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Nicola Canonico, l'Appestato

Qualche giorno fa aveva traghettato la navicella sgangherata dei Moderati e Popolari da un centro sinistra in stato confusionale ad un centro destra non ancora ripresosi dal miracolo elettorale dello scorso febbraio. Stiamo parlando della Regione Puglia dove, come si sa, c'è una maggioranza opposta e speculare a quella che governa il paese.

Nicola Canonico aveva giustificato il salto della quaglia suo e di altri due consiglieri neofiti (Martucci e Forte, due ex Idv sopravvissuti allo tzunami che ha distrutto il partito di Antonio Di Pietro) con la scarsa attenzione con cui Vendola e alleati (a cominciare dal Pd, partito in. Cui Canonico era stato eletto con una mare di preferenze) lo aveva trattato per tutta la legislatura.

Tradotto dal canonichese, non c'era stata poltrona o strapuntino per Don Nicola, che peró nonha ancora risolto il suo evidente conflitto di interessi di imprendiore che, da consigliere, continua a lavorare per la Regione, cosa che la legge non consente, ma di cui nessuno in Via Capruzzi o, peggio ancora, sul Lungomare, sembra essere a conoscenza.

Ma la sorpresa, ancora piú amara, l'ha ricevuta quando le sue profferte d'amore al centro destra sono cadute nel vuoto e nel silenzio. Dalle parti di Zullo e amici si fischietta indifferenti come se non fosse successo nulla. E nella discrezione delle stanze o nella fuggevole confidenza dei corridoi, fra Pdl e alleati c'é sconcerto, a voler usare un eufemismo.

Nicola Canonico non lo vuole nessuno, come singolo e come gruppo e pare che il suo pacchetto di quasi 18 mila preferenze non fa gola per niente.

Il clima é cambiato, la situazione é difficile per tutti, anche per un centro destra apparentemente sugli scudi, ancora in attesa di riprendersi dalla doppia sconfitta elettorale ricevuta da Nichi Vendola.

Ma evidentemente nemmeno il Pdl, che notoriamente ha due o tre chilometri di pelo sullo stomaco, é disposto a ignorare tutte le perplessitá, chiamiamole cosí che Canonico si porta appresso, sin dal suo fulmineo ingresso nella politica locale. Una sorta di "appestato" (nel senso manzoniano del termine, per carità...) della politica da cui tutti mantengono, sia pur sorridendo amabilmente, le distanze.

Insomma, questi voti (se mai si possa davvero poter parlare di voti di appartenenza dei singoli esponenti politici) proprio non li vuole nessuno. Nè il centrosinistra e nemmeno il centrodestra. Dove andranno a finire? Chissà... vedremo ora cha apriranno le bancarelle del mercato della politica.

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