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Confagricoltura: no all'eolico selvaggio

 

“Niente speculazioni sull'eolico”. Gerardo Giovinazzi, all’indomani della presa di posizione contraria della Provincia di Taranto, schiera l’associazione di categoria che dirige, Confagricoltura Taranto, dalla stessa parte della barricata. “Quella del buon senso e della compatibilità con la vocazione del territorio di Manduria”, sottolinea Giovinazzi ribadendo la propria ferma opposizione alla possibilità, già in fase autorizzativa, che tre parchi eolici per un totale di 63 impianti da 3 Megawatt ciascuno possano ottenere la valutazione d’incidenza ambientale favorevole da parte della Regione Puglia.

“In Provincia – continua il presidente – ho udito un coro di no. Del resto, pare assurdo che si possa solo ipotizzare di impiantare bestioni del genere in un territorio così ricco di attività economiche vocate alla produzione di Primitivo di qualità, col rischio che un marchio, che è anche identitario, possa esserne sfregiato indelebilmente: un lavoro di decenni spazzato via con un soffio di vento”.

Non una posizione ideologica, quella assunta da Giovinazzi, ma evidentemente pragmatica: “La mia organizzazione – chiarisce – in linea generale non è contraria alle energie rinnovabili, fotovoltaico, eolico o biomasse che siano: con esse, anzi, sostituirei volentieri l’Ilva e la raffineria. Il punto, invece, è un altro: questi progetti non lasciano nulla sul territorio, né in termini di lavoro né in termini di ricavi economici. L’affare vero lo fa chi ottiene l’autorizzazione e chi poi gestisce gli impianti: si tratta di pure operazioni finanziarie che sfruttano gli incentivi statali, peraltro finanziati dagli italiani attraverso la bolletta elettrica”.

L’esempio del parco eolico di Castellaneta, passato nelle mani di una società svizzera, è secondo Giovinazzi “l’emblema di un cattivo approccio alle energie rinnovabili». «Sarebbe meglio – sottolinea il presidente di Confagricoltura – che la Regione Puglia mettesse un freno al proliferare dei grandi impianti e, piuttosto, facilitasse la diffusione del mini-eolico e del fotovoltaico con impianti di dimensioni tali da essere compatibili con le attività agricole e in grado di sostenere il reddito dei nostri agricoltori. Il paradosso è che se un piccolo allevatore chiede di mettere pannelli fotovoltaici sul tetto di un ovile s’imbarca in un’avventura il cui esito è tutt’altro che scontato, anzi spesso sono gli stessi Comuni a creare ostacoli. Qui, al contrario, siamo di fronte ad un eolico selvaggio che letteralmente si “mangia” il nostro territorio – e con l’assurda possibilità di espropriare terreni per pubblica utilità - lasciandovi solo briciole. Tocca alla Regione – conclude Giovinazzi - tutelare la Terra del Primitivo ascoltando le voci di chi vi abita, vive e lavora”. 

Scritto da Redazione
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