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In attesa (forse vana) di un'autocritica a sinistra

In un paese serio l’intera dirigenza del PD sarebbe dimissionaria perché il risultato nazionale non è solo una risicatissima vittoria (e unicamente alla Camera) ma l’avere Grillo come primo partito a Montecitorio, significa che si è sbagliato tutto o quasi nell’intercettare la rabbia e la protesta di pancia di un popolo che, da tempo, ha dimenticato persino l’esistenza delle ideologie e delle scelte coerenti con i propri convincimenti politici.

In Puglia, poi, il popolo del centro sinistra dovrebbe con ogni ragione chiedere la testa (politica) di Sergio Blasi, Michele Emiliano e di almeno una mezza dozzina di spocchiosi burosauri che, con le elezioni di febbraio 2013 hanno letteralmente buttato al vento quasi dieci anni di predominio politico e amministrativo del centro sinistra e riconsegnato la Puglia a Berlusconi sul classico piatto d’argento.

Su Nichi Vendola, poi, si è abbattuta una forte contestazione proprio da sinistra: il governatore non solo non ha incrementato i suoi consensi ma ha nettamente perduto rispetto alle ultime regionali vittoriose.  Ma Vendola alle spalle non ha un vero partito: Sel è solo la proiezione virtuale del suo personalismo e egoico protagonismo, un po’ come un PdL in miniatura. Per cui l’unica testa che potrebbe cadere è la sua, ma non ci sarà nessuno che lo chiederà.

Il Pd pugliese (e D’alema in primis) ha l’intera responsabilità di una sconfitta sanguinosa che non può essere attribuita solo alla miracolosa rimonta di Berlusconi o all’erosione grillina (che, come si comprende analizzando il dato crescente dell’astensione, non riporta nessuno alle urne, ma rosicchia solo da quanti già sono convinti di andare a votare).

La sinistra pugliese ormai è completamente allo sbando e Nichi Vendola adesso si guarderà bene da lasciare la regione: sa perfettamente che la Puglia tornerebbe sotto l’ala pidiellina in men che non si dica. Michele Emiliano, che alla vigilia stava stringendo patti di ferro con presunti transfughi berlusconiani (che oggi siedono felicemente in Senato) adesso sta già pensando sia a “dialogare” con il Movimento 5 stelle sia ad “allargare” la sua base di consenso verso ambiti più centristi, dove il magma è fluido e dinamico visto il non eccezionale risultato del Centro Democratico (che in Puglia ha eletto solo Pino Pisicchio).

Di sicuro queste elezioni accelereranno la resa dei conti fra Michele Emiliano e il PD, partito verso il quale non ha mai nascosto, di volta in volta, la difficoltà di armonizzare il proprio carisma personalistico con le prassi e i metodi tipici di una compagine tradizionalmente gestita dalle correnti e dalle segreterie.

Scritto da Fortunata Dell'Orzo
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