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La strategia renziana

Renzi mette fretta, mette scadenze ed a volte mette anche in soggezione.

Dice che non vuole fare le scarpe a Letta, ma piano piano lo sta isolando, lo sottopone a sottili, ma visibili, out-out, invade il suo territorio di capo di governo, gli ruba la scena nei social network, nelle televisioni ed anche nel parlamento.  Non è membro di quest'ultimo, ma è come se lo fosse. Fa fare ai renziani quello che farebbe lui se fosse parlamentare, ed al di fuori della camera dei bottoni parla con tutti. Incontra Napolitano, Merkel, Letta e non chiude le porte neppure a Berlusconi; ci mancano solo Grillo e Schultz e sarebbe un perfetto capo di governo.

Sminuisce membri del suo stesso partito, fa il suo gioco, detta l'agenda di governo e quella parlamentare, ma d'altronde l'aveva detto: "dopo le primarie il governo farà quello che vuole PD" renziano. Era il 22 novembre dell'anno appena passato, stiamo a vedere se riesce nell'intento. Il fiorentino però non s'accontenta e non molla neppure la sua città. Si ricandida a sindaco proprio per ribadire, a suo modo di vedere, che le poltrone non gli interessano, almeno pero ora. Ma allora perché non concentrarsi "solo" sul PD e sul ruolo da chairman che sta assumendo, invece di sedersi nuovamente su un incarico che quasi sicuramente lascerà dopo neppure un anno? Smascherare la sua strategia è un gioco da ragazzi e questa si ricollega alle sue proposte di legge elettorale.

La prima proposta è un Mattarellum corretto in salsa maggioritaria. Della vecchia legge rimane l'attribuzione del 75% dei seggi secondo il modello del "chi primo arriva vince tutto", ma il 25% restante non è più attribuito proporzionalmente. Un 15% è assegnato alla colazione più votata ed un 10% come "premietto" da attribuire ai partiti medi che altrimenti sarebbero troppo penalizzati, insomma una sorta di contentino per non escluderli totalmente.

La seconda è una copia "sbagliata" dal modello spagnolo, che è proporzionale in apparenza ma in pratica fortemente maggioritario. Oltre a basarsi su circoscrizioni molto piccole che premiano i grandi partiti, la versione renziana prevede un premio di maggioranza pari al 15% da assegnare alla lista più votata.

L'ultima proposta è quella che Renzi porta nel cuore e che svela l'arcano della sua ricandidatura a Firenze: il sindaco d'Italia. Niente di più che la legge Tatarella attualmente in vigore nei comuni sopra i 5.000 abitanti per l'elezioni dei sindaci. Una sorta di doppio turno alla francese che a livello comunale funziona bene. Se al primo turno nessuno raggiunge la maggioranza assoluta dei voti, 50% più 1, i due candidati migliori vanno al ballottaggio. Chi vince prende il 60% dei seggi e chi perde, solo se con più del 5% dei voti totali, si divide in maniera proporzionale il restante 40%.

Quale posizione migliore - e praticamente assicurata- che quella di sindaco di una città sopra i 5.000 abitanti per promuovere, spingere e pubblicizzare i vantaggi sulla possibile espansione di questo suo amato modello?

Alfano si sente poco o niente. Appena un mese fa si era proposto come "scudo al governo contro le canne, le nozze omosessuali e l'immigrazione clandestina"; oggi questo scudo, oltre a non trovare un granché di soldati che lo sorreggano, non ha neppure il duro compito di far fronte ad un governo che avanza, che legifera, che combatte. Il governo è immobile, Alfano non deve frenare -quasi- nulla.

Grillo è ringalluzzito dalla nuova maniera di fare audience: la mozione di sfiducia ad personam. Dopo Cancellieri e Lupi, ora è la volta di Di Girolamo, della serie non c'è due senza tre. Sarà questa la volta buona che porterà alle dimissione del ministro? Le probabilità sono basse. Di fronte alle alternative elettorali promosse da Renzi, il leader dei 5 stelle si zittisce e ordina ai suoi, via sms, di non commentare: "è una provocazione". Una provocazione? Ma perché?

Forza Italia non stufa mai. Secondo gli ultimi sondaggi Berlusconi supera, dopo settimane di inseguimento, di un punto percentuale il movimento di Grillo, ed ora si trovano rispettivamente al 22,3% ed al 21,1%. Ringalluzzito, anche lui, attraverso Brunetta fa sapere che aspetta la data dell'incontro con Renzi per discutere di legge elettorale e Jobs Act, che dopo TASI, TARI, IUC è il nuovo parolone che tormenta gli italiani. Ma soprattutto riuscirà Berlusconi a creare il nuovo tormentone del suo centro destra che sia una sorta di nuovo Alfano con il quid, o meglio un anti-Renzi giovane e bello?

 

Scritto da Sveva Biocca
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