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Letta, Berlusconi e gli altri...

Non so se sia peggiore vedere Sallusti informare Cicchitto delle decisioni prese all'interno del PdL, o se ascoltare i fragorosi applausi che il pubblico di Ballarò riserva al loro neo-amico, Cicchitto stesso. Non so se sia peggiore vedere Letta dire "Grande!" a Berlusconi o se osservare Alfano mentre, timido, applaude alla frettolosa decisione presa dal suo -ex?- capo. Non so se sia peggiore pensare che la sinistra ormai guardi a Giovanardi come al nuovo moderato del centro-destra, o se Angelino Alfano - ricordiamo: leale ma non fedele- si senta talmente ringalluzzito da andare dal Cav con in mano la ricetta per per una deberlusconizzazione diversamente berlusconiana. 

Infine non so se sia peggiore il dietro front di Guido Barilla o quello di Silvio Berlusconi. 

Tirando le somme Cicchitto, senza saperlo, aveva ragione su Sallusti. Al caro Presidente del Consiglio meglio di così non gli poteva andare: ampia maggioranza e giornali e giornalisti che lo proclamano vincitore sul grande nemico. Giovanardi si è ripreso la sua scena, dopo i tempi "d'oro" sul caso Cucchi e le dichiarazioni sui gay, tanto che ora sembra assistito da un Grillo Parlante che lo riporta sulla vecchia via della moderata DC.

Alfano non crede ai suoi occhi; in una mattinata è riuscito a conquistare molto più di quello che da sempre stava aspettando. Ce l'abbia o meno questo quid, adesso, o lo tira fuori o lo tira fuori. Guido Barilla fa marcia indietro rispetto a quanto detto in diretta al programma radiofonico "la Zanzara" condotto da un Giuseppe Cruciani che ormai è sempre più al limite dell'estorsione verbale.

La vera rivoluzione sarebbe stata mantenere il punto e spiegare che scegliere di non scegliere i gay non vuol dire essere omofobo (ormai esiste un obbligo tacito a rinnegare le affermazioni poco politically correct, nonostante la perfetta coscienza al momento dell'affermazione). La vera rivoluzione per la sua azienda sarebbe quella di uscire dal contesto della famiglia alla "Mulino Bianco" e far vedere una famiglia, composta da chi lo decide il marketing aziendale, meno idealizzata, meno ordinata e perchè no anche meno sorridente alle 8 di mattina. Insomma meno perfetta.

Berlusconi, anche lui, doveva mantenere il punto. I suoi giorni in Parlamento ormai sono contati. Aveva preso la decisione di togliere la fiducia perchè non voleva essere "complice dell'aumento dell'IVA e del pagamento dell'IMU", questa la ragione. Bene.

Ha chiesto ai suoi ministri di dimettersi e loro lo hanno fatto. Bene, anche se con dissociazioni varie. Quando gli hanno messo nero su bianco, scritto su un fogliettino, a penna, in maniera chiara, che Letta ha conquistato il cuore di 23 dei suoi senatori, avrebbe potuto portare avanti la sua linea, ora più che mai sapendo di non passare neppure per colui che avrebbe fatto cadere il governo. 

Adesso si ritrova con un partito comunque spezzato, con un Alfano che vuole imporre la propria linea, un Letta che diventa il simbolo della sua sconfitta e che lo fa uscire a testa bassa, forse per una delle ultime volte, dallo stesso Parlamento che lo ha visto vittorioso per più di venti anni. Tutti coloro che lo seguivano, dai falchi in Parlamento a quelli che lo idolatrano fuori, continueranno a seguirlo, ma con un filo di amarezza pensando al fatto che si sia dovuto piegare non tanto ai nemici di sempre, ma più che altro a quei leali ma non fedeli che ora continuano ad avere le proprie poltrone. Berlusconi non uscirà mai dalla politica italiana fino a quando non tirerà le cuoia, però oggi ha perso un una parte del suo potere politica ed il processo pare non fermarsi. 

Ora tocca a Letta. Cita Einaudi e Croce ed ha avuto la fiducia, ampia, colorita, eterogenea. A pensarci bene Letta la sta facendo grossa. L'Iva è aumentata, il congelamento dell'IMU  si sta scongelando, la legge elettorale è lontana - o se vogliamo vicina a tornare al Mattarellum-, la legge di stabilità ancora incerta.

I nodi centrali sono irrisolti. Fino ad ora si è fatto molto meno del previsto. Speriamo almeno che la rinnovata fiducia possa essere un rinnovato incoraggiamento. 

Scritto da Sveva Biocca
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