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E' buio Fitto nel Centrodestra

Dopo l’ennesima debacle dei ballottaggi, le divisioni e le diatribe interne all’area moderata non cennano ad arrestarsi.

A Berlusconi pare non ne vada bene una. Il cerchio magico di cui s’è circondato, non ha cavato un ragno dal buco, annacquando ancora il consenso nordico di Forza Italia. Tant’è che Toti ha affermato: “Esiste un problema Settentrionale”. Ma io non credo sia una questione geografica, esiste una grave, profonda crisi identitaria nell’area moderata che non riesce più ad esprimere una linea matura, chiara, maggioritaria e d’alternanza alla baldanzosa sinistra renziana.

Nessuno osa contestare una leadership naturale, maturata nel tempo ed incisa a fuoco nella storia come quella di Silvio Berlusconi. Nessuno può chiedere al Cavaliere di fare primarie o di dover ungere di consenso il suo nome, che è già di per sé un inopinabile brand elettorale. Sarebbe come fare un sondaggio per provare se davvero, la Apple abbia prodotto telefonini.

Ed in effetti, oltre al fatto che si vuol additare ogni giorno un nuovo traditore (e ce ne sono stati di clamorosi, ma questo non è il caso), Raffaele Fitto ha posto con chiarezza questa necessità. Non esistono più rendite di posizione, le nomine non funzionano, la gente è disaffezionata. Ovunque vi sia una diatriba, una sana dialettica politica, si utilizzi lo strumento delle primarie per imporre le linee programmatiche ed elettorali legate ai volti nuovi.

Una cosa in fondo, di banale buon senso ed abbastanza ovvia. Eppure v’è un fortino ideologico, una roccaforte abbarbicata ad un potere che non si vuole assoggettare al voto, perché non ha consenso. Eseguire una operazione del genere, sbriciolerebbe il potere di una segreteria che non vuole perdere l’imprimatur, il controllo clientelare di tutta la filiera. Lo stesso ex premier, da sempre ambasciatore di rinnovamento, s’irrigidisce all’ipotesi di perdere controllo sulla sua creatura.

Forza Italia è sempre stata una organizzazione snella, priva di steccati ideologici, di tessere e congressi. Un movimento – azienda che ha da rispondere dei risultati che ottiene all’unico e solo azionista di riferimento. Sdoganare questo concetto significa allentare la rete di gestione, consegnare alla gente i diritti d’autore sul partito.

Suppongo che la paura più grande di Silvio sia questa. Emancipare il partito da sé stesso per consegnarlo alla normale vita pubblica, e di conseguenza sparire dalla scena. In fondo, non sono poi molte le persone di cui si fidi.

Tuttavia i tempi mutano e cambiano, e chi non s’adatta soccombe. Indipendentemente dal come e dal perché sia nata F.I., è stata e resta la casa principe di tutti quei moderati italiani che non si sono riconosciuti nel tempo, nelle sinistre. Far sì che gli azzurri vivano anche dopo la parabola dei suoi fondatori, sarebbe il più grande gesto di “folle e lungimirante follia”, vero Presidente?

 

di Andrea Lorusso
Twitter @andrewlorusso
Scritto da Andrea Lorusso
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