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I dubbi amletici della politica

Non c’è che dire, la politica in tutto il mondo viene considerata come la nobile attività di dare risposte concrete ai bisogni della gente. Ma siamo in Italia, Paese di santi, poeti e navigatori, non nel resto del mondo ed allora non può destare meraviglia il fatto che la nostra politica susciti più domande rispetto alle risposte che è chiamata a dare.

Proviamo a dare un’occhiata al centrodestra: Berlusconi, dopo le batoste conseguenti alla prima condanna definitiva, si è arroccato tra i suoi fedelissimi. Ha rianimato la Corte dei miracoli di machiavelliana memoria, Vi starete chiedendo quale? Bhè si certo anche se l’ha chiamata Forza Italia, sempre della stessa cosa si tratta..

Il suo delfino, Angelino (fa pure rima!) Alfano invece, con una fitta schiera di “governativi” non lo ha seguito ed è restato saldamente in sella al Pdl, che rappresenta il fulcro dell’alleanza di centrodestra.

La prima evidente anomalia è che tra Berlusconi e Alfano non sono volate le parole grosse che ricordiamo tutti assai bene in occasione delle diaspore di Fini, da ultimo, e Casini, per primo. Anzi. Fin dalle prime dichiarazioni scoppia un mezzo idillio: “si, certo, ci separiamo, siamo dolorosamente costretti, ma restiamo uniti.” Che significa? La domanda, se uno ha un quoziente d’intelligenza appena superiore allo zero, nasce spontanea. Insomma: Vi separate o restate uniti?

La cosa, sbaglierò, ma puzza tanto di sceneggiata messa in atto per mantenere i voti ed i consensi di quell’elettorato di destra che non riesce proprio più a sopportare l’idea di dare il proprio voto ad un pregiudicato che non ha ancora scontato la propria pena e he per giunta non fa che continuare ad ostentare le proprie siffrediane , pardon di viveur.

Sembra, a ben vedere, che padrino e figlioccio, essendosi chiesti come fare a neutralizzare la stangata si siano dati questa risposta: “Ufficialmente, mio caro delfino Angelino, ti separi da me e così tieni legati a te quegli allocchi che crederanno veramente che noi siamo due cose diverse”.

Nel frattempo, sempre a destra, nella Lega, Bossi, convinto della memoria corta, anzi cortissima dei leghisti sembra voglia ricandidarsi a segretario del partito. Solo in Italia un signore con quel popò di scandalo alle spalle può fare una pensata del genere. Siamo unici.

Facciamo una veloce sterzata a sinistra, dove sta accadendo di tutto di più, complice un congresso-primarie a più puntate, degno anche questo della migliore tradizione della sceneggiata napoletana. Gli ingredienti ci sono tutti: iuddu ( da selezionare tra Renzi, Cuperlo, Pittella), iedda (la segreteria nazionale PD) e u’ malament (ottimamente rappresentato dal baffetto nazionale).,

Era da un po’ che ci chiedevamo a chi appartenessero i famosi (direi, piuttosto, famigerati) 101? Pardon non è politicamente corretto, mi correggo: a chi facessero riferimento per ottenere ispirazione nel voto politico i 101 che hanno affossato la candidatura al Colle di Romano Prodi, padre fondatore del Pd. La politica italiana ce ne mostra tante, ma quel momento è stato uno dei più bassi in assoluto anche per un partito come il Pd, che riesce sempre ad autoaffondarsi e quando ha la vittoria in tasca, trova sempre un numeroso gruppo di iscritti che quella tasca la bucano e la stracciano per evitare che possa capitare la disgrazia di vincere.

D’Alema, fino ad un attimo fa, è stato copertissimo, più che mai. Nessuna sbavatura, toni soft di sufficiente interesse e modesta approvazione nei confronti di Renzi. Ma D’Alema era sicuramente convinto che se Renzi avrebbe stravinto l’8 dicembre prossimo, quando a votare saranno non solo gli iscritti, ma anche i simpatizzanti, non altrettanto vincente sarebbe stato nell’elezioni dei delegati al Congresso. Lì avrebbe dovuto tenere l’organizzazione tradizionale in mano ai dirigenti storici del partito. Ed invece non è andata così. Renzi ha vinto con un margine di circa il 10% in più anche quella sfida ed è saltato, ormai, il disegno di mollare la segreteria nazionale, sicuramente persa, per concentrarsi sulla conquista della maggioranza delle segreterie regionali, con cui imbrigliare poi “il rottamatore” e vanificarne i tentativi d’innovazione. Ciò che prima dei risultati dei delegati al congresso sembrava a portata di mano ora dista anni luce.

Francamente a chi mi prospettava da tempo questo scenario non prestavo eccessivo ascolto: credo di aver sbagliato, la violenta reazione recente di D’Alema nei confronti di Renzi, definito “un’ignorante”, ha mostrato che finanche al baffetto di ghiaccio possono saltare i nervi, ora che rischia davvero di essere rottamato.

Resta da dare un’occhiata alle proiezioni di questi eventi a livello locale, dove si stanno per giocare partite importanti sulla candidature. La esamineremo nella II puntata, alla quale Vi rimando.

di Gianvito Pugliese
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