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Euro e migranti: se la soluzione più semplice non è la migliore

La consueta telefonata con Mariano Leone, economista ed esperto di economia internazionale, questa volta ha toccato due temi che più attuali non si può, entrambi "cavalli di battaglia" per una campagna elettorale alquanto confusa, in vista delle prossime elezioni europee del 25 Maggio.

D. Uscire dall’Euro. Sembra la soluzione di tutto. Abbiamo il sospetto  che il problema sia più complesso. Tu che ne pensi?

R. Albert Einstein diceva che per risolvere un problema complesso c’è sempre una soluzione semplice.  

D.Allora hanno ragione: basta uscire dall’Euro. 

R. Aspetta, fammi completare la citazione. Einstein aggiungeva che la soluzione semplice è quella sbagliata. Questo modo di presentare  soluzioni semplicistiche è tipico di questa nostra classe politica. Rappresentativo di questo modo di ragionare è il leghista Matteo Salvini, ma purtroppo non solo lui. Mi affascina il suo modo di apparire come se fosse nato ieri, come se non avesse collaborato a creare questa situazione. Ma lui, dotato di scienza infusa, ci propone  la sua risolutiva ricetta: uscire dall’Euro e cacciare gli emigranti. Se siamo in questa situazione lo dobbiamo a gente come lui. Lui è stato capace di farsi definire dal suo collega belga in consiglio europeo  un fannullone. Il suo collega belga, in perfetto  italiano gli ha rinfacciato la continua sistematica assenza dalla Commissione della quale facevano entrambi parte per concludere,  sempre in italiano : Lei è un fannullone .

Ma la cosa che mi ha più impressionato è stato l’atteggiamento del nostro rappresentante, che ha continuato a tenere le cuffie per la traduzione simultanea mentre il collega belga lo definiva fannullone. Voleva conoscere l’equivalente francese  o tedesco di fannullone. Con questa qualità di personaggi noi abbiamo concordato la politica comunitaria. imenticavo, ci siamo però  distinti nelle tecniche  fraudolente dei rimborsi di diaria e spese di viaggio.Guardando i nostri candidati alle prossime votazioni europee lo sconforto cresce. Mi vien da pensare, meno male che c’è l’Europa e l’euro a condizionare i nostri rappresentanti.  

D.Ma torniamo alla domanda: cosa succederebbe se dovessimo uscire dall’Euro? 

R. La risposta  più onesta è: non lo sappiamo.Si tratta di un'ipotesi che non ha precedenti storici se non per eventi drammatici come la  guerra. Ma qualcosa la possiamo  dire. Qualsiasi soluzione di uscita o di creazione  di due categorie  di euro con apprezzamenti diversi  non può essere gestita da questa  classe politica. Qualsiasi soluzione in mancanza di simulazioni credibili dovrebbe come minino avere una scansione programmata per misurare l’effetto degli eventuali provvedimenti. Ma per onestà intellettuale lasciamo la fallace idea che possa essere risolutiva.

Se stiamo svendendo o il nostro patrimonio pubblico, se abbiamo questo  livello di disoccupazione, se non abbiamo una politica energetica, se non abbiamo la banda larga, se la nostra politica estera è penosa , se non abbiamo un piano di protezione ambientale, se abbiamo questo livello di evasione fiscale e di corruzione, se abbiamo la mafia , se il nostro sistema bancario  non è in grado di finanziare le nostre imprese  e infine  se dal 1992 abbiamo trasferito ricchezza da salari e stipendi a rendite e profitti, non lo dobbiamo certo all’Euro o all’Europa.

In compenso, abbiamo sprecato l’impatto favorevole iniziale dell’ingresso all’Euro ed abbiamo impoverito una  parte notevole della popolazione. 

D.Ci dicono che tutto derivi dalla globalizzazione per cui i nostri prodotti non sono competitivi?

