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Bando del Mibac? Una presa in giro, o quasi, per i nostri ragazzi

 

Quando si legge di un nuovo bando emesso e concepito per dare lavoro ai nostri giovani, soprattutto a quelli più preparati e formati, ci sembra sempre una cosa buona. A leggere bene, però, ci viene qualche sospetto che il suddetto sia stato emanato più per spendere fondi a disposizione che per creare vere e proprie opportunità. Criteri che lasciano perplessità, tempi burocratici devastanti e, soprattutto, il regalino di un lavoro per un anno che prevede 30 ore di lavoro a settimana a 416 euro al mese.

Se qualcuno chiama questo uno "stipendio" noi preferiamo chiamarlo "insulto".

Di questo tenore la lettere che ci è stata recapitata in redazione da una dottoressa e ricercatrice dell'Ateneo barese, che ci ha chiesto di restare anonima perchè la stessa, nonostante tutto, a quel bando comunque intende partecipare. Perchè quando non si ha un lavoro e si hanno poche speranze, anche quello che è poco più di una elemosina la si cerca comunque di afferrare.

Ci lasciamo con una domanda: è questo il modo per spingere le nostre menti migliori ad investire su se stessi in Italia?

Roberto Mastrangelo

Un’opportunità per 500 giovani di formarsi tra le braccia del Ministero dei Beni Culturali come inventariazione e digitalizzazione del patrimonio culturale italiano, alla modica cifra di 416 euro al mese. Rendiamo grazie al Ministro per la magnifica opportunità concessaci!

Quasi quasi, pur di lavorare nelle branche del Mibac avrei anche pagato io per formarmi, e invece, meraviglia delle meraviglie, qui mi pagano anche!

Ma ci sarà un barbatrucco, un gap all’interno del bando, un qualcosa che mi faccia dire: “troppo bello per essere vero!”. In effetti sì. I requisiti minimi per accedere al bando, signori miei, sono quelli di avere una votazione minima di 110 su 110 (quando sappiamo che il massimo è 110 e lode), un certificato internazionale delle competenze linguistiche di livello B2 come previsto dal “Quadro Comune di Riferimento per le Lingue” e un’età limite di 35 anni.

Ora, ammesso e non concesso che siamo diventati tutti dei geni e che tutti abbiamo conseguito la laurea nei settori disposti con la votazione “minima” richiesta, c’è da capire come affrontare l’enorme problema del certificato di lingua inglese. Molti di noi conoscono le lingue straniere abbastanza discretamente, ma magari non hanno potuto, per ragioni economiche, prendere la certificazione (First, TOEFL, TOEIC, IELTS) che si sa, è costosissima e ci vuole molto tempo a disposizione per studiare e prepararsi agli esami preliminari; molti invece, vuoi per necessità, vuoi per gusti o per un percorso diverso, si ritrovano con i medesimi certificati, in altre lingue, forse meno diffuse o necessarie, ma altrettanto importanti, come il francese e il tedesco, ma che non servono ai fini pratici del bando. Per una “inventariazione e digitalizzazione” mi sarei aspettatta più una certificazione di patente europea, che evidentemente, per saper usare il computer, non serve, ma forse, per decifrare i messaggi di errore di Windows, che spesso compaiono in inglese, mi serve il B2 per tradurli.

Per la fascia massima richiesta, stendiamo un velo pietoso. C’è qualche povero disgraziato in Italia, che ha studiato come doveva, nei tempi giusti, con le votazioni giuste, magari facendo anche un dottorato di ricerca, ma che purtroppo, sempre per questo benedetto problema del post laurea, si ritrova senza possibilità concrete e certezze lavorative nulle. E allora prova questo bando. Ma ha superato i 35 anni. E che ci può fare se la sua età è oltre la “data di scadenza”?

Insomma, il Ministero ci richiede competenze da veri professionisti con impegno su fascia oraria di 30-35 ore settimanali che non permetterebbe quasi a nessuno di poter integrare le attività “formative” con altri tipi di lavoro, oltre allo stipendio addirittura inferiore a quello dei Volontari del Servizio Civile (433 euro e 86 centesimi), ma che garantisce una copertura sicuramente maggiore dei 500 posti totali messi a disposizione dal MIBAC.

Ebbene, dopo numerosissime proteste su tutti i fronti (social, mail e articoli vari) rivolte al Ministro più amato di tutti i tempi, il più high-tech, quello che ha speso due parole in più per il destino di questi poveri studenti senza futuro, qualche giorno prima dell’apertura del form di candidatura per chi (beato lui) fosse in possesso di tali requisiti, nella pagina del bando ritroviamo dei righi rossi con la dicitura “N.B.: l'allegato 1 è stato rettificato con il DD del 9/12/2013” ma il maledetto scoglio del voto minimo e il B2 non sono stati minimamente toccati, bensì, oltre il danno, pure la beffa, sono stati anche diminuiti i posti destinati alla Puglia (da 50 a 36).

Queste sono le condizioni a cui ci dobbiamo attenere? Ma anche no, grazie. Con questo gesto, ancora una volta, il Ministero tutto legalizza lo sfruttamento delle giovani menti italiane, che, forse perché si pecca di ingenuità, spesso si dimentica che hanno studiato, hanno partecipato a degli stages (tutti sotto forma di mero volontariato, ma anch’essi formativi) e che, con questo precedente esempio di istituzione della formazione culturale, giustifica tutti quegli enti che, per mancanza di fondi, non possono che promettere le stesse misere cifre.

Se queste sono le condizioni a cui ci volete sottoporre, non lamentatevi più della fuga di cervelli che tanto state demonizzando e aiutateci a preparare le valigie.

Una ricercatrice
Scritto da Roberto Mastrangelo
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