testata_web_pdo_5celeste.jpg
teaser_1_raccontiamolapuglia_980x89.jpg

Vicenda Laudati: ma chi ha favorito Tarantini?

Chi ha favorito Giampaolo Tarantini? La terribile domanda contenuta nella gravissima e circostanziata lettera del Procuratore capo di Bari, dott. Antonio Laudati, é stata accolta con l'assordante silenzio degli interessati e della città, con questa intendendo la politica, la stampa, le organizzazioni sociali e l'opinione pubblica di Bari. Tutti in silenzio, come se a nessuno interessasse sapere se nella Magistratura barese ci sia o meno un "amico del giaguaro".  Ovvero qualcuno che, per interesse, per errore, o solo per sciatteria o infingardaggine, abbia consentito che il processo a carico di Giampaolo Tarantini e Tato Greco, per associazione per delinquere e altri reati collegati alle note vicende della malasanità pugliese, arrivasse al primo grado di giudizio, quando era ormai prossimo a prescriversi. Sicché, almeno per questo processo, la giustizia segnerà una nuova sconfitta, non potendo accertare la colpevolezza o l'innocenza degli imputati.

Chi, invece, fosse interessato a saperne di più, dovrà risalire a quindici anni or sono per appurare che già allora Giampaolo Tarantini era noto ad alcuni Procuratori di Bari, che lo avevano incrociato, cominciando a indagare su Raffaele Fitto, Salvatore Mazzaracchio e Alberto Tedesco. Lo stesso Tarantini, nel corso di questi lunghi anni, ha saputo farsi notare e "apprezzare", con frequentazioni e reciproci vantaggi, da molti politici locali, di centrodestra e di centrosinistra, come i processi a carico di Tato Greco e Sandro Frisullo eloquentemente comprovano; da molti primari ospedalieri, sopratutto di ortopedia, coinvolti in altri procedimenti penali; e da buona parte della società bene di Bari, che faceva la fila per partecipare alle sue sfolgoranti e chiacchierate feste danzanti. Chi fosse e cosa facesse Tarantini era, quindi, più che noto a chi, per ragioni di ufficio, non poteva non saperlo. La domanda, quindi, è più che legittima: Chi non lo ha fermato? Chi lo ha favorito?

Se fosse stato fermato prima, alla sanità pugliese sarebbero stati risparmiati molti e gravi danni e alla città Bari il vergognoso primato di capitale delle escort. Invece, si è preferito indagare, intercettare, indugiare, sino alla soglia dei limiti prescrizionali. Chi si occupava di quel processo era il dott. Roberto Rossi, oggi Presidente della Terza Commissione del CSM.

Si dirà, non è la prima volta che un processo si prescrive.  É vero, in Italia succede spesso. Silvio Berlusconi docet. Anche questo di Rossi, Tarantini, Greco sarebbe stato archiviato come un ordinario caso di malagiustizia, se non fosse per un curioso contrappasso, che vede attivato proprio a Bari, e a Lecce per ragioni di competenza, un singolare processo contro Antonio Laudati per favoreggiamento in favore di GiampaoloTarantini.

Sorprendente circostanza, perché Antonio Laudati si è insediato a Bari il 9 settembre del 2009 e solo dopo nove giorni, contro Tarantini ha firmato un decreto di fermo di indiziato di reato e, successivamente, costituito un pool di Magistrati per gli ulteriori sviluppi delle indagini, chiesto ed ottenuto diverse misure cautelari, disposto il riascolto e la trascrizione di rilevanti intercettazioni telefoniche ed ambientali, disposto il sequestro preventivo di tutti i suoi beni, respinto tutte le richieste di patteggiamento, chiesto ed ottenuto il fallimento delle sue società, aperto e istruito, grazie ai Magistrati del pool, sette procedimenti, alcuni dei quali giunti già a sentenza di condanna in primo grado, e tutti già nella fase dibattimentale.