R.Per la definizione della globalizzazione Marcello De Cecco ha trovato la formula  più indovinata. La globalizzazione si sta rivelando come una nuova riorganizzazione del sistema oligopolista. In nome della globalizzazione  si stanno  modificando  i rapporti di forza delle maggiori  istituzioni economiche  e finanziarie che governano il mondo.Queste istituzioni stanno accrescendo la loro ricchezza e la loro influenza  politica. Rappresentanti o uomini  di queste istituzioni stanno occupando  i posti apicali della politica. 

D. Tornando all’uscita dall’Euro, ci raccontano che il ritorno alla lira ci consentirebbe di svalutare e di rendere i nostri prodotti competitivi sul mercato .

R. La soluzione della svalutazione fa parte del corredo delle proposte semplicistiche. Nascono da una visione statica dei rapporti commerciali  internazionali. Se tutti restano fermi  nei secoli, noi attraverso la svalutazione diventiamo competitivi. La prima osservazione è che noi siamo un paese non ricco di materie prime, per cui dobbiamo comprare energia e materie prime dall’estero e pagarle con moneta resa cara dalla nostra stessa svalutazione. Il processo svalutativo per rendere i nostri prodotti competitivi  non è una nostra furbata esclusiva, lo possono anche fare gli altri paesi con i quali siamo in rapporti commerciali.

Non viene neppure considerato un effetto da manuale, quando la moneta diventa debole ed oscilla troppo rispetto alle altre monete gli operatori economici si fermano. Gli scambi commerciali hanno bisogno di stabilità.Quando, dopo le oscillazioni, riprende il mercato mondiale per una parentesi di stabilità, le operazioni rinviate non si recuperano. Abbiamo una caduta della quantità di operazione commerciali internazionali.  Per un paese trasformatore come l’Italia questo rappresenta una ulteriore contrazione della nostra attività.

D.Argomento correlato a questo dell’Euro è l’immigrazione. E le proposte di contrazione degli immigrati. 

R. Questa deriva razzista ha bisogno di essere alimentata da erronee valutazioni economiche. Ma la voglia  di prendersela con i più deboli è abbastanza tipica. Si basa soprattutto sulla  smemoratezza storica e sulla voglia di trovare soluzioni semplici. Nei numeri verificati da alcune indagini sia negli USA che in Lombardia, la contabilità tra il dare e l’avere dell’immigrazione si risolve con un surplus delle casse italiane.  

Alcuni paesi come la Svezia e la Norvegia hanno percepito perfettamente questi vantaggi ed hanno politiche di reinserimento degli immigrati in modo da renderli più rapidamente possibile in grado di lavorare. Banalmente, avere una forza lavorativa giovane per la quale  non hai dovuto spendere soldi per educarla è un vantaggio per la collettività. Poi l’invecchiamento della popolazione rende necessaria  una classe giovane che paghi i contributi. Non sono valutazioni ideologiche ma risultanza econometriche.

D. Ma non tolgono lavoro agli italiani in periodo di crisi?

R. In realtà, ed anche questo risulta  da indagini, occupano ruoli non ricoperti da italiani  o attività che non fanno più gli italiani.. Se sono costretti ad accettare lavori e compensi illegali e perché abbiamo avuto una politica che   rende la loro presenza illegale e quindi sono disponibili per  lavori come la raccolta delle arance o dei pomodori in completa illegalità.

D. E a quelli che temono che la nostra matrice storica, la nostra identità cattolica vengano compromesse da una presenza massiccia di altre culture e di altre religioni?

R. Conosco la natura provocatoria di questa tua affermazione, ne abbiamo parlato più volte. Gli autori di queste leggi, questi custodi dei valori di identità cristiana avrebbero buttato a mare Sant'Agostino come immigrato proveniente dall’Algeria. Avrebbero  buttato a mare 3 imperatori  romani  a 4 papi provenienti dalla Siria. Avrebbero  buttato a mare anche l’ultimo Papa. Tralascio San Pietro e San Paolo. Me li  immagino in un interrogatorio all’arrivo in Italia  tenuto da  gente  come Salvini che poi  firma i decreti di espulsione.

Scritto da Fortunata Dell'Orzo
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