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Quando Andreotti, Fanfani e Togliatti salvarono la Puglia dalle atomiche russe

La consueta chiacchierata del sabato con Mariano Leone, economista ed esperto di economia internazionale, oggi tocca i rapporti che il nostro paese intrattiene con il resto del mondo. Un episodio cruciale e sconosciuto, ci riporta a un momento davvero difficile della nostra storia.

D. Come giudichi, a parte  l’Ucraina di cui abbiamo già detto,  la politica estera dell’Italia? Che tipo di interessi esprimiamo? 

 R. Se dovessi  trovare un aggettivo  per definire la politica estera dell’Italia credo che userei cialtrona. Perché cialtroni sono i nostri rappresentanti politici. Se il livello di informazione  giornalistica è scadente, ancora più scadente è la preparazione della nostra classe politica. Sono così cialtroni che esprimono giudizi e prendono provvedimenti su nazioni che non saprebbero neppure indicare sulla carta geografica. 

D. Forse dipende dalla carenza di forza militare?

R: No! Ti posso assicurare che è solo inconsistenza culturale e politica. Ti riassumo brevemente, come esempio, un episodio non molto conosciuto che riguarda la Puglia. Siamo durante i giorni drammatici della crisi di Cuba del 1962. Quando le navi statunitensi si interposero alle navi russe che  trasportavano i materiali per l’installazione di missili a Cuba, ci fu un vero drammatico rischio di guerra mondiale. Gli americani non avrebbero permesso l’installazione di missili russi nel giardino di casa loro. Nei giardini degli altri va benissimo, ma sotto la loro casa no!

Ci fu una trattativa fra Kennedy e Kruscev che si risolse con la rinuncia russa a installare le basi missilistiche e come contropartita diplomatica  (per la pubblica opinione  di ciascun paese)   il ridimensionamento della basi americane in Turchia e la rinuncia  definitiva ad invadere Cuba. In questa trattativa, si inserì l’Italia. Noi avevamo le basi  missilistiche americane in Puglia e in Sicilia  (missili Jupiter).

Per il livello di allerta in un’ipotesi di guerra, sarebbero stati il primo bersaglio della reazione o attacco russo. Ci sono studi anche sulla quantità di morti in Puglia. Milioni di pugliesi e siciliani sarebbero morti nei primi 20 minuti di guerra.

I personaggi politici dell’epoca erano: PalmiroTogliatti,  Amintore Fanfani  e Giulio Andreotti. Questi signori,  in totale riservatezza, ebbero l’intuito di inserirsi nella querelle, trattando con la Russia e l’America e ottennero il ridimensionamento netto del ruolo strategico della basi americane in Puglia e Sicilia.

 D. Hai ragione, non è che all’epoca il ruolo militare dell’Italia fosse maggiore di adesso.

R: Non per essere nostalgico, ma pensare che, a proposito della politica energetica,  al posto del nulla di adesso abbiamo avuto Enrico Mattei , mi deprime parecchio e l’Italia di Mattei non era certo militarmente ed economicamente migliore di quella di oggi. Ti racconto un altro episodio emblematico più recente e che mi serve ad introdurre il tuo tema, su quanto costa agli interessi dell’Italia questa inconsistente politica estera.  

Quando ci fu la crisi della Siria, mi trovavo a Damasco. Erano ancora le prime  reazioni internazionali  ostili alla Siria.  Poi abbiamo avuto modo di conoscere la reale consistenza e composizione della  “ rivolta” . Si trattava allora, della sospensione dei rapporti diplomatici con il ritiro delle ambasciate .

Ci fu il ritiro dell’Ambasciata americana  ed anche l’Italia decise di imitarla. Così a cavolo. Ti posso assicurare che l’allora Ministro degli esteri  non ha fatto precedere la sua decisione neppure da una semplice telefonata all’ambasciatore italiano a Damasco. Almeno per conoscere il  ruolo economico dell’Italia conla Siria.  Conoscere che interessi  e rapporti  poteva alterare una decisione così improvvisa e strategicamente velleitaria. Per gli altri paesi  il ritiro delle ambasciate  aveva  solo una valenza simbolica  e diplomatica  ma  per l’Italia  aveva una  importanza  economica stupidamente trascurata..

