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La favoletta dell'Ucraina

Questo sabato la telefonata con Mariano Leone, economista ed esperto di economia internazionale, non poteva che essere dedicata all’Ucraina e, di conseguenza, alla Crimea, appena tornata in seno alla grande Madre Russia.

 D. Mariano,  cosa è successo e succede in Ucraina?  

R. Ovviamente non lo so. Ma non è quello che ci raccontano le nostre televisioni e quegli stipendiati dei nostri giornalisti, chiamati chissà perchè corrispondenti. Il loro livello di informazione è meno di zero.Quello che  mi irrita è il sussiego con il quale declamano le loro banalità (dispacci d’agenzia che  potrebbero consultare  da casa senza andare in Ucraina) ma che loro chiamano notizie. Questo riguarda tutta la nostra informazione, in particolare quella sull’estero. Del resto perché i giornalisti dovrebbero essere più informati dei nostri rappresentanti politici ?

D. Qual è la versione di questi giornalisti?

R. Come  nelle favole, c’era  una volta un popolo buono che voleva andare con l’Europa, ma un presidente cattivo con un nome cattivo, Yanukovich, non voleva. Allora il  popolo ha dato l’assalto alle istituzioni del governo ed ha mandato via  il presidente cattivo,  anche se regolarmente eletto.

Ma  il lupo cattivo delle favole è intervenuto, sotto le sembianze di Putin  che in effetti ha l’aspetto di un lupo. E’ andato in Crimea, che apparteneva all’Ucraina dal 1954 pur essendo sostanzialmente russofona, ed ha costretto i Crimeani  con un referendum  a decidere quasi all’unanimità di rifiutare il nuovo governo buono dell’Ucraina ed a chiedere l’annessione alla Russia cattiva. 

D. Sintesi perfetta.

R. Si! Piace anche a me. Non può mancare  nella favola la fatina  buona con le treccine bionde che il re , pardon,  il presidente cattivo aveva messo in prigione. La fatina  si chiama Timoscenko  ed aveva la fronte incorniciata dalle treccine bionde. Le treccine  per indicare al mondo che lei è ucraina come una vera massaia ucraina. Una massaia ucraina che è sempre vissuta negli USA e per qualcuno è un agente della CIA. Con le sue treccine ucraine grazie al suo ruolo politico, tessendo al telaio giorno e notte ha potuto risparmiare  200 milioni  di dollari  (rapporto della società londinese Graham su incarico dell’ex presidente Yanukovic). Questi soldini derivavano dalla  sua società (Uesu),  un colosso energetico che si occupava appunto di energia. Anche il  suo amico e socio in affari Pavlo Lazarenko (ex premier ucraino), con il quale ha diviso solo in un anno 4 miliardi di  dollari di utili  su un fatturato di 10 miliardi,  è stato vittima di una  congiura come la nostra fatina. Prima è stato arrestato in Svizzera, da dove su cauzione  è andato via . Per poi essere arrestato in USA con l’accusa di riciclaggio e reati vari. Gli Usa consentono le porcate peggiori  a tutti i loro alleati ma non sul suolo americano.

D. Non mi dirai che Yanukovic sia un santo?

R. Per carità, è come  gli altri. Anche lui come gli altri presidenti. A  che serve in Ucraina essere presidente se non ti puoi arricchire con il gas? Nel caso del presidente deposto non ha preso tutto per sé, lo ha diviso con il figlio Oleksandr. Come ci sono familiari questi comportamenti! A parte il gas,  non sembra un paese molto  lontano dal nostro. Anche loro fanno affari grazie al loro ruolo politico, con i figli  e nipoti che si arricchiscono. 

D. Ma ho letto che Yanukovich avrebbe preferito  Bruxelles a Mosca. Come mai il cambiamento di fronte?

R. E’ vero. Avrebbe preferito firmare l’accordo di associazione con l’Europa . Ma l’Ucraina, grazie  ai politici come lui, era ed è alle pezze. Vista la qualità della classe dirigente, il Fondo MonetarioInternazionalenon avrebbe dato neppure un euro  prima di sapere chi avrebbe gestito il prestito…Del resto, conosciamo la qualità degli interventi del Fondo Monetario Internazionale dal Cile di  Pinochet  ai generali in Argentina. Ma non era  una particolare sensibilità di Yanukovich verso l’autonomia democratica a fargli preferire  Putin. Putin gli offriva 15 miliardi di dollari  sull’unghia con  un’unica condizione:  tenersi lontano dall’Europa.

