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Elezioni: la vittoria, la sconfitta, le speranze

Il risultato delle urne è stato chiaro. Ha vinto Renzi ed il PD di Renzi, ha vinto un volto giovane capace di alimentare la speranza di milioni di italiani con quell’apparente decisionismo al servizio della promessa di cambiare il paese rottamando chi non è stato in grado fino ad oggi di cambiare nulla. 

E fino ad ora ha convinto grazie a pillole delle sue intenzioni somministrate strategicamente nei mesi a ridosso del voto; è sotto gli occhi di tutti che le scelte del giovane leader del PD nell’individuazione dei ministri e della nuova classe dirigente del PD sono state rivolte a favore di volti nuovi, giovani, di gradevole presenza, relegando ai margini i soliti noti, e che gli 80 euro al mese siano stati una promessa mantenuta.

Strategia, abile, e sensazione di concretezza.

Questa capacità di infondere fiducia attraverso decise prese di posizione e segnali di attuazione in concreto ha colpito nel segno, fecondando un terreno impregnato di paura di non farcela, di timore per il futuro, di disagio economico, di barbarie politiche, di profonda insufficienza della pubblica amministrazione divenuta il primo nemico del cittadino nonostante gli sforzi spesso sovrumani di chi vi lavora. In questo senso può spiegarsi anche il successo ottenuto nel nord-est dal PD, in un territorio di destra per natura, che pullula di imprenditori e professionisti, che di recente si è reso sfondo ideale di disperate proposte secessioniste.

C’è chi dice che Renzi non è di sinistra e, anzi, potrebbe essere l’ideale sostituto politico di Berlusconi, stante lo stile tenuto fino ad oggi.

Questa affermazione è la dimostrazione che la strategia Renziana ha colpito nel segno.

Quell’elettorato moderato e conservatore è stato colpito al cuore in un momento di profonda difficoltà con un miraggio; Renzi, infatti, non è di destra. Renzi ha portato il PD, che nelle molteplici difficoltà descrittive di cosa rappresenti è comunque il partito di centro-sinistra italiano, a raggiungere una soglia incredibilmente alta di consenso. Tutto questo sotto gli occhi increduli di un centro-destra profondamente incapace di intercettare anche il proprio consenso storico, ammesso che di consenso-storico abbia ancora un senso parlare.

Se non c’è Berlusconi protagonista della campagna elettorale il centro-destra scende sotto la soglia della decenza. Eppure questo era già stato percepito da tutti senza che nessuno provasse a prepararsi ai nuovi scenari.

Tanto c’è Berlusconi; meglio lavorare in sordina per garantirsi la poltrona. Poltrona che ha sempre meno spazio, poltrona che non c’è più. A fronte di un PD moderno, all’avanguardia, organizzato, che decide con le primarie, in cui, agli occhi dei cittadini, la dialettica interna è talmente democratica che consente ad un giovane Sindaco di relegare all’angolo potenze politiche del calibro di D’Alema e Bersani, che riesce ad arginare l’irruenza popolare del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, c’è un centro-destra frastagliato e frattagliato, litigioso, tatticista, incapace di offrire una decisa ed unica proposta politica alternativa.

Nell’epoca del bipolarismo le proposte politiche di ciascun partitello del centro-destra, per quanto meravigliose possano essere, non vengono percepite se non da un numero minimo di cittadini, nella convinzione che un piccolo partito non possa riuscire, da solo, a concretizzare i propri propositi (anche se magari alcune volte è avvenuto il contrario); se a tanto si aggiunge che quello che viene percepito è un alto livello di litigiosità tra coloro che, in caso di vittoria, dovrebbero governare insieme, il quadro sfiducia è completo.

Chiarezza e concretezza; aggiungerei compattezza.

Dopo che Renzi ha escluso Emiliano dalla squadra di Governo e gli ha precluso la candidatura alle elezioni Europee, l’ex-sindaco di Bari era comunque lì sul palco, al fianco del premier che era in procinto di comiziare per Decaro, candidato Sindaco del PD; se analoga cosa fosse accaduta nel centrodestra, sarebbe nato un altro partito con a capo il destinatario dello “sgarbo”. La storica “scoppola” elettorale presa, però, potrebbe essere occasione di riflessione e riprogrammazione del centrodestra. Occorre però sincerità e umiltà e le prime dichiarazioni in tal senso non sono confortanti. I cittadini non sono totalmente stupidi; Renzi per vincere ha dovuto almeno “fare la mossa” di realizzare qualcosa in concreto.

L’On. Larussa ha affermato di essere soddisfatto del risultato di Fratelli D’Italia per l’aumento del consenso conseguito rispetto alle ultime elezioni; dal Nuovo Centro-Destra si è espressa soddisfazione per il raggiungimento della soglia di sbarramento; Forza Italia è soddisfatta in quanto sommando i voti conseguiti a quelli del Nuovo Centro-Destra si ottengono i voti conseguiti nella precedente tornata elettorale, e Fitto è pronto ad introdurre le primarie ora che è risultato il più suffragato.

Queste affermazioni hanno lo stesso senso dell’affermazione del religioso che, dinnanzi ad un morto, sostiene che sia meglio per il morto poiché di lì in poi sarà con la luce divina.

La verità è che il PD ha stravinto con un consenso di oltre il doppio del primo partito del centro-destra, e che in seconda posizione vi è il Movimento 5stelle di Grillo, mentre Fratelli d’Italia con il forzatamente resuscitato simbolo di AN non ha raggiunto la soglia di sbarramento per le Europee, Nuovo Centro-Destra ha appena varcato la soglia del 4% pur aspettandosi il doppio, Forza Italia, o meglio, Fitto, con i suoi 283 mila voti di preferenza, ha perso ed avrebbe perso anche se avesse raccolto 500 mila preferenze.

Consacrazione dell’individualismo e dell’interesse particolare.

Anche se le anime che compongono il centro-destra provengono da storie politiche differenti, questo non significa che non si possa costituire un soggetto unico del centro-destra, nuovo (e dico nuovo!), all’avanguardia, attrattivo, efficiente, chiaro nel messaggio politico e nel metodo di funzionamento interno; le “componenti”, le “correnti”, possono essere una risorsa per un grande partito e non un male, quando vi è rispetto e lealtà.

Non è impossibile che i partiti di centro-destra condividano i punti focali di un unico programma politico e offrano un’alternativa al PD.

Anche nel PD non v’è pensiero unico; eppure sembra funzionare.

In mancanza non resta per chi è di centro-destra di continuare a sperare in Berlusconi, nonostante sia ridicolo continuare a sperare in una persona che da vent’anni calca solitario nella sua area la scena politica da protagonista e che, nonostante l’energia che è stato capace di sprigionare in ogni occasione, ha anche il diritto di riposarsi. Non si deve attendere un leader ma si devono creare le condizioni perché ne cresca quello giusto. In mancanza il giovane Renzi rimarrà a tempo indeterminato incontrastato e sarà affidato al solo Movimento 5 Stelle il compito di verificare che tra il dire e il fare del premier non ci sia dell’altro.

Avv. Antonio Guido
Scritto da Redazione
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