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Pd Pugliese: Calefato abbandona Blasi

Patrizia Calefato, espressione dell'area del PD pugliese che fa capo a Ignazio Marino, comunica:

Oggi mi sono dimessa dalla “nuova” segreteria regionale del Partito Democratico, nella quale avevo la delega di “responsabile cultura”, e ho invitato l'intera segreteria regionale a dimettersi, perché in questo momento è necessario che anche i dirigenti locali del Partito si assumano le proprie responsabilità e prendano decisioni forti.

Il mio invito è basato su queste ragioni: 1.- Il Partito ha cambiato linea politica rispetto al programma elettorale e agli impegni presi anche dopo il voto, vale a dire “no larghe intese”; 2.- in un Partito in cui 101 deputati votano in Parlamento in modo diverso da come è stato deciso in sede collegiale e non hanno il coraggio di dirlo apertamente e restano tuttora anonimi, gli organi dirigenti perdono di senso; 3. per coerenza con la scelta di dimissioni della stessa Segreteria nazionale.

La presenza tra noi di forze più o meno occulte che preferiscono perdere il rapporto con gli elettori, piuttosto che cedere le loro rendite di posizione, porta il PD a ricoprire un ruolo nel governo nazionale che potremo anche gestire alla giornata, contrastando le pretese, i colpi di mano e le furbizie del centrodestra, ma che non potrà che deteriorare ulteriormente il rapporto tra élite politica e ceti popolari e produttivi, mentre si aggravano i problemi del paese, la povertà, le speranze dei giovani (i “figli” tante volte nominati in questa campagna elettorale).

Aggiungo a questo che nell’opinione pubblica e nei fatti di quanto è accaduto, è pericolosamente cresciuto un favore, implicito o esplicito, inconsapevole o dichiarato, verso l’instaurarsi di un presidenzialismo di fatto che non appartiene alla nostra Costituzione.

Chi ci ha votati con una speranza di cambiamento rifiuta, oggi, ogni dialogo con il nostro Partito.

Vengono dai tesserati e dai simpatizzanti, giovani e non, in “assemblea permanente” nei nostri circoli le voci che dobbiamo ascoltare, la voglia di cambiare che è la nostra sola possibilità di sopravvivenza. La strada per arrivare al congresso ce la indicano loro: 1.- un congresso aperto a chi ci ha votati alle primarie, a quelli che sono arrabbiati con noi perché gli abbiamo tolto la speranza di avere un partito grande, di governo, plurale, per il cambiamento, evitando un nuovo congresso con i blocchi di tessere e i potentati; 2.- selezionare finalmente una classe dirigente che lo meriti davvero, che segni un ricambio etico e culturale, oltre che generazionale, nel partito e nel paese.

Io a queste speranze non rinuncio. Per questo, ho rassegnato le mie dimissioni, pur certa che il lavoro da fare ancora è tanto.

 

 

Scritto da Redazione
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