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E Alfano non mise più a Cassano

Era il "tappo" politico che controllava, smistava, approvava e (molto spesso) bocciava gli appuntamenti pugliesi con Angelino Alfano. Chi volesse parlare con il capo e fondatore del Nuovo Centro Destra e provenisse dal suo stesso quadrante, doveva avere a che fare con lui, nei fatti il satrapo locale e potente.

Massimo Cassano, senatore della repubblica grazie all'exploit di Forza Italia alle ultime politiche (febbraio del 2013), doveva tutto o quasi a Raffaele Fitto e alla famiglia della moglie, Anna Degenaro.

Ma non ha esitato ad abbandonare il primo quando Alfano ha creato il NCD, contando soprattutto sul suo patrimonio di voti. Nel 2010 era stato il più suffragato del PDL al consiglio regionale Pugliese, con quasi ventimila preferenze, frutto della quasi quarantennale pratica politica del suocero, il compianto senatore Giuseppe Degennaro, uomo della vecchia e potentissima democrazia cristiana dei tempi di Vito Lattanzio e altri notabili dello stesso calibro.

Andando via da Forza Italia, girando le spalle a Fitto, pensava di essersi portato appresso anche il suo tesoretto elettorale. Nel frattempo, quando nasce il governo di Matteo Renzi, viene nominato sottosegretario al Lavoro. La cosa, che lascia stupiti per primi i suoi supporter, da a Cassano la spinta per arroccarsi ancora di più nel suo ruolo di Satrapo pugliese di Alfano, tanto da tentare la difficilissima candidatura europea dalla quale è uscito a pezzi.

Poco più di 18500 preferenze su tutta la circoscrizione sud, sono m olto più di un fallimento e di una bocciatura. Cassano non ha raggiunto nemmeno le preferenze di cui godeva da consigliere regionale (al Senato era arrivato grazie al listino bloccato).

Ora gli restano poche opzioni: finchè dura Renzi, potrà continuare a fare il sottosegretario con molta ariosa noncuranza, come ha fatto sin'ora. Ma, presumibilmente, dovrà dimenticarsi la sua satrapia pugliese: Alfano ormai lo ha misurato e pesato e sa quanto vale (poco) in termini di consenso elettorale.

Non è escluso un ripensamento e un ritorno in saio, sandali e cenere sul cranio da Raffaele Fitto che, vista l'ormai prossima successione a Berlusconi, da buon democristiano doc, starà sicuramente ripensando al suo ruolo nel partito. Fitto che con oltre 270  mila preferenze è di gran lunga saldo sulla tolda di comando dei  berluscones pugliesi.

Scritto da Fortunata Dell'Orzo
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