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La verità sul 416 ter

Esiste il voto di opinione, il voto di appartenenza ed il voto di scambio. 

Il primo è quello proprio delle persone più istruite le quali, di elezione in elezione, rispetto ai loro interessi, compiono una scelta frutto delle valutazioni sui programmi partitici. Questo tipo di elettore vota, in generale, in maniera instabile e volatile nel tempo. 

Il secondo è più comunemente chiamato "voto per partito preso". Voto a destra perché "i comunisti non li voterò mai". L'appartenenza può essere spiegata anche come lealtà non solo ad un partito, ma anche e soprattutto ad un gruppo sociale. Negli anni '70 l'operaio votava PCI; o così o a morte. 

Il terzo, in inglese patronage, è un misto tra i due. Scelgo individualmente di votare per qualcuno, come il voto di opinione, ma scelgo per appartenenza ad una determinata categoria, come in quello per partito preso.  Chi vota in questo modo si basa sulla regola secolare della prestazione-controprestazione che creerebbe, in questo caso, soddisfacimento immediato. Vorresti che nel nuovo piano regolatore il tuo terreno agricolo sia reso edificabile? Votami, ed il tuo favore verrà ri-scambiato dal mio. La mafia, insomma, ci sguazza.

Le urla sulla pena

Lo scambio elettorale politico-mafioso è un reato disciplinato dall’articolo 416 ter del codice penale italiano. Questo articolo venne pensato da Giovanni Falcone ma, nell’inserimento nel codice, perse allora una delle sue parti più incisive riguardante il concetto di “altra utilità”: senza quelle due parole, il voto di scambio, era punibile solo limitatamente all’erogazione di denaro da parte dell’associazione mafiosa.

Per 20 anni il Parlamento ha taciuto. Nel 2013, sotto elezioni, varie associazioni Anti-mafia, raccolsero mezzo milione di firme per riscrivere il 416 ter. L’M5S aderisce.

Prima discussione in commissione, seconda discussione alla Camera dei Deputati e l’M5S votò a favore e senza indugi. Il testo prevedeva pene da 4 a 10 anni. Era il caldo luglio 2013.

Ad una perfetta Costituzione corrisponde un perfetto bicameralismo quindi il 416 ter andò al Senato. In Commissione, PD, Sel e M5S presentarono un emendamento per aumentare la pena a 7-12 anni. L’emendamento ricevette il via libera, parimenti il testo e si passò alla discussione nell’intera aula del Senato. Era il freddo dicembre 2013: il testo veniva approvato.

Siamo in Italia e quindi la legge, dopo quasi due mesi, viene imbarcata e navigata nuovamente fino a Montecitorio. La Commissione, in quell’auletta senza telecamere e streaming vari, si accorge che l’innalzamento della pena voluto al Senato era sbagliato. Il 416 bis, che punisce l’associazione per delinquere di tipo mafioso, prevede gli stessi anni di reclusione e poiché secondo il giusto principio costituzionale sono previste pene diverse in relazione alla diversa gravità dei reati, la pena del 416 ter era da considerarsi “sproporzionata e non in armonia con il resto del Codice Penale in tema di mafia.” In Commissione, senza telecamere e streaming vari, il deputato del M5S Colletti non si oppone alla riduzione e capisce la fondatezza giuridica.

3 aprile, inizio primavera, il testo arriva nella Commissione di Montecitorio, il 16 davanti a tutta l’aula. M5S, insomma, decide di sguazzarci: è stata diminuita la pena per i mafiosi, la politica è con la mafia, qui è tutto una mafia.  Allora si il massone Verdini, si il mafioso Berlusconi, si alla coppola sulla testa di Renzie. La frittata è fatta.

Ma tutto questo baccano non ricorda la questione Bankitalia?

Scritto da Sveva Biocca
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