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Parlamento, prosegue il dialogo sulle riforme

“Oggi è stato confermato quanto detto nel passato, confermato l’impianto presentato. Su questo regge l’accordo”.

Così Lorenzo Guerini, portavoce della segreteria Pd ha commentato l’incontro di ieri mattina tra Renzi e Berlusconi sulle riforme, in particolare sul nodo dell’elezione indiretta dei senatori. Guerini ha detto che è stato un “incontro positivo che ha confermato il percorso già intrapreso” e che “il confronto è aperto a tutte le forze politiche”.

Quanto all’incontro con il M5s sulla legge elettorale, Guerini lo aveva annunciato "nelle prossime ore", ma in realtà è stato confermato per lunedì prossimo alle 15. A questo proposito, Beppe Grillo (che non ci sarà) ha incontrato la delegazione di M5s che si recherà all'incontro-bis col Pd, e ha colto l'occasione per ribadire la contrarietà all'Italicum, che secondo lui è incostituzionale e l'ostilità a una legge senza preferenze.

Anche Berlusconi, quasi contemporaneamente a Grillo, ha incontrato i suoi alla Camera, e ha ribadito che Forza Italia dovrà avere un atteggiamento realistico, visto che la congiuntura politica è tutta a favore di Renzi, oltre che i numeri. Berlusconi ha concesso ai dissidenti la possibilità di "tirarsi indietro", qualodra il testo della riforma diventasse troppo lontano da quello auspicato dal suo partito, Tornando alla legge elettorale, Guerini ha assicurato che il Senato avvierà la seconda lettura della riforma elettorale, il cosiddetto Italicum, già approvato alla Camera, prima della pausa estiva. “Vogliamo procedere rapidamente con l’Italicum - ha spiegato Guerini - subito dopo l’approvazione delle riforme costituzionali in prima lettura al Senato. Vogliamo avviare l’esame della legge elettorale prima della pausa estiva”.

Su questo, ha riferito Guerini, Berlusconi è d’accordo. Quanto alla possibilità di inserire nel nuovo sistema elettorale il voto di preferenza, il vicesegretario del Pd ha detto: “È un tema aperto su cui discuteremo con tutti”. Intanto da Beppe Grillo arriva un affondo sull’incontro tra “il noto pregiudicato” Silvio Berlusconi e il premier Matteo Renzi.

Sul suo blog il leader del M5S titola il post ‘Diretta streaming: Renzi incontra il #NotoPregiudicato’: poi linka al presunto streaming, che invece non è affatto previsto. Quindi, si vede l’immagine con i volti di profilo di Berlusconi e Renzi e la scritta: ‘Il noto pregiudicato non vuole lo streaming, ci scusiamo per il disagio’.

E di "incontro positivo" parla anche il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi presente ai lavori della commissione Affari costituzionali del Senato impegnata con la votazione degli emendamenti al ddl sulle riforme. "Resta l'impostazione data dal governo alle riforme condivisa sia dalla maggioranza che da Forza Italia e Lega", commenta Boschi. In particolare, "resta confermata al momento l'elezione di secondo grado" del futuro Senato. "Nei prossimi giorni -aggiunge il ministro-  affronteremo le tecnicalità della questione perché i dettagli sono importanti ma da martedì saremo pronti per le votazioni".

Intanto la commissione ha approvato un emendamento dei relatori Anna Finocchiaro (Pd) e Roberto Calderoli (Lega) che inserisce in Costituzione la "ghigliottina" sui tempi dei disegni di legge che il governo dichiara "essenziali per l'attuazione del programma". L'emendamento prevede che il Parlamento avrà 60 giorni per esprimersi sui ddl di proposta governativa. Superato questo termine "il testo proposto o accolto dal governo, su sua richiesta, è posto in votazione senza modifiche articolo per articolo e con votazione finale". Dalla "ghigliottina" restano fuori, però, i disegni di legge "in materia costituzionale ed elettorale e quelli di delegazione legislativa, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi" per i quali resta in vigore la consueta procedura legislativa.

Via libera anche per un altro emendamento dei relatori che stabilisce che le leggi elettorali possono essere sottoposte ad un giudizio di costituzionalità preventivo da parte della Consulta, dietro "ricorso motivato presentato da almeno un terzo dei componenti di una Camera" che indichi "gli specifici profili di incostituzionalità". La Corte, si legge nell'emendamento approvato, "si pronuncia entro il termine di un mese e, fino ad allora, resta sospeso il termine per la promulgazione della legge. In caso di dichiarazione di illegittimità costituzionale, la legge non può essere promulgata". 

È passato inoltre un emendamento dei relatori che aumenta da 50 mila a 250 mila le firme necessarie per presentare in Parlamento disegni di legge di iniziativa popolare. La proposta di modifica prevede inoltre che “la discussione e la deliberazione finale” di queste proposte di legge “sono garantite nei tempi, nelle forme e nei limiti stabiliti dai regolamenti parlamentari”. Alcuni senatori avrebbero preferito l’introduzione già adesso di un limite definito. I relatori hanno comunque assunto l’impegno a rivalutare la questione più avanti. La prima commissione tornerà a riunirsi martedì alle 8,30.

Scritto da Redazione
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