ed equilibrio, a prendere decisioni informate ed adulte. 

Il Dio della croce è straniero a questo paesaggio fosco e a queste mentalità oscene e delinquenziali. Sono la dimostrazione che, come dice Euripide, la divinità confonde la mente a coloro di cui ha deciso la fine. 

Scritto da Enrico Ciccarelli
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