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La sinistra che non smuove

La sinistra, quella vera, quella dell'apparato, quella che fa i film su Berlinguer, quella che ora odia la vecchia URSS, quella che fa la radical, quella moralista che sta sempre dalla parte del politically correct, quella che va con la cravatta rossa e la barbetta sfatta, quella che (solo) adesso ama il tricolore, ecco quella sinistra non sa governare.

Le vengono gli attacchi di panico, l'ansia da prestazione, la tremarella del potere e allora decide di attaccare i propri compagni. Decide di darsi un tono, di voler sfoggiare la propria cultura grazie ad una manifestazione del proprio dissenso, decide di dissociarsi dal proprio leader, ma non creando un nuovo partito e neppure portando avanti delle vere correnti interne in stile DC; si dissocia criticandolo ma rimane dentro appoggiandolo. 

La sinistra, quella vera, è quella che oggi dice che la riforma del Senato comporterebbe un rischio per la democrazia, è quella che cerca di radunare attorno a sé senatori futuri disoccupati che non vogliono mollare la poltrona, è quella che si chiama riformista ma che in realtà vuole una riforma a metà, anzi una non riforma.

L'ultima pensata berlusconiana

Berlusconi è andato da Napolitano con l'aria da furbetto che vuole farla franca anche se, stavolta, la vede dura. Vuole rimanere sulla scena in cambio di un appoggio totale alle riforme Made in Renzi, ma, la verità, è che l'appoggio dovrà arrivare comunque. Anche anche se tra 10 giorni il Verdetto lo renderà leader solo di nome, Berlusconi non potrà fare altro che continuare ad approvare le riforme del governo di larghe intese. L'antifona è diversa rispetto al precedente governo Letta e l'arma di ricatto che ha in mano il Cavaliere è meno tagliente e sarebbe inoltre meno intelligente usarla. Le riforme di cui parla Renzi sono le stesse che proponeva Berlusconi, sono state discusse anche con lui, non lo sfavoriscono, non intaccano la sua persona, insomma sarebbe una pugnalata alle spalle di Renzi ed anche alle sue. Sarebbe un guasta feste senza scuse; i tempi non sono ancora elettoralmente maturi per cercare la rivalsa. 

Napolitano, a quanto pare, non si è fatto abbindolare dal gran comunicatore per due motivi: il primo è stato appena spiegato, il secondo è un suo obiettivo da tempo. Re Giorgio vuole, spasmodicamente, che Berlusconi gli chieda la grazia. Non gli piacciono questi incontri privati di poco conto, ma la richiesta di grazia per iscritto. Vuole essere pregato, vuole far prostrare il richiedente, vuole farlo stare sulle spine per poi dirgli di no. 

Berlusconi vorrebbe una grazia "intra eos", Napolitano, pubblica. 

Il vincitore sarà solo.

Scritto da Sveva Biocca
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