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Buon lavoro ai tre neoministri pugliesi

Dopo anni di grigio digiuno, con la Puglia rappresentata quasi per intero dal solo Raffaele Fitto, peraltro in un dicastero "tanto per", la Puglia torna ad avere qualche ministro di "peso" nel governo Letta, che la rete ha già ribattezzato affettuosamente "Alfetta" in onore della coabitazione con Angeluzzo (alla sicula) Alfano.

Di tutto prestigio (e responsabilità) il ruolo affidato a Mario Mauro, un solido figlio del Gargano (di san Giovanni Rotondo) con eccellenti studi di Filosofia. Il dicastero della difesa, in tempi a cui non è possibile pensare alla guerra se non in extrema ratio, si addice alle sue grandi capacità di raziocinio non separate da un'ottima sapientia cordis, giusto per fare onore ai suoi studi all'Augustinianum di Roma.

Alla cultura, poi, c'è Massimo Bray, un salentino ben presto volato via, nell'Italia che conta davvero, politicamente illuminato, se permettete il calembour, dall'ombra di Massimo D'Alema. Vendola lo ha voluto nella centralina creativa della Notte della Taranta, che ha contributo a trasformare in un evento di caratura internazionale.

Sembra la classica persona giusta al posto giusto, sempre che riesca ad invertire la continua spoliazione del settore e lo stillicidio di contributi che mancano, sostegni che scompaioni, personale in pensione che non viene sostituito.

E poi c'è lui, Gaetano Quagliariello, che sarà pure nato a Napoli, ma è stato a Bari negli anni caldi. Suoi padre è stato prima rettore dell'ateneo barese e poi predidente del CNR. Lui era radicale repubblicano, accesissimo nelle battaglie in difesa del divozrio, dell'aborto e, udite udite, del testamento biologico di cui già si parlava.

Da radicale, non gli erano indifferenti i temi come la liberalizzazione delle cosiddette droghe leggere, l'obiezione di coscienza e via battagliando. Poi, ad un tratto, l'addio a tutto questo e una lenta ma irreversibile navigazione verso Forza Italia prima e il PDL, poi.

Gli va riconosciuta una certa pacatezza e più di un tentativo di mettere un freno allo strapotere di Raffaele Fitto. Ora è alle riforme istituzionali. Ci sembra addirittura doveroso augurargli buona fortuna

Scritto da Fortunata Dell'Orzo
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