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Cancellieri: la reale accusa

In questi giorni la parola giustizia non è solo collegata a Berlusconi. Il caso Ligresti fa parlare, pensare, dividere.

Il PD si spacca, il M5S parte in carica e il PdL - o meglio scrivere FI?- ovviamente non può che appoggiare il ministro sotto accusa. La verità è che l'abuso di potere d'ufficio di cui forse verrà accusata Anna Maria Cencellieri è quasi inevitabile.

Quando si possiede il potere di salvare la vita di una persona, lo si sfrutta. Se realmente sussistevano le condizioni per far si che la Signora Ligresti dovesse/potesse effettivamente andare a casa, la si manda agli arresti domiciliari.

Per dirla in breve, lo zio della Ligresti, conoscendo il ministro, non poteva non tentare questa via ed il ministro a sua volta, con la palla bollente in mano, non poteva arrivare ad altra soluzione.

Per le altre persone che non dispongono dell'aiutino dal pubblico, la soluzione è semplice ed abbastanza immediata: chi si trova in attesa di giudizio e non sia considerato "pericoloso", vada a casa. Che vengano finite in fretta le carceri in costruzione, che vengano sgomberati gli edifici occupati abusivamente adibendoli a centri di detenzione, che gli stranieri scontino la loro la pena nel paese di appartenenza. Lo spazio e la umanità delle carceri italiane non sarebbero più motivo di vergogna. 

La Cancellieri si dichiara non colpevole e non ha intenzione di dimettersi. Forse ha ragione, forse dice la verità, ma il punto è un altro.

Parlare di chi può e chi non può ricorrere all'aiutino è abbastanza banale, parliamo invece del perché il nostro Ministro della Giustizia ha concluso un nulla di fatto sul tema delle carceri. Oltre ad affermare che "la situazione è ripugnante" ed oltre a dichiararsi favorevole all'amnistia, si attivi concretamente nel perseguire un obiettivo entro la fine dell'anno.

Se il giorno successivo allo scandalo invece di annunciare le sue non-dimissioni, avesse reso noto un piano concreto, alternativo all'amnistia, per migliorare la situazione delle carceri, avrebbe vinto la battaglia anche contro l'accanimento scontato dei 5stelle. 

Per il resto PD e PdL-FI sono rimandati all'8 dicembre.

Civati, Cuperlo e Renzi già iniziano a litigare sulle questione tessere anomale e congressi locali annullati. Renzi sogna un partito cool e, sicuro di vincere, non vede incompatibilità tra la carica di sindaco e quella di segretario di partito. Civati gli sta alle calcagne e guadagna punti nei pronostici elettorali. Alfano dichiara battaglia in aula per il voto palese, ma poi diserta, previo accordo col suo Presidente, la riunione a Palazzo Grazioli con i big PdL "per il bene dell'unità". Berlusconi, come promesso, ritira fuori dal cappello la bandiera di FI e, almeno per adesso, appoggia il Letta team -repentino cambio di idea da non escludere nel futuro immediato-.

La primaria campagna elettorale è iniziata per tutti. Il giorno dell'addobbo natalizio ne vedrà delle belle. 
Scritto da Sveva Biocca
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