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L'Abbate: a rischio il futuro e il passato dell'agricoltura pugliese

Il patrimonio genetico dell’agricoltura rischia di essere compromesso per sempre.

Sono, infatti, in pericolo le 84.000 specie di semi conservate nell’Istituto di genetica vegetale (Igv) di Bari, che costituisce uno degli archivi genetici più importanti al mondo: la Banca pugliese del germoplasma è unica in Italia, seconda in Europa e tra le prime dieci al mondo per dimensione delle collezioni e per gli standard tecnologici della conservazione. Già nel 2004, come conseguenza di una cattiva gestione del Cnr, un malfunzionamento dei frigoriferi causò un notevole danno, con un irreversibile abbassamento della germinabilità di un’alta percentuale dei semi. La Procura della Repubblica di Bari aprì un’indagine penale.

Si sarebbe dovuto provvedere alla immediata rigenerazione di tutte le collezioni ma non accadde nulla. La Guardia di Finanza si vide davanti un’unica strada: il sequestro per procedere alla riparazione e alla manutenzione degli impianti e all’accertamento dei danni subiti. Successivamente, il procedimento penale fu archiviato, con relativa revoca della custodia giudiziaria dei campioni dei semi. Oggi, con l’emergenza ancora in atto, un’altra tegola si appresta a cadere sulla Banca del Germoplasma del capoluogo pugliese: il trasferimento in un’altra sede.

“Salvare la banca del germoplasma è un dovere per questo Stato – dichiara Giuseppe L’Abbate (M5S), deputato pugliese della Commissione Agricoltura, che con la collega siciliana Loredana Lupo (M5S) ha presentato una risoluzione per chiedere al Ministro Martina un intervento immediato – I costi per il trasloco sono elevatissimi e si tratta di un’operazione complicata che potrebbe mettere a rischio l’integrità del patrimonio genetico. Abbiamo chiesto al Ministro – continua L’Abbate – di intervenire immediatamente, al fine di assicurare e tutelare le risorse genetiche presenti nella Banca del germoplasma di Bari. La biodiversità è già stata messa a rischio negli anni passati con i guasti agli impianti frigoriferi, che hanno danneggiato in maniera irreversibile il patrimonio nazionale: non vorremmo ritrovarci ancora una volta a piangere sul latte versato. Chiediamo che questo Stato intervenga e lo faccia subito con tutti i mezzi ordinari e straordinari a sua disposizione”.

Nella banca dell’Igv di Bari sono conservati 84mila campioni di semi rari appartenenti a oltre 50 generi e 600 specie diverse di piante agrarie, che costituiscono l’80% delle risorse genetiche italiane (soprattutto cereali, leguminose, piante da orto, piante foraggere, piante medicinali ecc.). Il materiale biologico raccolto e conservato, negli ultimi 40 anni di attività, è oramai estinto sia nei campi coltivati (per le specie coltivate), sia in natura (per le specie selvatiche e affini alle piante coltivate) e non è più reperibile in nessun Paese di origine del Mediterraneo, dell’Africa e dell’Asia. Come aveva denunciato già lo scorso agosto il Centro Studi Criticalia Puglia, “il rischio è che non ci sia più interesse alla conservazione del germoplasma ma all’ingegneria genetica e alla produzione di piante transgeniche”. Un annuncio che seguì la lettera inviata dai ricercatori dell’Istituto di genetica vegetale (Igv) di Bari al presidente del Cnr, Luigi Nicolais, e che fu preceduto da una interrogazione parlamentare del M5S, datata 22 maggio 2013, a prima firma sempre di Loredana Lupo, che non ha mai ricevuto risposta sia dal Ministro De Girolamo sia dal suo successore Martina.

“Ci auguriamo – conclude Giuseppe L’Abbate – che questa volta il Ministro non glissi alle richieste e che, finalmente, si possa porre un punto di partenza per la nuova ‘germinazione’ del nostro patrimonio genetico”.

Scritto da Redazione
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