D. Tutto nasce da questo?

R. Credo che tutto nasca da questo. Il resto è teatro e propaganda .

D. La crisi dell’Ucraina deriva da questi  ultimi accadimenti?

R.La recessione più violenta risale a 18- 20 mesi fa con il deprezzamento della Hrivna , la moneta  ucraina. All’Ucraina servirebbero 15 Miliardi di dollari  per quest’anno e almeno 20 per l’anno prossimo per evitare il default. Peggiore di quello greco. In cassa lo stato avrebbe riserve per 17 miliardi dollari. Ha pagato 2,6 miliardi di dollari nel mese scorso per il pagamento dei titoli di stato in scadenza e per il pagamento di una rata di prestito del FMI per un prestito del 2008 .

D. Quindi il fondo Monetario Internazionaleè già intervenuto?

R. E’ già intervenuto ma non ha voglia  di intervenire se non a condizioni pesantissime. Intanto la Russia  come minimo toglierà lo sconto sul gas (30%) che fino ad oggi ha permesso  agli ucraini di riscaldarsi. Chiederà gli arretrati (3 miliardi). E sempre come minimo potrà applicare qualche dazio, tanto per gradire. 

D. Cosa faranno Obama e l’Europa?

R. L’Europa minaccerà ritorsioni economiche, senza dire quali, contro la Russia.Perché se  prova ad indicare esattamente le sanzioni, alla Russia potrebbe venire da ridere. Le sanzioni economiche si possono applicare solo a nazioni  che rimangono isolate  dal contesto internazionale. Come l’Iraq o l’Iran, l’Afganistan. Non a paesi come la Russia. Le sanzioni si applicano a chi non è in grado di replicare con  altrettante sanzioni. Le  applicano i paesi potenti  contro i paesi morti di fame...  

Il premio Nobel perla pace Obama  continuerà a dire che il referendum è illegittimo: per essere legittimi  i referendum debbono essere fatti dopo un po’ di bombardamenti come nel Kossovo.  Tutti diranno che un  golpe avverso un presidente eletto democraticamente è cosa buona e giusta. Come lo è stato in Cile quando è stato spodestato Allende eletto democraticamente.  Tutti dimenticheranno  cosa è stata fatto della ex Jugoslavia, per esempio. Qualcuno  forse ricorderà ad Obama che il copione è sempre lo stesso. E’ valso per il Texas, per la California, per il New Messico, come senz’altro ricordano  gli appassionati di storia degli Stati Uniti. Per la cronaca  recente,  può essere utile ricordare la Libia, l’Afganistan , l’Irak ed il pericolo corso con la Siria. Tutto è concesso quando si tratta di esportare la democrazia. 

D. Si tratta di un strategia militare?

R. Qualsiasi  cartina aggiornata mostra le installazioni della Nato che circondano l’Ucraina ed il pericolo che corre l’Europa in caso di conflitto. Se dovessimo parlare di assedio militare basterebbe guardare una cartina degli insediamenti Nato e quella delle basi russe per stabilire chi assedia chi. Gli USA  sono tranquilli , tutto va bene purché si svolga lontano  dal loro sedere. L’Europa dovrebbe invece curare meglio le insidie al proprio sedere e spero che lo faccia. Dovrebbe preoccuparsi di modificare le alleanze e di pensare ai propri  interessi. Forse cominciare a pensare che appiattirsi alla politica estera statunitense non sia la cosa più conveniente..

D. E l’Italia ?

R. L’Italia  continuerà a fare il lacchè. Andrà a spedire quelli che nella retorica vengono definiti i nostri ragazzi in posti come l’Afganistan o a bombardare la Libia senza sapere perché.

D. Ma da dove deriva questa sudditanza  dell’Italia che tu lamenti?

R. Non dipende dalla forza militare. Serve la qualità dei nostri rappresentanti. Ai tempi di Craxi  e di Andreotti avevamo un ruolo nel Medio Oriente. Ora possiamo mandare a trattare i nostri rapporti con l’Europa per esempio, un nome a caso uno  dei nostri  politici più rappresentativi, il leghista Salvini, leghista della prima ora e forse anche dell’ultima e definitiva  ora . Lui sa come muoversi a livello internazionale, lo abbiamo apprezzato  nelle sue strategie su come entrare ed uscire dall’Euro. La fanno  tanto difficile, invece  da come la racconta lui è come entrare o uscire dal bar. Mi sembra il personaggio politico più  adatto a rivedere la politica estera dell’Italia ma anche dell’Europa.

Scritto da Fortunata Dell'Orzo
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