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La campagna degli Ossimori (e delle mezze schifezze)

Autorevoli e ripetuti pareri stanno definendo fra le peggiori, da un punto di vista della comunicazione, questa campagna elettorale iniziata ormai da mesi. Le critiche si sono acuite da quando abbiamo cominciato a vedere in giro manifesti e simboli vari. Il risultato finale per i non addetti ai lavori, che sono poi la stragran parte degli elettori e delle elettrici, è quello di una somma confusione, fra lo stucchevole e l'irritante. A voler essere nazional popolari: un gran casino.

Prevalgono i tondi con il nome dentro, ma il vero trionfo sono gli ossimori. La base dell'ossimoro è la contraddittorietà dei termini che lo compongono. E si va dalla Rivoluzione dei Moderati di Samorì a quella civile di Ingroia. Il Pd, da cinque anni a questa parte, sceglie il banal tranquillizzante (l'Italia Giusta, e chi sarebbe a favore di un'Italia ingiusta...), non scrive il nome di Bersani, ma ci mette letteralmente la sua faccia, che non è il massimo nè della simpatia nè della lealtà. La posa e l'espressione scelta, infatti, sono alquanto infelici e tristi.  

sui Fratelli d'Italia stendiamo un velo perchè, a parte l'esclusione delle sorelle che pure sono la maggioranza del corpo elettorale, siamo allo stesso trucchetto bastardo della primissima Forza Italia. E' come scegliere Viva la Mamma o abbasso la miseria. Non si capisce su cosa ci dovremmo sentire uniti o, meglio ancora, cosa ci divida da questi signori a corto di fantasia e con poche idee, in compenso confuse. 

Grande rumore, nel pollaio litigioso e spesso meschino che è Bari, ha suscitato la scelta di un'agenzia che ha fatto della sua appartenenza alla sinistra emilianea e vendoliana (quindi un tipo particolarissimo di sinistra), la mai apertamente sbandierata fede (noi non lavoreremmo mai per il pdl e per la lega, ma per gli altri perchè mai non dovremmo? come da ripetute e a volte non richieste excusationes dei responsabili) politico-comunicazionale.  Il logo di Mario Monti e della sua Lista Civica è stato creato da Proforma, una cosa molto così e a detta di esperti veri e certamente non invidiosi del settore, una mezza schifezza.

 I "concorrenti" baresi di detta agenzia si sono ben guardati dal commentare, un po' (poco a dire il vero) per deontologia e un po' perchè non scattasse appunto la trappola dell'accusa di invidia. Proforma non ha lavorato gratis, sia chiaro, anche se non ci è stato modo di sapere (in questi casi la riservatezza diventa importante in altri si sbandiera che si è lavorato gratis, salvo poi raccogliere eventuali e più redditizie ricadute) il quantum. 

Ma in rete e a livello nazionale è stato possibile raccogliere pareri, quasi tutti sfavorevoli e perplessi perchè, visto il calibro del committente, ci si aspettava forse qualcosa di più e di meglio da parte dei "creativi" dal cui seno ogni tanto pontificano improbabili "spin doctor" spesso accusati dai poveri di spirito d'essere alla base del declino vendoliano (ma Nichi è stato bravissimo da solo a disperdere tutto il carisma di cui era forte).

La realtà merita forse un'analisi meno asfittica e provinciale. Qui (in Italia, di cui Bari è solo una piccola periferia irrilevante) la politica fa schifo di suo, per cui la comunicazione non può che seguire lo stesso trend. Non vogliamo scomodare i giganti del pensiero, ma dopotutto siamo in Occidente. Il lato in cui il sole cade, per aprire la notte.  

Scritto da Fortunata Dell'Orzo
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