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Amati: serve coraggio per cambiare il Pd e l'Italia

“Altro che documenti. Salvo che non servino a trasfigurare Renzi nel suo fantasma, il Paese si ‘svecchiazza’ seppellendo il Porcellum e con selezione aperta tra leader coraggiosi che non hanno paura di misurarsi.”

Lo dichiara il Consigliere regionale del PD Fabiano Amati, prendendo spunto dalla pubblicazione del documento “Italia riformista. La sinistra che governa”, sottoscritto da Francesco Boccia e altri.

“È più comodo un documento congressuale che una sfida aperta alla leadership o una legge elettorale che fa correre rischi. Sembra questo lo schema su cui ogni giorno i dirigenti nazionali del mio partito si ‘menano’ con documenti e dichiarazioni che dicono a nuora perché suocera intenda: la nuora è il ‘cambiamento’ e le riforme, la suocera è il proprio posto da conservare nella nuova stagione politico-congressuale che si sta aprendo. E mentre ciò accade, tutti fanno finta di essere stati altrove negli ultimi cinque anni; di non aver avuto nessuna corresponsabilità nella gestione delle cose del partito; di non essere stati i beneficiari del più temibile strumento di ‘corruzione’ politica che il paese ha conosciuto: la legge elettorale. I documenti ‘sfornati’ sinora, e quelli che probabilmente sono in ‘cottura’, disegnano la necessità di approvare provvedimenti di cambiamento giusti e coraggiosi, magari impopolari, che tuttavia gli stessi firmatari avrebbero potuto presentare - almeno in piccola parte - nel testo del decreto ‘Del fare’.

E invece niente. In quell’occasione sono stati sfornati emendamenti e ordini del giorno, tanto per fare esempi, indirizzati a peggiorare al massimo i profili di cambiamento contenuti nel testo presentato dallo stesso Governo, e puntando a mantenere in piedi tutto ciò che sarebbe stato necessario cambiare, magari su sollecitazione di corporazioni e lobby.

Che significa tutto questo? Indica per caso il contributo virtuoso del PD nel Governo delle larghe intese? Per niente. Assistiamo al nulla di nuovo rispetto agli ultimi cinque, dieci o vent’anni: negoziare in bella copia (a questo servono i documenti) le aspirazioni e le carriere politiche, noncuranti degli argomenti di merito (quelli che riempiono la pance delle persone), e senza correre il rischio di uno scontro aperto su uomini e idee che alla fine consegni vincitori e vinti.

Le partite del PD si rivelano quasi sempre difficili e con successi sul ‘filo di lana’ perché complicate dalla necessità che tutto deve sempre finire, purtroppo, in pareggio. Ossessivamente in pareggio. Non si investe mai su un leader in grado di vincere, sostenendo con lealtà il suo lavoro; al più si punta a renderlo fantasma di se stesso, con manovre di posizionamento (servono a questo i documenti) finalizzate a mettergli le briglie. I ‘vecchi’ ever green furono artisti di questa tecnica e i documenti politici furono i loro arnesi da lavoro.

Il peggio è che hanno fatto proseliti. Hanno contagiato anche ai più giovani che ‘imporcellati’ dal Porcellum sono da poco saliti sul carro della classe dirigente e che scalpitano per allargarsi ancora un altro po’, rendendo ingiusta e insopportabile la cosa più giusta del mondo: l’ambizione. È per salvare davvero il Paese e il PD, le cose stanno assieme, che molti dovrebbero infischiarsene dei documenti di buone intenzioni che simulano battaglie generazionali e ‘svecchiazzamento’, preferendo di gran lunga quella combattuta sui voti (primarie aperte e legge elettorale, sono le chiavi del primo cambiamento) per poi trasformare in fatti, e senza condizionamenti, le belle parole contenute nei tanti documenti che sono già stati scritti. Non se ne sente il bisogno di nuovi. A meno che tutto serva a trasfigurare Renzi nel suo fantasma. Come al solito, del resto.”

Scritto da Redazione
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