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Focus sulle armi negli Usa - chi vuole limitarle?

Comprare una pistola negli Stati Uniti è più semplice di comprare una birra o una bottiglia di vino. Si entra in armeria, si danno i propri dati, si compila un modulo... una veloce verifica ed il gioco è fatto. E se poi si ha qualche problema... beh... ci si porta accanto la vecchia zia!

Dove non arrivano le lobby possono arrivare il cinema ed i videogiochi? Negli Stati Uniti si discute su come fare per diminuire la cultura della violenza e la presenza massiccia e diffusa di armi da fuoco nelle case dei cittadini. Gli ultimi episodi di violenza sono soltanto gli ultimi di una lunga scia di sangue che si muove a metà tra la libertà di autodifesa sancita dalla costituzione americana (e mai messa in discussione da nessuno, nemmeno dai più accesi sostenitori del bando delle armi) e la necessità di garantire livelli minimi di sicurezza generali.

Una battaglia che viene fatta in punta di piedi, sempre attenti a non tradire le aspettative e le aspirazioni dei grandi produttori di armi made in Usa, che poi sono sempre tra i maggiori finanziatori di tutte le campagne elettorali, sia dei Repubblicani che dei Democratici.

C'è chi, nella lobby delle armi, è arrivato perfino a prospettare (il direttore di "Gun owners of America") l'armamento di tutti gli insegnanti di ogni ordine e grado, per poter porre un freno (a parole) alle stragi nelle scuole americane!

Secondo Larry Pratt, infatti,  direttore esecutivo di "Gun owners of America", i responsabili delle sparatorie nelle scuole sono i sostenitori della legge sul controllo delle armi. "Direi che c'è sangue sulle loro mani in quanto sono loro che sostengono una zona interdetta alle armi che sono legge in quasi ogni Stato del nostro Paese - ha detto recentemente Pratt in un'intervista a 9News Now, aggiungendo - negli ultimi 20 anni, ogni omicidio di massa è avvenuto in una zona interdetta alle armi. Ad un certo punto dobbiamo chiedere se ci sia un modo migliore".

E' chiaro che per Pratt il modo migliore sarebbe quello di permettere l'accesso di armi anche nelle scuole, in maniera da poter reagire alle minacce in perfetto stile far-west, dove vige la legge del più veloce.

La battaglia personale del vicepresidente americano Biden per arrivare ad una legge sulla riduzione delle armi negli Stati Uniti, intanto, arriva ad un nuovo capitolo.

Dopo il no della lobby delle armi, Joe Biden cerca una sponda con l'industria cinematografica e televisiva nella sua crociata per arrivare ad una riduzione della diffusione delle armi e della cultura della violenza. E nell'incontro che il vice presidente ha avuto con i rappresentanti con le associazioni che riuniscono gli studios ed autori di Hollywood e le emittenti televisive e via cavo si è discusso di come poter diminuire, o almeno controllare, la quantità di immagini di violenza e massacri diffuse su grandi e piccoli schermi.

"La comunità dell'entertainment apprezza il fatto di essere stata coinvolta nel dialogo avviato dall'amministrazione per affrontare il grave problema della violenza delle armi in America", hanno reso noto la Motion Picture Association e le altre associazioni che hanno participato alla riunione, ribandendo comunque il fatto "che la nostra industria da tempo è impegnata a fornire ai genitori gli strumenti necessari a prendere le giuste decisioni riguardo alla visione di un programma".

Per oggi, invece, Biden incontrerà l'altra industria dell'intrattenimento messa, forse ancora maggiormente, sul banco degli imputati, cioè quella dei videogiochi. Non a caso nel computer di Adam Lanza, l'autore della strage di Newtown in seguito alla quale Obama ha creato la task force guidata da Biden, sono stati trovati dei giochi sanguinari e violenti.

Il terreno di un'eventuale azione per limitare le immagini di violenza sui grandi e piccoli schermi è comunque scivoloso, ricorda a "Politico" Robert Richard, professore della Penn University che guida il Center for the First Amendament, il sacro emendamento americano che tutela nel modo più ampio la libertà di espressione. "Quello che il vicepresidente Biden può fare e' parlare con i rappresentanti dell'industria per ottenere delle restrizioni volontarie - spiega - ma fare una qualsiasi legge del Congresso in proposito, questa sarebbe la via sbagliata".

Da parte sua Biden ha sottolineato che il suo obiettivo è avere da tutti gli interessati al "complesso problema" le "loro migliori idee" per affrontarlo, ricordando che "non vi è una risposta unica".

Un cammino iniziato già negli anni '30 quando l'allora emergente industria di Hollywood varò un sistema di censura volontario sulla base del famoso Hays Code che bandiva la scene di nudo, gli argomenti troppo scabrosi e la violenza eccessiva. E' stato poi nel 1967 che l'allora capo della Motion Picture Association, Jack Valenti, inventò il sistema di rating dei film, il Mpaa, ancora in uso oggi.

Anche l'industria del videogame ha adottato le categorie di rating per i suoi giochi più violenti, ma continua ad essere grande la preoccupazione per il fatto che i giovanissimi continuano a giocarci. La California aveva varato una legge per vietare la vendita ai bambini di questi giochi, ma la Corte Suprema l'ha bloccata.

Senza contare poi che c'è un altro ancora meno controllabile attore, Internet: "un bambino di 12 anni può vedere su Youtube il trailer di film che non potrebbe mai vedere al cinema", ricorda Nell Minov, giornalista che scrive una rubrica dall'esplicito tito 'Movie Mom' riguardo ai problemi che devono affrontare i genitori per impedire che i figli vengano esposti a certe immagini. "Nessuno vuole che si torni al codice Hays, ma gli studios hanno molto lavora da fare per proteggere i giovani dai video che non sono destinati a loro", aggiunge.

Scritto da Roberto Mastrangelo
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