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Ricomincia da sé: Michele Emiliano torna al futuro

Il Sindaco di Bari sa di essere alla fine di un ciclo, non solo amministrativo (nel 2014 scade il suo secondo e ultimo mandato), ma anche politico e, se ci permettete, esistenziale. Lui che nel 2003 si inventa l'Onda e la prima lista personale della storia di Bari e che poi nel 2008 crea Emilab, con un centinaio di giovani talenti che completamente gratis lavorano alla sua seconda campagna elettorale, termina la sua avventura ammettendo che "Io stesso considero una mia personale sconfitta quella di non essere stato capace di forzare la mano per inserire i giovani con i quali avevo preparato e vinto la campagna elettorale del 2009".

Già, più volte siamo tornati sulla inefficacia e a volte l'impresentabilità della seconda giunta Emiliano, infarcita di vecchie salme partitocratiche e spartitorie o da evidenti ed incapaci frutti della cosiddetta mediazione fra forze politiche.

Michele Emiliano, in un certo senso, aveva anticipato di circa dieci anni il fenomeno Grillo senza i vaffa e lo strisciante qualunquismo (poi divenuto disperazione e rabbia a livello nazionale) che Beppe e Tigellino Casaleggio si portano dietro.

Aveva intuito che al berlusconismo di poteva e doveva rispondere con una forma di personalismo carismatico in cui comunque recuperare alla partecipazione e all'impegno diretto un numero crescente di persone. Ecco il perchè della "lista Emiliano”, del resto poi fu copiata in mezza Italia (De Magistris a Napoli, Pisapia a Milano). Un'esperienza che a ben guardare, aveva avuto un precedente illustre, sin dal 1991 (una vita fa) quando Leoluca Orlando Cascio, uomo di punta della DC palermitana, aveva lasciato il suo partito, colluso con la mafia a diversi livelli, e fondato la Rete (forse la primissima esperienza di democrazia diffusa in Italia), quando i maggiorenti scudocrociati, nonostante le sue 70 mila preferenze alle comunali palermitane, non lo avevano riconfermato sindaco.

Ma fra gli errori di cui Michele Emiliano dovrebbe accusarsi e fare ammenda, ce n’è anche un altro. Quello di aver pensato che il Pd di Massimo D’Alema e Nicola Latorre fosse emendabile e riformabile. Pensava di poterlo migliorare facendone il presidente. Sbagliato: la sua è stata una imbalsamazione vera e propria. Da quella posizione è diventato irrilevante e ha lasciato che il partito venisse governato da un Sergio Blasi qualsiasi, con la sua ovvia corte dei miracoli. L’apparato, le camarille, i piccoli feudi personali, la pochezza culturale e umana (se ci consentite) dei ruoli apicali ha letteralmente distrutto il PD pugliese (e sulle dichiarazioni di Blasi che attribuisce a Nichi Vendola una sconfitta che invece è tutta e solo del PD, stendiamo un velo pietoso perché non si deve mai infierire su chi già sta esalando l’ultimo respiro).

Emiliano deve aver sentito aria di sconfitta sin dalle primarie di coalizione prima e parlamentari poi: e di fatti, a parte la candidatura del fratello appoggiata a malincuore e frettolosamente concessagli dai boiardi del partito (fratello che ovviamente non è stato eletto), il suo ruolo è stato abbastanza defilato. Il suo consenso in città è precipitato, perché gli assessori (tranne Ludovico Abbaticchio, Elio Sannicandro e Gianni Giannini) lavorano male (quando lavorano), le municipalizzate (specie l’Amtab) sono un disastro governate da boiardi raccomandati e da un numero spropositato di sigle sindacali litigiose, egoiste e maleducate, i tagli e la legge di stabilità non consentono di ridistribuire quanto virtuosamente il Comune ha in cassa. E adesso, che Vendola non si dimette più (finito il sogno di un ministero per lui e il suo cerchio magico), Emiliano si vede chiusa anche la porta per governare la Puglia.

Chiama i giovani, cerca talenti: ne aveva oltre un centinaio nel 2009 nel suo laboratorio ma li ha, con molta leggerezza e ingratitudine, buttati via (e di questo si è anche scusato). Con cinque anni di ritardo oggi dà l’impressione di inseguire il grillismo, quando nei fatti, l’aveva anticipato in modo più democratico e concreto. Su un punto, però, non dovrebbe avere esitazioni: uscire e per sempre dal PD, prima che gli crolli sulla testa, travolgendolo irrimediabilmente nel disastro.

Scritto da Fortunata Dell'Orzo
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