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Web Tax: un emendamento da Bocciare

Un'accurata e sofisticata leggerezza. L'emendamento alla legge di stabilità che imporrebbe l'apertura della partita IVA italiana alle aziende internazionali che forniscono servizi online, Google in testa, assomiglia ad un attacco ai mulini a vento di donchisciottesca memoria. 

Firmata da Edoardo Fanucci (Partito Democratico) e fortemente sostenuta dal presidente della Commissione Bilancio alla Camera Francesco Boccia (Partito Democratico), la proposta pare scritta negli anni '80: non considera gli accordi europei sulla libera circolazione di beni e servizi nel vecchio continente, il mutato assetto del mercato pubblicitario italiano - sempre meno schiavo dell'assoluto dominio radiotelevisivo - e la crescita del settore Internet e servizi online nel nostro Paese - e nello specifico in Puglia, terra natia di Francesco Boccia. 

"La Puglia ha centinaia di piccole web agency. Ragazzi freschi di Università che hanno deciso di mettersi in proprio e supportare le piccole imprese del territorio - commenta Pietro Coletta, Amministratore di Shiftzero, azienda che si occupa di Internet Marketing - Queste agenzie comprano una valanga di servizi e prodotti online da fornitori non italiani: template grafici, sistemi di pagamento, moduli per applicazioni, consulenze, contenuti, traduzioni, pubblicità e tanto altro. Devono farlo perché non riuscirebbero, per competenza, tempo e budget disponibile del cliente, a realizzare tutto da soli e tutto a mano. Che fine faranno?"

"Investire nella pubblicità in tempo di crisi è come costruirsi le ali mentre gli altri precipitano" predicava Steve Jobs. Oggi, il mercato pubblicitario italiano ha trovato nuova linfa sul web. "Google AdWords, che oggi comprende anche Youtube, ha prodotto negli ultimi anni numeri impressionanti - osserva Pietro Coletta - In Italia il fatturato di Google Italy è di oltre 50 milioni di euro, di cui oltre il 90% generato dalla pubblicità online, e si appresta a superare nuovamente la raccolta pubblicitaria della Sipra".

Investimenti che il fisco italiano non traccia, ma che hanno il merito di aver portato ossigeno alle piccole e medie imprese, italiane e pugliesi. "Quei milioni spesi hanno permesso di sostenere l'internazionalizzazione del made in Puglia - assicura Pietro Coletta - di generare nuovi posti di lavoro, soprattutto search marketing specialist e di fronteggiare la crisi generale".

La necessità di recuperare fondi e rimpinguare le entrate dello Stato, nonché l'esigenza di "fare notizia" per erigersi a paladini della giustizia sociale, hanno partorito un emendamento miope e superficiale dal punto di vista legislativo ed economico.

Scavalcare l'Unione Europea, che ha già messo in agenda la questione per il 2015, denota l'incongruenza della proposta Fanucci-Boccia anche rispetto alla posizione prettamente europeista dello stesso Partito Democratico. 

Google non evade il fisco italiano: semplicemente fattura in uno Stato, l'Irlanda, che applica una tassazione vantaggiosa. La caccia alle streghe telematiche distoglie l'attenzione dal vero problema del fisco italiano: l'enorme evasione fiscale che, di fatto, sottrae risorse all'intero sistema nazionale. 

Voler mettere dei paletti alla crescita del mercato pubblicitario online pare infine un maldestro tentativo di avvantaggiare gli operatori del settore "classici", ancora legati all'ambito radiotelevisivo: un modo forse silenzioso per favorire e sostenere, guarda un po', i soliti noti.

Scritto da Lino Castrovilli
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