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Donne: è arrivato l'arrotinooooo

Bari - "Cerco donne residenti a Bari che intendano cominciare a fare politica e candidarsi alle prossime elezioni comunali. Fate presto".  Così tweettò Michele Emiliano, che ha per i social media lo stesso libidinoso trasporto che un collezionista di francobolli ha con i suoi amati album. Lui li usa, li sperimenta, si diverte a lanciare messaggi nello gran mare del web, un po' per vedere l'effetto che fa e un po' per suscitare clamore mediatico.

Il tema è drammatico, nessuno lo nega o lo sottovaluta. L'assenza delle donne dalla politica e dalle stanze importanti del potere economico è vergognosa: abbiamo spesso da cianciare sulle infelici condizioni delle donne nei paesi che impongono il velo o impediscono loro di studiare, ma sul ritardo infame di un paese che definiamo civile e moderno come il nostro, lì riusciamo solo a balbettare.

E anche le formule che sono allo studio o in alcuni casi sono già state adottate per arrivare ad una effettiva parità di genere (quote rosa per tutte) non lasciano del tutto convinte, le donne innanzitutto, che sia la strada giusta. Non ci piace sentirci trattare alla stregua di una categoria protetta, quasi che il nostro genere sia un handicap, uno svantaggio. Ci è sempre piaciuto assai l'articolo tre della nostra Costituzione, davvero perfetto: anche se tutti e tutte sappiamo che l'attuazione autentica di questo gioiello ci impegnerà ancora per anni. 

E ora questo appello "cerco donne", con quel verbo in prima persona d parte di un maschio di potere, non si sa se ancora del PD o già transitato verso un grillismo di comodo, che fa tanto figo e promette tanti voti. Che sia un'uscita infelice, non lo dicono solo gli sghignazzi della rete (a proposito, dobbiamo ringraziare il collega di Repubblica Bari Francesco Petruzzelli che, sicuramente a titolo personale, vista l'ancillare fedeltà della sua testata a tutto ciò che promana dall'infelicissimo centrosinistra barese, ha tirato fuori il popolare grido che nelle mattinate risuona per le strade di tante città italiane), ma l'imbarazzo che sta serpeggiando fra quelle donne, e sono tante, che da anni sono impegnate a vario titolo per incrementare la partecipazione femminile alla politica, visto che alla vita sociale, economica, familiare le donne da sempre sono tributarie delle loro intere esistenze.

La tentazione del deus ex machina ha già infettato da tempo Michele Emiliano, la cui candidatura prima e l'elezione a sindaco poi, specie nel primo mandato, è stato invece frutto di una alchimia collettiva, cui hanno partecipato associazioni e movimenti civici, poi abbandonati a se stessi e traditi in favore della più bieca delle filosofie spartitorie.

Se Emiliano pensa così di richiamare le donne al loro diritto-dovere di fare politica, faccia pure, ma deve sapere che si sta sbagliando. Intanto nel ricoprire un ruolo che non gli spetta (fino a prova contraria è il Sindaco), poi nel riproporre lo schema del potere (in questo caso maschile) che si legittima nel concedere ad altri (in questo caso le donne) il diritto di partecipare.

Emiliano, fino a prova contraria è presidente di un partito, il PD, in cui purtroppo le logiche ancillari sono ancora fortemente presenti: si preoccupi di disinfestare casa sua, per esempio. Il consiglio comunale in carica è forse il peggior agglomerato di mediocri e ignoranti si sia mai visto: a parte la scarsa presenza femminile, bisognerebbe preoccuparsi dell'assenza quasi totale di preparazione, di conoscenza delle norme amministrative, di consapevolezza di come funziona la macchina comunale. Abbiamo bisogno di uomini e donne in grado di amministrare. Non è (solo) una questione di genere, ma anche di qualità.

Non è certo al grido di un pifferaio magico qualsiasi (o di un arrotino qualsiasi) che dai propri nascondigli frotte di donne colte, consapevoli, preparate, coraggiose, educate e ben disposte al bene comune, accorreranno alla corte del Demiurgo per occupare quella metà di cielo che spetta loro.

Scritto da Fortunata Dell'Orzo
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