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Fine di una (brutta) campagna elettorale

Mentre i sondaggi clandestini impazzano, si chiude una campagna elettorale molto brutta, discutibile e sostanzialmente incapace di segnare quella svolta che tutti dicevano di incarnare alla vigilia della competizione. I due principali poli (o ex poli) della politica italiana, Pd e Pdl sembrano avere le ossa rotte da ua comune frustrazione: quella di non essere riusciti a convincere se non i già convinti, per quello che possano contare quel trenta per cento di elettori che non solo hanno dichiarato di votare per l'uno o per l'altro ma che sicuramente andranno a  votare.

Se il Pdl che comunque ha sempre Berlusconi nella "mammozza" del simbolo, chiude ispirandosi ai "valori della libertà, dell'onestà, della coerenza, del bene comune e dell'etica della responsabilità" come se nel frattempo non fosse successo nulla, Ruby fosse davvero la nipote di Mubarak e il falso in bilancio non fosse stato depenalizzato; il Pd non riesce ad andare oltre i giaguari da smacchiare, gioca a rilanciare sulle promesse (farlocche?) della concorrenza, finge di non accorgersi della crisi pesante che attanaglia Sel e che dovrebbe alla fine favorire il centrista Bruno Tabacci, l'onesto democristiano di sinistra, affrancatosi per tempo dalla scomoda vicinanza rutelliana e che oggi fa da "centro del centro sinistra" come amano ripetere i suoi adepti.

Per tutti, sullo sfondo, giganteggia Grillo e il numero crescente di seguaci, di cui, piaccia o non piaccia, si dovrà tenere conto perché nel prossimo Parlamento ne siederanno parecchi. Non sembra molto intelligente chi confida di poterne fare incetta una volta iniziata la legislatura (e di figuri convinti di poter comprare i grillini come fossero tanti piccoli scilipoti, ce ne sono in entrambi gli schieramenti, purtroppo).

Un discorso a parte meritano le liste fiancheggiatrici del PDl, in particolare, visto il riscontro in Puglia, quella dei Fratelli D’Italia, nata per dare un seggio in parlamento a Giorgia Meloni, Ignazio La Russa e Guido Crosetto. A dirla tutta e con la franchezza che da sempre distingue questa testata, ci sembra il sogno frustrato di chi non può o non vuole richiamarsi apertamente a idee o valori che furono patrimonio del Movimento Sociale Italiano (mentre l’endorsment berlusconiano di chi fascista lo è davvero come Casa Pound o Forza Nuova meriterebbe analisi approfondite, tanto per fare un esempio) e si rifugia in generici quanto confusi valori a base di “Dio, Patria e Famiglia”, dimenticando la lunga militanza a fianco di Forza Italia Prima e poi nel PDl: si parla di una discontinuità che in realtà non esiste né nei fatti né negli intenti.

Tutti hanno chiuso la campagna elettorale con un sospiro di sollievo: perché costoro, destra o sinistra, in realtà non hanno né centrato l’obiettivo di mobilitare gli indecisi e gli astensionisti, né quello di affermarsi sul serio come rottura epistemologica rispetto ad una stagione politica e amministrativa fra le più infelici e gravide di nebuloso futuro che la Repubblica ricordi. 

Scritto da Fortunata Dell'Orzo
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