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Doveri morali e sociali anche nella convivenza

 

La mancanza di una completa e specifica regolamentazione delle unioni non ratificate dal matrimonio e le evidenti analogie con quest’ultime, costituiscono terreno fecondo sul quale svilupparsi quei doveri dettati dalla morale sociale dalla cui inosservanza discende un giudizio di riprovazione e al cui spontaneo adempimento consegue l’effetto di soluti retentio di cui all’articolo 2034 del codice civile, pertanto ciò che è stato corrisposto al compagno durante il rapporto in adempimento di quei doveri, non è ripetibile in quanto obbligazione naturale.

Così si è espressa la Corte di cassazione - Sezione I civile – con la sentenza del 22 gennaio 2014 n. 1277 estendendo i doveri morali e sociali anche alle coppie di fatto. La vicenda giudiziaria è quella che vede due conviventi separarsi dopo una vita in comune durata cinque anni e dalla quale era nato anche un figlio: l’uomo chiede alla convivente la restituzione di circa 120.000 euro depositati mediante versamenti periodici sul conto corrente della donna poiché, in seguito alla separazione si estingue il suo mandato di gestione di affari altrui.

Lei sostiene che quelle somme sono state versate in adempimento di un’obbligazione naturale nell'ambito della convivenza more uxorio e relativa, in particolare, alla creazione di una disponibilità economica anche per compensare la perdita del reddito, derivante dall'attività di dirigente di un'importante società, cui la stessa aveva declinato per seguire in Cina il compagno. Per la Corte di cassazione ha ragione la  donna sulla base dei seguenti appigli normativi.

Richiama in primis l’art. 2 della Costituzione: le formazioni sociali e le  conseguenti intrinseche manifestazioni solidaristiche “nelle quali va ricondotta ogni forma di comunità, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione, nel contesto di una valorizzazione del modello pluralistico" (Corte cost., n. 138 del 2010). In tale nozione si è ricondotta la stabile convivenza tra due persone, anche dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone - nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge - il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri (Corte cost., n. 138 del 2010, Cass., 15 marzo 2012, n. 4184).

Si fa riferimento, altresì, all’art. 8 della Convenzione Europea dei diritti dell'uomo che in tema di tutela il diritto alla vita familiare chiarisce il significato di in base famiglia non affatto ristretta alla relazione basata sul matrimonio, potendo comprendere altri legami familiari di fatto.

Scritto da Anna Chiapparino
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