Ciò non di meno, contro Laudati pende un'accusa gravissima. Ancor prima di essere nominato, sarebbe piombato a Bari, con il pretesto di visionare gli uffici, e, in quell'occasione, avrebbe ingiunto ad alcuni Procuratori, che indagavano su Tarantini, di fermare le indagini sino al suo prossimo insediamento. Di qui l'accusa a suo carico di favoreggiamento in favore di Tarantini. A rendere più pesante la sua posizione la circostanza che egli avrebbe anche detto o fatto capire che era giunto a Bari "su mandato del Ministro della Giustizia, Angelino Alfano".

Non voglio difendere Laudati, che non ne ha bisogno, ma quest'accusa postula come corollario almeno tre interrogativi:

  1. Perché i Pm baresi, che avrebbero ricevuto l'illegittimo e illecito invito di Laudati, non hanno riferito immediatamente il fatto al Procuratore capo dell'epoca, dott. Emilio Marzano, perché aprisse immediatamente un fascicolo disciplinare e un fascicolo penale a carico di Laudati?
  2. Perché il Procuratore capo di Lecce, dott. Cataldo Motta, che ha istruito il processo contro Laudati, non ha esteso l'imputazione anche a carico del Ministro Angelino Alfano, mandante del delitto ascritto a Laudati?
  3. Perché Laudati, che è un finissimo Magistrato, avrebbe dovuto comportarsi con tanta leggerezza e cialtroneria nel suo primo incontro con i Pm baresi?

Incrociando le due vicende, sorprende vedere che, mentre il processo che Laudati avrebbe voluto fermare è già giunto alla fase dibattimentale, è sempre lo stesso Rossi che, insediatosi al Csm, col suo voto determinate,  ha negato a Laudati di tornare alla Direzione nazionale antimafia. Mentre desta molta perplessità osservare, da un lato, un sospetto e concentrico accanimento giudiziario a orologeria contro Laudati, fondato per altro sulle sole testimonianze di un Magistrato e di un Ufficiale di Polizia tributaria, il primo denunciato e il secondo arrestato dallo stesso Laudati, quindi testi non del tutto indifferenti, e, dall'altro, una totale e prolungata assenza di iniziative di qualsiasi genere nei confronti di Rossi, istruttore di un importante procedimento destinato a prescriversi. Sicché, mentre appare abbastanza facile la risposta all'interrogativo posto da Laudati, più inquietante mi sembra un'altra domanda, che andrebbe posta: chi è perché vuol mandar via Laudati da Bari?

Spero che altri, più autorevoli di me, se la pongano e provino a dare una risposta, che sarebbe doverosa e necessaria, e che formalmente mi permetto di sollecitare.

Nell'attesa, osservo che, comunque vada, questo processo produrrà a breve un grave e irreparabile danno alla città di Bari, privandola di un Magistrato di grande valore, che in breve tempo aveva ottenuto rilevanti successi nella lotta alla criminalità organizzata e aveva indagato in tutte le direzioni, a destra come a sinistra, e persino verso i "colletti bianchi", in precedenza non sempre sufficientemente attenzionati da alcuni Magistrati locali, anche in ragione di comuni frequentazioni scolastiche, universitarie, sociali, mondane e, persino, sentimentali.

Anche per questo non apprezzo affatto Il silenzio della città. Non penso che sia il segno di un doveroso rispetto e distacco verso le vicende interne di un organo costituzionale. Mi sembra, piuttosto, l'atteggiamento, ingrato e compiacente, di chi, non osando salutare come salvifica liberazione la forzata partenza di un subito ospite troppo ingombrante e indipendente, si limita, indifferente e silenzioso, a girare la testa dall'altra parte. Proprio come se nulla fosse. Se questa è la comprensibile reazione della Bari che conta, perché non fa ancora sentire la sua voce almeno la Bari per bene, che è pur sempre quella maggioritaria?

di Salvatore Tatarella

Deputato Europeo Ppe

Scritto da Redazione
Newsletter



IMAGE
IMAGE
Decaro: io o Olivieri
Martedì, 07 Gennaio 2014
Non si conosce ancora la decisione dell'onorevole... Read More...

Locations

  • Redazione - Via Abate Gimma, 163 - Bari
  • Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  • 084 - 5213360

Puglia d'oggi per il Sociale

Has no content to show!

Style Setting

Fonts

Layouts( inner pages )

Direction

Template Widths

px  %

px  %