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PD Puglia: a chiamarli Zombie non si va troppo lontani

Pd Puglia ovvero: siamo morti e facciamo finta di non saperlo. Non è per infierire, ma la situazione del partito era seria anche prima della batosta elettorale. Era seria perché squisitamente politica, interna e autoreferenziale. Il progressivo distacco di Michele Emiliano dal partito di cui pure è presidente, sembra ormai irreversibile.

Va dato atto a Michelone di aver lanciato diversi e diversificati segnali, come per esempio l’annunciata lista a suo nome per la corsa in Regione, o ancora la “lista dei sindaci” con De Magistris e Orlando (Napoli, Palermo e Bari, le tre principali città metropolitane del sud).

Il Pd gli ha generalmente risposto picche, come quando per esempio ha impedito che diventasse presidente dell’ANCI nazionale.

Un altro sintomo della crisi del pd pugliese sono state le parlamentarie, dove sono stati sistematicamente boicottati coloro che poco rispondevano alle logiche blasian/dalemiane (come Cinzia Capano o Enrico Fusco), gente profondamente per bene come Ludovico Abbaticchio si è tenuta saggiamente alla larga e alla fine di novità autentiche se ne sono viste davvero poche. La falcidia dei voti, poi, ha fatto il resto e un partito sostanzialmente distaccato dal territorio, sordo alle doglie della società, arroccato su vecchissime logiche di segreteria si è praticamente liquefatto.

La sconfitta pugliese, che ha dato al pdl l’illusione di aver stravinto nonostante il dimezzamento dei voti, ha causato un danno non piccolo a livello nazionale. Certo la Puglia non è la Campania o la Lombardia, ma è, anzi era, la regione simbolo di un centro sinistra in grado di governare e di mettere all’angolo dell’opposizione le corazzate dei Berluscones.

Oggi Raffaele Fitto frigna per le dimissioni di Nichi Vendola, perché spera di passare all’incasso e riprendersi una regione che ha perso per due volte, mentre l’armata Brancaleone del Pdl barese, dove in realtà comanda Pasquale Finocchio, uno come te, pensa di partire all’assalto del Comune senza, ovviamente, aver capito chi candidare a sindaco.

Sembra addirittura ovvio, le cose stando così, che i grillini possano sguazzare in libertà, ipotizzando di prendersi tutto, visto il bluff degli avversari. L’unico fattore da opporre, se ci fosse abbastanza testa e creatività fra le ombre, è la rivalità nemmeno troppo celata fra i vari capetti locali del movimento, già in agitazione per le prossime regionali e comunali. Ma visto il controllo ferreo (e si capisce il perché) esercitato dal Capo e da Tigellino Casaleggio, non sarà per niente facile.

Scritto da Fortunata Dell'Orzo
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