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Separazioni: partiti in testa

L'indice di separazioni continua a salire, ed anche il parlamento non fa eccezione.

Nel 2006 l'idea era quella di una separazione in casa: due grandi coalizioni divise al loro interno in tanti partiti e partitini, ma insomma si stava tutti, stretti, sotto lo stesso tetto. Nel 2008 le due grandi famiglie decisero di fare il grande passo. ognuna andò ad abitare in una grande casa, con parecchie stanze, un paio quartier generali, e tutti quanti speravano nella soluzione de "i panni sporchi si lavano a casa". Due grandi partiti, con un partito satellite cada uno, ed un centro poco influente, ma in Italia sempre necessario affinché non ci si scordi del cinquantennio democristiano. Niente da fare. Le due grandi famiglie, separate, risposate, con figli in comune, acquisiti o meno, non sono riuscite ad andare d'accordo. Le coalizioni, i grandi partiti, le larghe intese -anche se fossero piccole non cambierebbe nulla- nel bel paese si scoprono sempre con i piedi di sabbia. Crollano. 

Sono cadute con Monti e cadranno anche con Letta, ma c'è una differenza. I parlamentari del PdL che in questi giorni vengono chiamati "governativi" trovano, a pensarci bene, i loro corrispettivi anche a sinistra. Coloro che occupano le sedie del governo, siano del PD o del PdL, ormai sono un partito a sé: si distaccano dalle politiche dei propri partiti, sono sempre più vicini ad una visione centrista -l'animo democristiano dovrà pur essere portato avanti- si allontanano, più che possono, dalle diatribe interne ai loro partiti. Giocano ad un politically correct che gli conviene e che, in effetti, sta funzionando, ma con pochi risultati. Monti ed i suoi ministri partivano, in teoria, da una posizione a-politica e sono finiti a starci dentro proprio come tutti gli altri. Letta e i suoi, sono partiti dai partiti ed ora vanno verso una politica a-politica, o meglio, una politica senza bandiera. 
 
Il problema è che fuori c'è un mondo che sembra tornare alla situazione del 2006, con la differenza che in questo caso non vi sono neppure due grandi famiglie sotto le quali comprendere tutti i partiti. 
 
Il dissenso interno al PD continua a non essere più solo tra i candidati alla presidenza, ma lo è apertamente anche tra i tre leader di spicco. Come ha detto il sindaco di Firenze: "Letta usa un cacciavite, io vorrei usare più una ruspa" ed Epifani, ad esclusione, potrebbe solo che usare un martello.
 
Scelta Civica, ad un anno di matrimonio, è in crisi senza possibilità di ritorno. Nello scontro Mauro contro Monti, sta vincendo il primo tanto che l'ex premier adesso non ha neppure i numeri per formare un nuovo gruppo parlamentare. Pensare che possa finire nel gruppo misto ha del paradossale.
 
La destra fa un salto indietro di sette anni precisi (il discorso del predellino risale al novembre 2007) e risposa Forza Italia. La risposeranno tutti o no? Se si, quali saranno le condizioni del contratto prematrimoniale? Se no, si formerà una sorta di nuova DC, con tendenze a destra ed un filino post-montiana? 
 
Infine Re Giorgio, anche lui, ormai è un di partito a sé, una sorta di famiglia molto potente ma con un solo membro . Tralasciando le accuse che lo vogliono coinvolto in un impeachment, la sua mossa è quasi umiliante per gli stessi partiti.

La legge elettorale può essere considerata il vero fallimento del governo Letta. E se la ragione di questo fallimento è intenzionale -posticipare la nuova legge elettorale per trovare un'ulteriore ragione per non far cadere il governo- la cosa è avvilente.

Scritto da Sveva Biocca
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