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Cittadino immigrato trattenuto nel C.I.E. di Bari – Palese: La rinascita

Collins Igbinoba e Salvatore Bandinu si sono conosciuti nel carcere di Isili e il primo ha scelto l’autore sardo per raccontare la sua vita. Poi è finito nel Cie di Bari e ora il suo amico italiano lancia un appello: liberatelo non  è un delinquente.

La richiesta di aiuto è giunta all’avvocato Loredana Liso, del foro di Bari, che da numerosi anni si occupa della difesa di cittadini extracomunitari e che anche oggi 04 settembre 2013 è riuscita a far uscire dal Cie il suo assistito dopo aver ottenuto un provvedimento di accoglimento.

Il Sig. Collins Igbinoba, dopo aver celebrato l’udienza di proroga innanzi al Tribunale di Bari,è stato dimesso dal CIE con l’invito a presentarsi presso la Commissione Territoriale per il Riconoscimento della protezione Internazionale  di Bari.

Nei prossimi giorni il Sig. Collins Igbinoba avrà finalmente la possibilità di raccontare la sua storia innanzi alla Commissione e attendere successivamente, così come tutti quelli che lo hanno conosciuto si augurano, una qualche forma di protezione e dunque un permesso di soggiorno.

Non è la prima volta che nel CIE di Bari vengono dimessi stranieri che, dopo aver scontato numerosi anni di carcere, chiedono protezione internazionale e vengono dimessi con un permesso di soggiorno.

La Commissione territoriale di Bari, infatti, valuta in modo attento la storia dei ragazzi che sono trattenuti presso il CIE e nella maggior parte dei casi  tiene conto del loro lungo soggiorno sul territorio italiano, del loro inserimento nel contesto sociale e soprattutto della loro situazione familiare o medica.

Negli ultimi mesi moltissimi sono stati i casi di stranieri trattenuti nel CIE che risultavano essere genitori di figli nati in Italia e che durante la loro carcerazione non sono riusciti a rinnovare il permesso  di soggiorno.

In Italia da anni e soprattutto negli ultimi mesi si parla della chiusura dei CIE ovvero dei centri di identificazione ed espulsione ma non si riesce ancora a trovare una valida alternativa.

Difendere un cittadino extracomunitario risulta difficile e richiede, oltre a competenze specifiche, anche una grande passione.

L’Avv. Loredana Liso, da molti definita “l’avvocato degli stranieri”, ci racconta che “un avvocato che difende cittadini extracomunitari è un avvocato che quotidianamente deve difendere dei clienti “irregolari”, seguendo una normativa molto complessa e farraginosa, di non facile comprensione e attuazione.

I suoi assistiti sono persone che hanno un vissuto particolare e che quando incontra per la prima volta, all’interno di un CIE ,dopo che sono stati attinti da decreti di espulsione  le chiedono : “ma che ho fatto?” …” Non ho fatto nulla e allora perché sono qui?”.

Sono “cittadini stranieri” irregolari, perché privi di documenti perché sono rintracciati anche dopo molti anni, privi di autorizzazioni per soggiornare sul territorio italiano, o perché non hanno mai chiesto il permesso di soggiorno per la non conoscenza delle nostre norme o per difficoltà burocratiche, oppure non hanno potuto rinnovare il permesso che possedevano perché, negli anni, hanno perso i requisiti o non hanno rinnovato il permesso perché detenuti nelle patrie galere.

Per la prima volta, oggi, lo stesso avvocato Liso ha difeso un georgiano che era riuscito a presentare domanda di protezione internazionale durante la sua carcerazione. Questo, perché, nelle carceri difficilmente è garantita al cittadino extracomunitario la possibilità di rinnovare il permesso o addirittura di chiedere protezione internazionale.

Il giovane georgiano appena giunto in Italia veniva arrestato e durante la carcerazione chiedeva la protezione internazionale. Al momento della sua scarcerazione, avvenuta a Mantova il 20.08.2013, veniva invitato a presentarsi presso la Commissione territoriale di Milano. Il ragazzo giungeva in una città sconosciuta (come succede spesso anche agli italiani) e pertanto non riusciva a comparire in tempo innanzi alla commissione. Rintracciato dopo alcuni giorni ad Avezzano, la Questura dell’Aquila disponeva un trattenimento al fine dell’espletamento della procedura di asilo senza però accertarsi  che il ragazzo non era mai stato attinto da un decreto di espulsione e che pertanto non poteva essere trattenuto in un CIE. Anche per lui la Questura di Bari, sempre attenta nel verificare  le posizioni dei trattenuti,  ha effettuato gli opportuni controlli  ed a seguito dei quali il Giudice di pace di Bari non ha convalidato il trattenimento.

Anche per questo il ragazzo è stato  dimesso dal CIE in attesa di essere ascoltato dalla commissione

La normativa sull’immigrazione rende difficile il compito dell’avvocato che, in pochissime ore e a volte minuti, deve organizzare la difesa dello straniero avendo a sua disposizione una serie di leggi che presentano vuoti e dubbi, ricca di  parole come “caso per caso” “ogni ragionevole sforzo”, “il questore può”, per citarne alcune presenti nella nuova legge n.129/2011, che non dicono nulla di preciso ma che lasciano largo spazio a interpretazione e prassi applicative contrastanti e che indicano termini di scadenze senza però dire se tali termini sono ordinatori o perentori o se si tratti di direttive interministeriali.

