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Idv: incentivare il lavoro con i beni confiscati alla mafia

Sempre più lavoratori sono destinati a diventare nuovi disoccupati ed in Puglia la situazione non è certamente rosea. Ci sono i millesettecento lavoratori del Gruppo Natuzzi rimasti a casa negli ultimi anni, ci sono i mille esuberi della Bridgestone di Bari, ma anche le vertenze Vestas e Marcegaglia di Taranto e i grandi temi relativi a diritti, legalità e lavoro, dall'incremento delle "dimissioni volontarie" delle lavoratrici in dolce attesa al bracciantato.

Nei giorni scorsi, nel presentare la piattaforma "Sblocca lavoro", al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, Ignazio Messina, segretario generale Idv, ha portato con se' un bel pezzo di Puglia.

"Si tratta di una proposta chiara, precisa, realizzabile che a partire da oggi porteremo nei territori attraverso i nostri circoli disseminati per la Puglia - spiega il Segretario regionale dell'IDV, Massimo Colia (nella foto) - È necessario porre il lavoro al centro della buona politica per far ripartire il Paese facendo leva su quella incredibile risorsa che è il Mezzogiorno.

Si tratta - spiega il dirigente foggiano - di affrontare concretamente i problemi reali della gente, opponendo ai facili populismi proposte fattive.

Tra queste quella di monetizzare i beni confiscati al malaffare per ridare slancio alla parte sana del tessuto sociale. Se sono a disposizione beni confiscati dal valore di 80 miliardi, tanti dei quali anche in Puglia, è prioritario ed utile che gli stessi vengano venduti per coprire quei settori sociali deboli, garantire diritti e servizi ed incrementare l’occupazione – dice colia - In altre parole, si tratta di fare della legalità il motore dello sviluppo, riutilizzando i beni frutto di condotte illecite per finanziare incentivi per le assunzioni, formazione, ammortizzatori sociali.

Proprio qui, in Puglia, c'è una terra che è simbolo del precario equilibrio tra diritti e occupazione nel Paese e della necessità di coniugare legalità e produttività per costruire uno sviluppo reale. Mi riferisco a Taranto – sottolinea il segretario regionale dell’IDV pugliese - alla necessità di confrontarci sul tema della bonifica e ambientazione di un impianto che uccide e per cui chiediamo l’immediata messa a norma senza nessun ulteriore “regalo” alla proprietà.

Taranto è emblema della necessità di tenere assieme legalità, diritti e lavoro. A conferma del fatto che solo rimboccandoci le maniche e lavorando duramente nei territori sarà possibile sbloccare davvero il lavoro, costruendo una reale alternativa di cambiamento".

Scritto da Antonella Nigri
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