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Renzi a Bari? Rimandato a settembre

Renzi sceglie Bari per inaugurare il suo tour per quelle primarie che esprimeranno il segretario nazionale del Pd.

Non c’ero, purtroppo, ma ho cercato d’informarmi. La scelta di Bari suscitava il mio interesse e Renzi è, comunque, un personaggio che è difficile ignorare per chi fa il mestiere d’informare la gente.

Leggo normalmente, fra gli altri quotidiani, il Corriere della Sera, che –confesso- prediligo, ma solitamente non mi soffermo sul panino locale (Il Corriere del Mezzogiorno) e non per ragioni di dieta. Oggi, interessato com’ero ad un fatto accaduto a Bari non solo mi son portato a casa l’allegato, ma l'ho letto cominciando –com’è logico- dall’editoriale dedicato all’argomento.

“Tosco-Emiliano o Italiano?” era il titolo, di Maddalena Tulanti la firma.

Dopo una telegrafica descrizione dettagliata delle novità scenografiche dell’evento (“niente palco, cancellazione di ogni gerarchia tra i supporters, nessun discorso del sindaco ospite Emiliano,”…..) e dopo un commento positivo sui temi trattati “scuola, legge elettorale, lavoro, costituzione, carceri.” ecco che, il non aver sentito pronunciare la parola “sud”, scatena all’autrice una pessima digestione. Francamente, non immaginavo che il termine “sud” potesse avere capacità terapeutiche per l’apparato digerente. Scherzi a parte, va precisato subito che ognuno è libero di esprimere i propri giudizi, ma quando si sceglie di fare il mestiere d’informare i lettori, allora si ha l’obbligo morale e deontologico di farlo esattamente e senza pregiudizi.

L’articolista prosegue, sostenendo che solo due possono essere le ragioni di quella grave omissione: o il Sud “sa di vecchio, quindi via, ha rottamato anche la parola” oppure, più semplicemente “non si è preparato.” Chi? Ma Renzi, ovvio! Ha citato Don Tonino Bello” su richiesta del “povero” Emiliano.

Ora, che uno come Renzi affronti la prima tappa di un tour vitale per il suo futuro politico non preparandosi, è semplicemente risibile e come tale va escluso. E così ai lettori di quell’editoriale non rimane che la prima opzione: il sud è vecchio, va rottamato insieme al termine che l’identifica.

Proviamo, visto che siamo arrivati quasi alla conclusione di quel ragionamento, a farne un altro. Ripeto, io non c’ero, eppure su quella scelta di non consentire ai politici di sedersi in prima fila, ma solo dalla terza in poi, mi sono soffermato a pensare. Perché non è una scelta casuale e neanche facile: è evidente che avrà suscitato non poche dispiacenze. Ma, a costo di alienarsi qualche simpatia, era prioritario per Renzi, o chi per lui del suo staff, mandare il messaggio dell’uguaglianza dei cittadini presenti. Una vera e propria piccola rivoluzione: dai posti riservati ai politici di rango, via via decrescenti, ai posti in prima e seconda fila vietati a quei signori (e quelle signore).

Se questo era uno dei primi messaggi che Renzi ha inteso mandare a tutti come può destare meraviglia e risultare indigeribile il non aver citato il sud? Io sono un uomo, cittadino europeo, italiano, barese di nascita, una città che si trova a sud.

Ma sono, innanzitutto, italiano. Ed è all’Italia ed agli italiani che si rivolge Matteo Renzi. Basta con discorsi e ricette per colmare il gap del sud, discorsi che restano tali e ricette che fanno al malato più male che bene. Certo il sud ha subito per oltre 150 anni le sorti del conquistato. Da essere più ricco e tecnologicamente avanzato è stato portato ad uno stato di arretratezza pauroso, manca di strutture competitive, attesa l’allocazione geografica che rende più costoso raggiungere i mercati ricchi, non ha banche, quelle del nord vi rastrellano il risparmio e lo reinvestono altrove, è afflitta dalla malavita organizzata e da una burocrazia altrettanto organizzata, nel senso della banda bassotti, entrambe pretendono il pizzo, ed è l’ennesimo costo in più, da ultimo ha una classe politica pressochè incapace, almeno fino a ieri, di far squadra per tutelare prioritariamente i legittimi interessi del proprio territorio.

Ma solo un illuso può pensare che l’Italia possa acchiappare a volo l’occasione della ripresa economica facendolo fare solo ad una parte del Paese. La storiella della locomotiva (la Lombardia) che trascina tutto il treno (l’Italia), alla prova dei fatti si è rivelata una balla e nient’altro.

Solo che su quella balla si è costruito un Partito (La Lega), oggi in caduta libera, una squallida mentalità razzista diffusa (vedi la Bossi-Fini e un Grillo che la difende per ottener consensi e conquistare i voti leghisti in libera uscita), una localizzazione delle maggiori imprese (non confondiamole con le fabbriche) e delle direzioni dei più importanti enti economici. Insomma, si è fatto di tutto e si continua ad agire in modo da far aumentare e non diminuire quel gap.

Allora, non mi lamenterò di certo se Renzi ci tratta da italiani, con i medesimi diritti e doveri dei milanesi, dei veronesi, e via discorrendo, italiani anche loro, né più, né meno di noi. Sono francamente stufo di ascoltare promesse di attenzioni particolari per il sud che, finite le elezioni, restano sempre e sistematicamente solo promesse. Sono stufo di vedere gli stanziamenti per il sud finire nelle tasche di imprenditori che col sud non c’entrano nulla.

Finalmente qualcuno non ci tratta da sudditi e da cretini: e questo non lo possiamo digerire? Ebbene, io non posso digerire l’esatto opposto. Ed ancor meno riesco a digerire atteggiamenti autoreferenziali di colleghi che si arrogano il diritto di dare voti a tutti e tutto, dimenticando di far l’unica cosa che farebbe loro bene: un minimo di autocritica.

Ho chiesto ad un politico preparato e colto, come Giovanni Procacci (guarda caso, la cui presenza è passata inosservata agli articolisti del Corriere del Mezzogiorno) che impressione gli avesse suscitato il discorso di Renzi. La telegrafica risposta è stata: “Mi è piaciuto per la sua concretezza, per il riferimento alla scuola, alla legge elettorale, a un partito aperto.”

Gianvito Pugliese
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