Le leggi in materia di immigrazione, oltre ad essere comunque in continua evoluzione, sono influenzate anche dagli avvenimenti politici interni e internazionali.

I respinti e gli espulsi, attinti da provvedimenti di trattenimento emessi del Questore ai sensi dell’art.14 comma 1 e 1 bis del Dlgs. 286/1998 modificato dalla legge di attuazione n.89/2011, vengono  portati nei CIE dove si procede all’esecuzione coattiva dell’espulsione e del respingimento.

Il Questore che dispone il trattenimento comunica immediatamente e, comunque, entro quarantotto ore dalla sua adozione, al Giudice di Pace, territorialmente competente, il provvedimento con il quale viene disposto l'accompagnamento alla frontiera. L'esecuzione del provvedimento del questore di allontanamento dal territorio nazionale viene sospesa fino alla decisione sulla convalida.

L'udienza per la convalida si svolge all’interno dello stesso CIE ed il giudice provvede alla convalida, con decreto motivato, entro le quarantotto ore successive dopo aver verificato l'osservanza dei termini, la sussistenza dei requisiti previsti e sentito l'interessato, se comparso.

In sede di udienza di convalida, il giudice di pace di Bari ascolta attentamente  l’interessato . Gli vengono fatte delle domande del tipo: se é celibe o sposato, da quanto tempo è giunto in Italia, perché è giunto in Italia, se ha compreso il provvedimento da cui è stato attinto spesso scritto in lingue a lui sconosciute.

Durante la convalida emergono anche i motivi per i quali lo straniero è entrato nel territorio Italiano ed eventualmente in quella sede egli può esprimere la volontà di voler richiedere la Protezione internazionale. Volontà non di poco conto, perché, una volta espressa la volontà e manifestato tale volontà in una richiesta scritta, la Questura deve attivare una procedura particolare relativa alla richiesta di protezione e interrompere qualsiasi attività di identificazione.

La Questura di Bari attiva la procedura in tempi rapidissimi.  I richiedenti asilo vengono fotosegnalati e inseriti i dati in VESTANET anche in pochissime ore.

Dunque, grazie a questa intervista in sede di convalida e proroga, si garantisce un’ accurata analisi delle ragioni di merito e delle difese opposte dagli immigrati ed è possibile riscontrare le eventuali irregolarità dei provvedimenti che, se presenti, determinano la “non convalida” e la rimessione in libertà dello straniero.

Dunque, solo ponendo l’attenzione su ogni parola e singolo elemento del provvedimento si riesce a garantire la miglior difesa  dello straniero. Spesso nelle aule di udienza o nei CIE dove vengono svolte le udienze di convalida e proroga del trattenimento, interpretare in un modo o nell’altro le norme di cui è dubbia la compatibilità con i principi e le garanzie previste dall’ordinamento generale e costituzionale è difficile e carica i difensori che svolgono con grande passione il loro lavoro  di grandi responsabilità, non solo deontologiche, ma soprattutto morali.

Oltre ad essere assistiti da avvocati preparati e giudicati da giudici molto attenti al singolo caso, nel CIE di Bari, i trattenuti sono monitorati da un equipe preparata e attenta a tutte le loro esigenze.

Gli Assistente sociali, gli informatori legali, gli psicologi, i mediatori culturali, gli operatori e medici competenti tutti garantiscono un trattamento, che a dire anche degli ospiti  trasferiti da altri centri,  risulta essere ottimo ed efficiente.

Sono un convinto assertore della necessità di mantenere in vita i C.I.E., purchè sino ripensati in chiave umanistica, in modo da riconoscere la dignità della persona e funzionale, in modo da favorire l’apprendimento di un mestiere che probabilmente tornerà utile al soggetto una volta rimpatriato. A mio avviso non sarebbe assurdo neppure immaginare di lavorare, durante la permanenza nel centro, nel senso di una possibile integrazione nel tessuto sociale italiano, mentre lo straniero è ospite del centro, considerata la lunga permanenza all’interno dello stesso. Come? Anche organizzando corsi di lingua italiana, corsi di formazione professionale per l’apprendimento di quei mestieri che vanno scomparendo.

In questa prospettiva sento di chiamare in causa le forze politiche, le Autorità preposte, gli Enti locali, le organizzazioni  imprenditoriali, come la  C.I.A.- Confederazione Italiana Agricoltori, la Coldiretti, la C.N.A.- Confederazione Nazionale Artigiani, la Cassa Edile, la Camere di Commercio con l’ IFOC….

Per una volta, almeno, sarebbe opportuno mettere da parte interessi sommersi, per rendere produttivi e costruttivi tutti i periodi che gli stranieri volenti o nolenti devono trascorrere nel nostro Paese, per scelta o per costrizione. Sono essere umani, pensanti, con una propria dignità e con proprie capacità!

Dobbiamo solo imparare a comunicare, parlando la stessa lingua e lavorando insieme!

di Antonio Peragine
(articolo pubblicato su www.corrieredipugliaelucania.it)
Scritto da Redazione
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