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Il voto in Albania: la rinascita dell'aquila

 

Un morto, un ferito, un ministro che posta sui social network una foto della propria scheda mentre vota,  dubbi sulla legalità delle votazioni: non ci facciamo mancare nulla in Albania per questa giornata di elezioni mentre gli occhi dell’ Europa sono puntati sul nuovo Parlamento che si insedierà’ a breve.
Un bilancio straziante per chi guarda il proprio Paese dare un pessimo spettacolo di se tra sparatorie alla far-west e colpi bassi tra i due maggiori contendenti di una politica corrotta in un paese che ha scoperto di avere pozzi di petrolio, grandi possibilità nel settore dell’energia idroelettrica e molti soldi in ballo.
Sali Berisha, leader del Partito Democratico, primo ministro uscente, protagonista della scena politica albanese dagli anni 90’ quando durante le rivolte scese in piazza con gli studenti per porre fine a più di 50 anni di dittatura  e Edi Rama, leader del Partito Socialista, sindaco di Tirana dal 2000 fino al 2011, quando vinse le elezioni per 10 voti. Sono  loro e continuano ad essere loro i protagonisti indiscussi delle ultime due elezioni in Albania e questo forse dovrebbe far pensare.
Evidentemente a nulla è valso l ‘appello che il presidente della Repubblica Bujar Nishani ha rivolto ai cittadini affinché esercitassero il diritto di voto rispettando l’ordine e le necessarie procedure elettorali. Nishani ha dichiarato  “l’astensione è imperdonabile e non si giustifica” ed ha ricordato ai concittadini il valore della unità nazionale al di sopra delle differenze politiche, sottolineando il valore di queste elezioni per le relazioni dell’Albania con la comunità internazionale.
Comunita’ internazionale che guarda un po’ esterrefatta, ora, un Paese cosi vicino ma cosi incontrollabile. Un Paese dove i commissari di voto dell’opposizione in cinque seggi sono andati via denunciando di essere stati minacciati con armi da fuoco da persone con i passamontagna entrate nel seggio.
Scene incredibili a soli 70km da Tirana; a poco è servita la mobilitazione di circa 6200 uomini delle forze dell’ordine impegnati nei centri di voto mentre elicotteri delle forze armate  sorvolavano i seggi per permettere di intervenire rapidamente in caso di problemi.
Questo voto, cruciale nel cammino verso l integrazione europea dopo continue crisi interne, ci presenta un’Albania ancora troppo instabile e violenta per poter badare a se stessa o addirittura essere in grado di far parte dell’Unione Europea. Nel 2009 aveva fatto bene i compiti, il Paese delle Aquile, entrando come membro effettivo nella Nato. Ma ora, dopo questa giornata, rimane un po’ di amaro in bocca. I risultati sono ancora incerti, Berisha e Rama hanno idee diverse sull’ Albania; la speraza è che almeno che condividano un obiettivo: fare di questo piccolo Paese un posto vivibile, per tutti coloro che credono nella rinascita delle aquile.

Scritto da Eliona Cela
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