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Aqp. Bisogna fare luce su Venicecom

 

Sulla vicenda degli stipendi d’oro di AQP, l’europarlamentare Salvatore Tatarella ha dichiarato: “Acqua bene comune? Per i cittadini pugliesi che l’acqua la pagano, sicuramente no, per i dirigenti AQP, che grazie all’acqua percepiscono stipendi d’oro, sicuramente si. Stipendi che non sembrano scandalizzare più di tanto il presidente Vendola, che sostanzialmente li difende come assolutamente legittimi, così come quelli delle altre società regionali dove, evidentemente, si elargiscono a piene mani stipendi pubblici di uguale livello”.

Ha aggiunto: “Per il direttore generale Bianco l’acqua è una “mission” di vita, tanto da coinvolgere anche i parenti. La moglie, avvocato Rosade Masi, assunta come dirigente all’Autorità Idrica Pugliese per vigilare sulla corretta gestione dell’AQP (quindi del marito); il dottor Vincenzo Silvano direttore finanziario dell’AQP, da più parti indicato come parente della moglie di Bianco. Indipendentemente dalla parentela, sicuramente il dottor Silvano è un giovane prodigio che, fresco di laurea, all’età di soli 31 anni, dopo una breve carriera come “consulente” (termine utilizzato nel curricula per rendere altisonante anche la posizione di “precario”) svolta essenzialmente in una sconosciuta azienda di consulenza (L.E.K. Consulting), nel luglio del 2005 (dopo l’elezione di Vendola a presidente della Regione), viene assunto dall’AQP con un appannaggio che oggi apprendiamo essere di oltre 150.000 mila euro, più i soliti benefit.

Ma l’AQP non è solo stipendi d’oro, ma è anche provvigioni multimilionarie. Infatti, è ancora da chiarire il ruolo della Venicecom srl, società di Marghera, a cui l’AQP ha affidato (come e perché non si sa) il compito di mantenimento del cosiddetto “Sistema telematico di gestione degli acquisti”, da cui passano tutti gli appalti dell’Acquedotto Pugliese.

Per questo servizio la Venicecom srl percepisce “solo” qualche milione di euro ogni anno. Per evitare che queste somme compaiano nel bilancio di AQP, soggetto al controllo della Corte dei Conti, la provvigione di Venicecom viene per contratto accollata al fornitore che ovviamente ricarica la spesa nel prezzo offerto, restando questa, quindi, sempre a carico del pubblico”.

Ha concluso Tatarella: “ In ogni caso il fornitore, senza neanche aver iniziato i lavori, è costretto ad anticipare immediatamente, oltre alle già onerose spese contrattuali, anche la ricca provvigione di Venicecom, che può arrivare ad oltre 70.000 euro per un singolo appalto. Infatti tramite il sistema telematico vengono gestite con procedure negoziate, ossia senza bandi pubblici e con inviti alle sole ditte “di fiducia”, centinaia di appalti per forniture, lavori e servizi, alcuni di importo ben superiore alla soglia comunitaria. Ma questa è un'altra storia che richiederebbe qualche parola di chiarimento da parte del presidente Vendola, paladino di quella trasparenza che le società controllate dalla Regione, di cui è presidente, sembrano invece trascurare”.

Scritto da Redazione
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