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Blasi invoca Renzi sul Sud. Non poteva twittare anche lui?

Quando si dice che telefonare ai propri referenti politici romani è più difficile che parlare con Papa Francesco. Sergio Blasi, dirigente pugliese e consigliere regionale del Pd, utilizza la stampa per parlare con Matteo Renzi ed invitarlo ad inserire più Sud nel suo programma.

Ma Blasi, a nostro avviso, è in difetto su due aspetti. Da un lato arriva in perfetto ritardo, considerando che non più di qualche giorno fa il neo premier ha sciorinato il suo programma politico alle Camere per ottenere la fiducia del Parlamento. E di Mezzogiorno nessuna notizia. Dall'altro lato forse sarebbe stato meglio, visto che parliamo di due dirigenti dello stesso partito, che tra di loro ci fosse stato dialogo prima e non dopo sulle azioni da intraprendere. Invece la strada intrapresa è quella dei comunicati stampa.

Possibile che mentre Emiliano e Renzi civettano su twitter parlando di elezioni, di liste, di persone (e non di programmi), per il povero Blasi non ci sia stato spazio nemmeno per un cinguettio?

Accontentiamoci di pubblicare il suo appello. Con la speranza che qualcuno a Roma lo possa ascoltare. Altrimenti bisognerebbe interpellare, in alternativa, Maria De Filippi o Michele Emiliano. Solo loro possono riuscire in questa impresa.

“Stiamo vivendo gli effetti distruttivi di una crisi che non è solo economica ma innanzitutto una crisi di idee del nostro paese. Mi preoccupa la situazione del Sud, dove risiedono metà dei disoccupati italiani. E dove i giovani si trovano di fronte all’alternativa tra la sottoccupazione e l’emigrazione. Di fronte a questi dati neanche il taglio del costo del lavoro sarà sufficiente. Credo sia giunto il momento di mettere in cima all’agenda del paese politiche per favorire gli investimenti nel Mezzogiorno. E il Governo se ne deve fare carico".

"Investire nel Sud è la strada giusta per avviare la ripresa nell’intero paese ma l’Italia deve crederci, a partire dal presidente del Consiglio, abbandonando una visione colpevolmente stereotipata di un Sud sprecone che impedisce di cambiare davvero verso alle politiche economiche del paese. La Germania negli anni ’90 investì in maniera ingente nell’Est e questa politica oggi l’ha portata ad essere la prima potenza economica europea. In Italia questo non è potuto avvenire e, anzi, negli stessi anni il pregiudizio ha portato a diminuire l’impegno dello Stato nelle regioni meridionali. Adesso è il momento di invertire la rotta”.

Scritto da Roberto Mastrangelo
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