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Trenitalia, la Puglia e l'Alta velocità negata

Bari-Milano: sette ore e prezzi a partire da 110 euro. Lecce-Milano: nove ore e prezzi a partire da 135 euro. E nonostante questo i treni dalla Puglia non partono certamente vuoti, anche se è davvero difficile preferire il treno all'aereo, considerando tempi e costi.

Eppure niente treni superveloci al sud. Costano troppo e la tratta adriatica, a sud di Ancona, rappresenta un business troppo scarso per poter essere interessante. Questo è l'ennesimo ceffone che Trenitalia "regala" ad una Puglia "rea" di non avere abbastanza viaggiatori per poter godere di un trattamento paritario rispetto a quasi tutto il resto d'Italia.

"Sulla tratta da Lecce fino ad Ancona - dice l’Ad di Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti - non c'è abbastanza concentrazione di clientela e questi sono treni che si pagano solo con il prezzo del biglietti dei clienti".

Dunque grandi investimenti sull'Adriatico, con 24 Frecciabianca e 4 Frecciarosso, ma nemmeno un centesimo per i pugliesi.

Per la Puglia è già tanto aver ripristinato le due coppie di treni tra Lecce e Milano, tra l'altro facendo pagare per 9 ore di viaggio ben 145 euro.

"E ci risiamo, temo che a Moretti il Sud piaccia sempre meno e così continua ad accampare ignobili scuse pur di non far arrivare l'alta velocità al di sotto di Ancona, ostacolando, di fatto, la crescita di un territorio. Non è possibile che Trenitalia ed il suo Ad continuino nella loro politica ‘nordista’ umiliando la Puglia ed i pugliesi, sostenendo, tra l’altro, che i viaggiatori meridionali non siano disposti a pagare le cifre necessarie per l'alta velocità. Ma conoscono gli attuali prezzi di un biglietto Bari-Milano? O pure a Trenitalia la mano destra non sa cosa fa quella sinistra? Il mancato arrivo dell'alta velocità al Sud comporta conseguenze gravissime e penalizza un territorio che, invece, ha tutta la voglia e le potenzialità per crescere: trasporti efficienti aiutano anche la crescita economica". Così si esprime Peppino Longo, consigliere regionale Udc.

Ma questo Moretti, e quindi a Trenitalia, sembra proprio non interessare affatto. Loro dicono che non ci sono i numeri per poter garantire le tratte. Ma se da un lato i costi sono elevatissimi, gli orari sono scomodi, i treni sono lenti, e per giunta pieni, la cosa più grave è che Trenitalia non diffonde i dati relativi ai passeggeri trasportati da e per la Puglia.

Così, tanto per fare due conti a ragion veduta e non basati solo sulle dichiarazioni di un amministratore delegato che, per quanto ne sappiamo, i numeri potrebbe pure inventarseli di sana pianta.

Sul tema è intervenuto anche Giannicola De Leonardis, consigliere regionale e presidente della VII Commissione.

“L’ineffabile Mauro Moretti, amministratore delegato di Trenitalia, ha finalmente gettato la maschera: niente alta velocità a sud di Ancona, nella fascia adriatica, per lui (ci) possono bastare i treni Frecciabianca già operativi, fatiscenti e dal costo del biglietto spropositato in relazione alla pessima qualità del servizio offerto, più qualche sporadico Frecciarossa in gentile concessione. E qual è la logica di una scelta così scriteriata e discriminatoria, se operata dal manager al vertice di un’azienda che svolge un servizio comunque pubblico, che dovrebbe garantire diritti sanciti dalla Carta Costituzionale e operare allo stesso modo a livello nazionale? Una presunta scarsa clientela disponibile a pagare il costo del biglietto (la stessa, magari, costretta a viaggiare stipata in simil-carri bestiame per il taglio dei treni notturni)! Una provocazione che non è possibile tollerare ulteriormente, così come la presenza di una tale figura in un ruolo delicato nel quale ha dato ampia prova di inadeguatezza, dati i pessimi risultati ottenuti”.

“Invito i rappresentanti istituzionali delle regioni, delle province, delle amministrazioni comunali – conclude De Leonardis - ad aprire un fronte comune per una battaglia di civiltà e di difesa del diritto all’esistenza del Sud Italia, che non può limitarsi semplicemente a ripianare gran parte del deficit accumulato da un’azienda che rappresenta lo specchio fedele di un Paese allo sbando”.

 

Scritto da Roberto Mastrangelo
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