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A Raffaele Fitto servirà molta fortuna

Seguiremo con grande attenzione le mosse di Raffaele Fitto. Perchè è il solo pugliese di centrodestra ad avere un ruolo sulla ribalta nazionale e perchè il suo risveglio, insieme alla "disubbidienza" di Angelino Alfano, segnalano che il dopo Berlusconi è davvero iniziato. Sarà lungo, drammatico e decisivo.

Alfano e Fitto sono coetanei, di uguale estrazione democristiana e, sino a poco tempo fa, sembravano accomunati da uguale destino: giovani promesse alla corte di un inossidabile e coriaceo Silvio Berlusconi, largo di riconoscimenti ed encomi, ma sempre restio al passaggio del testimone, nonostante l'implacabile avanzare degli anni e l'infuriare delle tempeste giudiziarie.

La formazione del governo Letta ha prodotto una grave lacerazione fra i due, destinata a fare la differenza e, sopratutto, a durare nel tempo. Angelino è salito sul treno, diventando, allo stesso tempo, segretario del partito, vice premier e ministro degli interni, mentre Raffaele, nonostante l'innegabile successo elettorale conquistato in Puglia, è rimasto a terra, fra i deputati semplici. Nella Dc li chiamavano peones. Per lui un'ingiuria grave, sopratutto se accompagnata dal sospetto del tradimento. Angelino non sarebbe stato ai patti. Un' onta da lavare col sangue. E Fitto è uno che non dimentica e non perdona.

L'intera, nutrita, agguerrita e fedelissima compagine parlamentare pugliese riceve l'ordine di non entrare nel governo e negli organi parlamentari. Tanto, si pensa, governo e legislatura dureranno poco. Obbediscono tutti, tranne Antonio Azzollini (previsto) e, a sorpresa, Francesco Sisto.

Nel Pdl, Fitto, colomba per tradizione e cultura politica, si iscrive fra i falchi. La compagnia è indigeribile, Denis Verdini, Daniela Santanchè, Renato Brunetta, ma le colombe sono guidate da Alfano, ormai nemico giurato. La speranza è che il governo cada al più presto, riaprendo i giochi. Fitto, comunque, si tiene sottocoperta. Nessuna dichiarazione, nessuna intervista. A mettere tritolo sotto la sedia di Alfano, ci pensano Renato e Daniela, quotidianamente. A Fitto basta restare nel gruppo e ribadire fedeltà a Berlusconi. Sino a qualche giorno fà.

Con la grave sconfitta politica e numerica di Berlusconi, malamente e grottescamente nascosta dalla sua piroletta in aula, Fitto ha capito due cose: il governo Letta Alfano potrebbe durare a lungo, certamente sino al 2015, forse per tutta la legislatura. Il regno di Berlusconi è tramontato. Restare nel gruppo dei falchi o dei lealisti non basta più. È necessario passare alla guida.

Un'intervista, affidata al Corriere e curata in ogni passaggio, segna il risveglio e la discesa in campo del guerriero di Maglie. Alfano e i suoi sono avvertiti. Fitto si candida a guidare il gruppone dei lealisti e, tanto perchè siano chiare le sue intenzioni, chiede l'azzeramento di tutte le cariche e il congresso. La sorpresa, però, viene dal suo campo. Scontate, ma politicamente di scarso peso, le attestazioni di stima provenienti dalle legioni pugliesi e dalle salmerie territoriali.

È Libero, invece, a far sentire il primo fuoco amico. Il quotidiano milanese fa sapere che Berlusconi non ha gradito i toni, eccessivamente polemici di Fitto. Il Cavaliere, secondo Libero, vuole l'unità del partito e pensa che solo Alfano possa garantirla. A rendere ancora più sgradito questo primo affondo, Libero ricorda anche i vecchi dissapori fra Fitto e Berlusconi, quando Raffaele impose alle regionali la candidatura, perdente e non gradita a Berlusconi, di Rocco Palese.

Nessuno, naturalmente, può scommettere sulla veridicità di queste affermazioni. Anzi, è molto probabile che Berlusconi in persona abbia già telefonato a Fitto, per smentire la versione di Libero, ma l'attacco dimostra incontrovertibilmente che i falchi non hanno nessuna voglia di farsi guidare da Fitto. Insomma, il sentiero si fa stretto e la lotta assai difficile e cruenta. Fitto avrà bisogno di molta fortuna.

Gliela auguriamo di cuore.

Scritto da Redazione
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