testata_web_pdo_5arancione.jpg
teaser_1_si_cambia_980x89.jpg

Camera, sì al decreto lavoro

Con 283 voti a favore, 161 contrari e un’astensione, l’aula della Camera ha approvato la conversione il legge del decreto Lavoro. Il testo passa all’esame del Senato, dove si riaccenderà il confronto sopito a Montecitorio dalla fiducia chiesta dal governo e approvata ieri dall’assemblea con 344 sì e 184 no. Sulle modifiche apportate in commissione erano state espresse forti riserve dal Nuovo centrodestra. Il partito di Angelino Alfano oggi è tornato alla carica dicendo sì “nello spirito di lealtà” al decreto, che “è un grande passo avanti rispetto alla legge Fornero”, ma anche avvisando “forte e chiaro che nel passaggio al Senato il testo deve essere corretto”. Nella dichiarazione finale svolta nell’aula della Camera a nome del gruppo del Nuovo Centrodestra, Nunzia De Girolamo ha avvisato che il caso chiuso a Montecitorio dal ricorso alla fiducia rischia di riaprirsi al Senato se il testo non verrà corretto per renderlo più simile, su contratti a termine e apprendistato, alla versione iniziale uscita da Palazzo Chigi. Al premier Matteo Renzi, il Ncd chiede di adoperarsi per una mediazione da cui scaturisca una soluzione che sia rispettosa non solo delle esigenze di uno o più partiti “ma anche della realtà”.

Ieri il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, si è detto ottimista: “Le distanze sono alla portata, ci sono particolari problemi”. Insomma, “siamo in condizioni di chiudere”. Ma a Palazzo Madama le fibrillazioni - in un contesto numerico meno favorevole alla maggioranza rispetto a quello della Camera - potrebbero ripresentarsi. Relatore del provvedimento al Senato sarà Pietro Ichino. Profonde le modifiche apportate al provvedimento in commissione rispetto all’impianto originario varato a Palazzo Chigi. Tra i punti più controversi i contratti a termine e l’apprendistato. A seguito delle alle modifiche introdotte in commissione a Montecitorio, scende da 8 a 5 il numero massimo di proroghe utilizzabili per il contratto a tempo determinato senza causale di durata di 36 mesi. Inoltre in un’azienda il numero di contratti a tempo determinato non può eccedere il 20 per cento. Il testo che giunge all’esame dell’assemblea di Montecitorio prevede poi il ripristino dell’obbligo di stabilizzare una quota di apprendisti – almeno il 20 per cento per le imprese con almeno 30 dipendenti – come condizione per poter assumere nuovi apprendisti.

Scritto da Redazione
Newsletter



Invest
IMAGE
IMAGE
Decaro: io o Olivieri
Martedì, 07 Gennaio 2014
Non si conosce ancora la decisione dell'onorevole... Read More...

Locations

  • Redazione - Via Abate Gimma, 163 - Bari
  • Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  • 084 - 5213360

Puglia d'oggi per il Sociale

Has no content to show!

Style Setting

Fonts

Layouts( inner pages )

Direction

Template Widths

px  %

px  %