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Marino, rimpasto o cacciata?

Non è mai esistita una giunta capitolina che si sia contraddistinta per essere stata positiva. Chi prende le redini della città di Roma, a fine mandato, finisce sempre per chiudere o socchiudere la porta della propria carriera politica invece che farla decollare. Veltroni fa il regista, Rutelli non pervenuto, Alemanno ritorna alle origini di quando è partito, ma farà più passi indietro che avanti.

Chi va al Campidoglio sembra un po’ come il gregge di Grillo arrivato in Parlamento: tante buone intenzioni, ma poi il compito si rivela più che ostico.  

I comuni, però, avrebbero le armi per passarsela meglio.

La legge elettorale è buona, garantisce una solida maggioranza. Nella stesura del bilancio comunale, sia quello consuntivo che quello di previsione, la giunta rendiconta e pianifica in maniera assolutamente autonoma.  Dal 2000, attraverso un’accentuazione del potere d’ordinanza d’urgenza, i sindaci potrebbero anche decidere di non far mangiare un gelato per strada. Il sindaco ha ormai poteri simili e di poco inferiori rispetto a quelli del Prefetto. Questi, una sorta di Ministro degli Interni in piccolo, attraverso l’esercizio delle sue funzioni, potrebbe garantire maggiore celerità ed efficacia nella risoluzione dei problemi comunali.

I comuni, insomma, a meno che non debbano bussare al Padoan di turno per elemosinare soldi, potrebbero tranquillamente andare avanti da soli.

Il Chirurgo in franata libera

Ma Roma “nun gliela fa” e Marino sta facendo peggio di tutti gli altri. Almeno Veltroni iniziò a coltivare la sua passione per i film attirando le star hollywoodiane e facendo impazzire i giovani con la notte bianca. Almeno Alemanno, prima di diventare "Aledanno", aveva fatto potare migliaia di alberi e sgomberato diversi capi Rom. Almeno Rutelli, nonostante una vergognosa gestione, riuscì a tenersi buoni stampa e partito.

Marino, dopo appena un anno, è sfranto; oltre a non aver fatto nulla, ha perso persino l’appoggio di Repubblica e Messaggero e, non pochi nel PD e non solo, lo guardano come al prossimo Letta: dimissionario, costretto dal (suo) segretario di partito.

La Capitale è più sporca e trafficata del solito.  Oltre ai classici ingorghi che affliggono giornalmente gli abitanti di Roma e dintorni, l’intera parte nord della città è bloccata. A tutte le ore, senza una spiegazione. Immaginatevi più quartieri con una popolazione pari a quella dell’intera regione Umbria, che, ogni giorno, per uscire di casa, hanno a disposizione solo due strade ad una carreggiata a volte alternata. La motivazione? Nel lontano gennaio una forte pioggia si abbatté su Roma, due muri crollarono e la capitale si bloccò. Un muro è in corso di ripristino (prima di giugno non vedrà l’ultima pietra), l’altro è fermo come quando franò.  Non una visita, non una scusa, non una assunzione di responsabilità.

Il rimpasto verrà, senza dubbio, fatto e molto probabilmente prima delle Europee affinché si guadagnino un po’ punti a Roma. A Renzi non piace il Chirurgo e la cosa è ricambiata. Ma il problema non sono gli assessori che saranno rimpastati, il problema è Marino e Renzi lo sa. Ma la sua definitiva franata ed uscita di scena significherebbe cercare qualche nuovo buon samaritano che si immoli per la Patria e la possibilità che Roma diventi nuovamente di destra sarebbe troppo alta. La strategia sarà la seguente: metteranno qualche donna giovane e “social” in qualche assessorato chiave, Marino andrà avanti con il bilancio scritto la Padoan, ci saranno le Europee, l’estate, Roma si svuoterà e poi a settembre chi vivrà vedrà.

#ilbisturihalaceratoRoma

Scritto da Sveva Biocca
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