 D.  Quanto ci  è costato e quanto ci costa questa politica estera che hai definito insipiente?

R.  Con la Siria abbiamo raggiunto il top dell’autolesionismo. Eravamo il principale partner  commerciale europeo ed il terzo partner mondiale ( dopo Cina e Arabia Saudita). Avremmo avuto, inoltre un ruolo di protagonista nell’estrazione del petrolio e della materie prime. Quanto ci abbiamo rimesso?  A parte le potenzialità dell’accordo del 2002,  tutte ancora da sfruttare  e non quantificabili , ci abbiamo rimesso 1,16 miliardi  di Euro.  In cambio di che?  Provate a chiederlo ai nostri politici.

D. E con gli altri paesi?

R. Con la Libia  abbiamo avuto il 77% di contrazione delle esportazioni. In cambio abbiamo reso felici i libici regalandogli un governo fasullo e tanta ma tanta democrazia . Prima sapevamo  chi comandava ora e, non si ancora per quanto tempo,  non sappiamo chi comanda in Libia . Ma sappiano benissimo a chi sono andate le risorse finanziarie del paese. Ancora sotto i bombardamenti,  a Tripoli, i rappresentanti del potere finanziario (i nostri amici del Bilderberg e della Trilateral) si spartivano le risorse finanziarie che l’informazione nostrana attribuiva a Gheddafi ma che invece appartenevano allo stato libico. Il tentativo di Gheddafi di introdurre il Dinaro d’oro nel mercato mondiale deve aver causato l’improvvisa scoperta,  dopo più di 20 anni di rapporti  diplomatici e commerciali, che Gheddafi era un dittatore. Fino ad  allora non se ne era accorto nessuno. Veniva ricevuto  in pompa magna dai capi di stato di tutti i paesi europei, r c’è stato anche chi gli ha baciato la mano.

Il progetto di una nuova moneta garantita dall’oro, come ai tempi del Gold Standard,  che vedeva la maggior parte dei paesi africani aderire (escluso l’Egitto e qualche altro paese che non ricordo), aveva risvegliato la sensibilità della Francia ai valori della democrazia. La nuova moneta  di dimensione quantitativa limitata sarebbe stata garantita dall’oro degli stati africani. Comparata alla carta chiamata dollaro avrebbe causato nei tempi medi dei problemi di credibilità monetaria. Questo deve aver risvegliato la sensibilità europea e americana alla democrazia. A parte questa digressione, tornando al ruolo dell’Italia il danno commerciale per  noi  è stato considerevole .

Ci siamo resi complici dei  bombardamenti assieme alla Francia che non aveva i nostri stessi interessi ma interessi concorrenziali all’Italia. Il danno è stato quantificato in 2 miliardi di Euro (fonte: Camera di Commercio Italo- Libica). Più gli spiccioli di 1 miliardo di spese militari.

Con l’Iran, ovviamente,  l’interscambio  è crollato a 3,5 miliardi di Euro ( - 20% di solo export). Stiamo parlando di una popolazione di  circa  80 milioni di abitanti. Quando si prendono posizioni politiche al traino della Nato e degli interessi americani ci poniamo  il problema a chi dovremmo vendere  in futuro i nostri prodotti? Con i paesi del Nord  Africa abbiamo avuto un crollo del  20 % delle esportazioni . 

D. Ma esistono altre  aree geografiche, altri paesi, anche con quelli stiamo sbagliando?

R. Dovremmo smetterla di metterci a seguire i progetti imperialistici  della Nato  e di Obama ovvero i progetti della Germania per l’approvvigionamento energetico. .. Abbiamo bruciato il nostro ruolo commerciale mediterraneo  in cambio di niente.  La  politica economica  con l’estero dell’Italia  ha una direttiva geografica alternativa agli interessi degli USA e della Germania .

I nostri interessi energetici non collimano con la strategia Nato e degli USA. Dopo aver bruciato il nostro ruolo economico nel Mediterraneo stiamo  compromettendo quello con la Russia con la quale abbiamo un interscambio  commerciale di  28 Miliardi di Euro.

Ma non avendo una politica energetica  non ci poniamo neppure il problema con chi dovremo trattare gli acquisti di gas e petrolio. Non ci poniamo neppure il problema a chi dovremmo vendere i nostri prodotti  e la nostra capacità residua di costruire macchine industriali e infrastrutture . .

Esiste una popolazione giovane nel nord Africa, nell’Iran, in Russia, nel Medioriente che dovrebbe essere il nostro mercato, ma i nostri politici forse pensano che l’avvenire commerciale dell’Italia sia  nell’appiattirsi alla politica  della Germania o e degli USA. O forse non si pongono proprio il problema.   

Scritto da Fortunata Dell'Orzo
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