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Renzi e le comparse televisive

Un tempo c’era chi cercava di fare ascolti guardando fissa la telecamera e firmando un “Contratto con gli italiani”, oppure chi si faceva mettere tra le braccia un cagnolino bianco durante una nota trasmissione di prima serata. Ma Renzi ha superato tutti, sei giorni prima delle europee scenderà in campo per giocare allo sport più seguito dagli italiani: il calcio.  

Avrà addosso la mitica maglia della sua amata Fiorentina, giocherà con vecchi grandi giocatori, in prima serata, in chiusura di campagna elettorale. Un mix perfetto. Meglio di due ore in solitaria a Porta a Porta che, comunque, è in seconda serata. Meglio di un invito da Santoro in prima serata a Servizio Pubblico perché, comunque, eviti Travaglio and Co e le loro stoccate con standing ovation del pubblico incorporata. Renzi, la standing ovation, ce l’avrà dai tifosi del Franchi, e non solo, con o senza gol. E anche se la Rai volesse farsi cavaliere del rispetto della par condicio, l’obiettivo della partita del cuore non si perderebbe per strada? E poi su, chi vorrà davvero vederla ovvierà al divieto posto dal pentastellato Fico, Presidente della Commissione di Vigilanza Rai.

Cosa ha fatto e cosa –speriamo- farà.

Ma, passata Pasquetta, torniamo alla politica. Renzi ha messo in campo tante proposte, di queste ne ha realizzate alcune e di quelle realizzate, per molte, è necessario un completamento dell’iter legislativo per garantirne l’esecutività.  

Gli 80 euro in più in busta paga, che prevedono una copertura di 6,9 milioni,  devono ancora essere garantiti tramite l’emanazione di un Decreto Legge, che però non è ancora stato presentato. Tuttavia, è quasi del tutto certo che a maggio alcuni italiani si ritroveranno questi magici 80 euro in più.

Le province non sono state abolite. Come detto più volte è necessaria una riforma costituzionale che prevede un iter ben più lungo. Quello che fino ad ora è stato approvato, attraverso legge ordinaria con il così chiamato DDL Delrio,  è stata la sospensione delle elezioni provinciali previste per fine maggio e la trasformazione delle province il enti di secondo livello a partire dal gennaio del prossimo anno.

La legge elettorale è ferma al Senato dopo l’approvazione del 12 marzo alla Camera. Senza previa riforma costituzionale non può andare avanti, anzi potrebbe ma necessita una maggioranza tale per cui è meglio collegarla alla riforma del Senato e del Titolo V. La Commissione Affari costituzionali dovrebbe presentare il testo unico per fine aprile e per il 25 maggio è prevista  la presentazione della riforma costituzionale alle Camere. Se il pacchetto va a buon fine si spera che subito dopo l’estate venga approvato tutto.

Il 22 aprile è iniziata alla Camera la discussione in merito al decreto lavoro presentato dal Ministro Poletti. Questo deve essere differenziato dal “Jobs Act” che riguarda ambiti ancora più estesi. Il DL si concentra su due ambiti principali per i quali il minimo comun denominatore è “semplificazione”. La durata massima di alcuni tipi di contratto a tempo determinato vengono innalzati da 12 a 36 mesi (con rinnovo fino a cinque  volte consecutive) e vengono facilitate delle procedure di assunzione per i datori di lavoro.

Il minimo comun denominatore del Jobs Act, che in sostanza riguarda una più generale riforma sui contratti di lavoro e degli ammortizzatori sociali, sarà “accorpamento”. L’intenzione è quella di creare contratti di lavoro unici ed ammortizzatori sociali universali, nei quali sarebbe prevista maggiore protezione per il lavoratore al crescere dell’anzianità.

La Commissione Lavoro al Senato sta discutendo della riforma ma, per l’approvazione, la strada è ancora lunga.

L’unico documento che prescinde dal governo poiché viene redatto ogni anno è l’ex legge finanziaria ora DEF, Documento di Economia e Finanza, nonché il più importante documento finanziario dello Stato. Approvato l’8 aprile al Consiglio dei Ministri e nelle Camere tra il 16 ed il 17 aprile. Oltre ad aver rimandato il pareggio di bilancio al 2016, è proprio qui che è contenuto il piano di tagli alla spesa necessario non solo per gli 80 euro mese, ma per tutte le manovre finanziare auspicate dal governo Renzi.

Seppur non proprio in forma smagliante, il Presidente del Consiglio può riuscire nell’impresa di sostenere il ritmo della partita, d’altronde è il premier più giovane di sempre, giusto?

Scritto da Sveva Biocca
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