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Upi: sulle Province pronti ad una nostra proposta

La sentenza della Corte Costituzionale, che stupirà ancora di più quando sarà depositata, non lascia dubbi fin d’ora: boccia su tutta la linea l’abolizione e la razionalizzazione delle Province.

Questo anche perchè è stato fatto un lavoro di mediazione che, alla fine, non ha convinto troppo e non è stato giudicato conforme alla nostra Carta. Altra cosa sarebbe stato se, come auspicato da molti, le Province fossero state completamente eliminate. Come speriamo ancora avvenga, visto che è nei programmi politici dei maggiori partiti italiani che sostengono il governo di Enrico Letta.

Con la decisione della Consulta, invece, le Province tornano, sul piano dei poteri e delle competenze, allo status quo ante e scompaiono le città metropolitane irrazionalmente individuate, senza che possedessero - almeno nella loro stragrande maggioranza - alcuna delle caratteristiche distintive che lo stesso ordinamento aveva previsto per identificarle, come la presenza di assonanze territoriali di natura culturale, economica, infrastrutturale e vocazionale in genere.

Chi gongola dopo la sentenza della Corte Costituzionale è senza alcun dubbio Francesco Schittulli. Lui, presidente della Provincia di Bari e dell'Upi Puglia, si è fin dall'inizio opposto strenuamente al taglio voluto dal governo Monti.

Per ora le Province restano al loro posto, e chissà quando riusciremo ad avere una seria riforma istituzionale degli enti locali. Per ora restano altre poltrone da riempire, altri bilanci da gestire, altre competenze da suddividere, altro potere da conquistare.

Un anno fa, il presidente della Provincia di Bari, nel giorno della inaugurazione della Fiera del Levante, interpretando la volontà di tutti i presidenti delle Province pugliesi, sottolineò che, molto probabilmente, l’abolizione delle Province era stata cercata e messa in pratica perché bisognava ad ogni costo tagliare alla cieca, perché bisognava in ogni modo tacitare le lobby mediatiche scagliatesi sul tema, le alleanze tra le grandi città, i malcelati interessi delle Regioni e dello stesso Stato., intenzionato a riposizionarsi su di un modello di governance centralistico, con la complicità (politica) delle Regioni, sempre restie a concedere deleghe alle Provincie, che ora non vedono l’ora d’impossessarsi delle competenze delle stesse per attrezzarsi sul territorio con la creazione e la moltiplicazione delle già numerose agenzie, enti, consorzi e quant’altro, veri centri di potere, di clientela e di spesa pubblica, a fronte dell’incidenza di solo l’1,26% del costo delle Province sul Bilancio dello Stato.

"Come Upi Puglia, all’indomani della sentenza della Consulta - si legge in una nota - avevamo salutato con soddisfazione la cancellazione del decreto montiano, certo non ci aspettavamo che lo stesso comportamento venisse da coloro che hanno fatto dell’abolizione delle Province una sorta di campagna politica contro gli sprechi, ma solo per nascondere quelli veri. Perciò ci ha non poco meravigliato il fulmineo comportamento del Governo Letta - che  contraddicendo se stesso, perché nel suo programma aveva previsto di rivedere sì la Costituzione, ma all’interno di un disegno di legge costituzionale che ridisegnasse l’architrave istituzionale sia al centro che in periferia - ha presentato, il giorno dopo, un disegno di legge di matrice costituzionale di abolizione delle Province, e basta! E tutto ciò in barba ai 40 e più saggi insediati proprio a questo fine dal Ministro per le Riforme, e degli esiti del sondaggio on-line voluto per ascoltare il parere, l’opinione dei cittadini sulle Riforme. Sorvoliamo sull’utilità dei saggi e sulla richiesta di opinioni on-line, come se In Italia non ci fosse un Governo e un Parlamento che dovrebbero essere composti di saggi e di politici in grado di ascoltare (senza sondaggi on-line) gli elettori, gli italiani. Senza contare che chi ha assunto la decisione delle consultazioni on-line – decisamente dal sapore “grillino” - non sa o finge di non sapere che queste sono appannaggio, e non da ora, di gruppi di potere che utilizzano la rete a proprio piacimento e per fini diversi dalla consultazione e della trasparenza".

In ogni caso, anche l’intempestiva iniziativa dell’abolizione attraverso un disegno di legge costituzionale, quasi sicuramente non andrà a buon fine perché i tempi lunghi del percorso di revisione costituzionale e vista la precaria situazione politica al termine del percorso potrebbe esserci addirittura un altro Governo.

"Per quanto ci riguarda - prosegue l'Upi - noi restiamo fermi ai nostri posti, nonostante la delegittimazione subita negli ultimi anni sul piano dell’immagine, perché siamo stati regolarmente eletti per tentare di rendere servizi ai cittadini, nonostante i tagli di risorse operate sia dalle Regioni e sia dallo Stato. Ma subito dopo ci riserviamo di aprire un fronte di discussione per individuare le responsabilità dei danni che si sono riversati sulla qualità dei servizi offerti ai nostri cittadini. Va detto, infine, che noi senza alcuna rivendicazione di carriera, nei prossimi giorni anticiperemo, come Unione delle Province d’Italia, una nostra proposta di riforma della Costituzione. Sarà interessante vedere quale atteggiamento avrà il Governo".

Scritto da Redazione
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