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Banchitalia chi?

Tutti ne parlano ma nessuno ha capito cosa stia succedendo alla Banca d’Italia.

In breve la situazione precedente al via libera del decreto di ieri era la seguente.

Ante approvazione

Le quote del capitale della Banca d’Italia sono attualmente possedute da banche italiane, fondi pensione (come per esempio anche l’INPS), istituti assicurativi e fondazioni bancarie. La concentrazione di queste quote, negli ultimi anni, si è “radunata” attorno a poche grandi banche, prima fra tutte Intesa Sanpaolo (30%) ed a seguire UniCredit (22%), Banca Carige (4%), BNL (2,8%)e Monte dei Paschi di Siena(2,5%).

Oltre al capitale sociale, la Banca, negli anni, ha costituito riserve aggiuntive attualmente pari a 23 miliardi.  Secondo l’art. 40 dello statuto della stessa Banca, “può essere, su proposta del Consiglio Superiore e con l’approvazione dell’assemblea ordinaria, prelevata e distribuita ai partecipanti, una somma non superiore al 4% dell’importo delle riserve medesime”.

Post approvazione

Il 9 gennaio scorso il Senato della Repubblica approvò il decreto legge che, secondo Saccomanni, Ministro dell’Economia, e Visco, Governatore della Banca d’Italia, avrebbe “rafforzato l’autonomia e l’indipendenza dell’istituto”. Le questioni importanti che sono state approvate sono due: l’aumento di capitale ed il limite massimo alle quote detenibili da ciascun soggetto. Se per il tandem ministro-governatore, l’aumento di capitale, che passerà da 156mila euro a 7,5 miliardi di euro, farà innalzare il valore delle quote della banca in modo tale da attirare nuovi acquirenti, è anche vero che l’aumento non proviene da soldi degli azionisti, bensì dalle riserve della stessa banca, riserve accantonate negli anni per far fronte, in teoria, alle emergenze. Per quanto riguarda il limite individuale, questo è invece stato fissato al 3%, la parte in eccedenza deve essere venduta, ma può essere temporaneamente comprata dalla Banca stessa per essere poi “smistata” tra soggetti stranieri purché comunitari (per questo public company, anche se è del tutto privata). Se da un lato questa polverizzazione delle quote è stata fatta passare come positiva, perché riduce la concentrazione e quindi aumenta i partecipanti alle quote di capitale, dall’altra c’è una visione ben diversa. Per esempio Intesa San Paolo, che ad oggi possiede 91.035 quote, dovrà cedere 82.035, per stare sotto al tetto del 3%,  però è pur vero che l’aumento di capitale, e quindi del valore nominale delle quote, è molto più pesante, e quindi remunerativo, della diminuzione della percentuale delle quote stesse che si possono possedere.  

In sintesi si può parlare di regalino alle banche che dai “governisti”, o almeno per coloro che hanno fatto finta di capirne qualcosa, è stato giustificato come una mossa sia per dare nuovamente respiro alle banche (le quali, ricapitalizzate, possono ricominciare a dare credito a famiglie ed imprese), sia per coprire parzialmente la seconda rata IMU appena cancellata (anche se non è ancora chiaro in che modo possano arrivare questi soldi sostitutivi alle casse dello Stato). Se, come dice Saccomanni, questo regalino è  in realtà solo frutto di “interventi che hanno prospettato effetti del provvedimento fantasiosi ed infondati”, ancora non è chiaro. E, diciamolo, il Ministro ha fatto ben poco per chiarirlo.

In Parlamento

La legge, dopo essere stata approvata al Senato doveva passare, in data 29 gennaio, anche in casa Boldrini. I 5 Stelle promettono fuochi e scintille a causa di una “ inaudita privatizzazione della Banca D’Italia”, privata ormai da parecchi anni, e di un “vergognoso controllo delle solite lobby”. Hanno ostruito quanto più potevano, ma questa volta, per la prima volta nella storia, sono rimasti fregati. Si erano iscritti a parlare per le dichiarazioni di voto in 173 (M5S, Sel e Lega) e ci sarebbero volute 30 ore per ascoltarli tutti, quindi ben oltre il limite delle 23:59, ma la padrona di casa di Sinistra Ecologia e LIBERTA’ è andata oltre, ha tagliato corto ed ha preferito il passaggio diretto al voto finale del decreto affinché non si pagasse la seconda rata. Ha aperto e chiuso la votazione e, nel corso dell’invasione di campo della curva avversaria ma anche amica, ha preso, s’è alzata e se ne è  andata a casa.

Scritto da Sveva Biocca
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