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Elezioni - Nel Pd ora tirano Blasi per la giacchetta

Forse nelle urne per le primarie avrebbero dovuto scrivere "Riscrivi il Pd" invece di "Riscrivi l'Italia". Per il Partito Democratico sembra proprio non esserci fine alla storia delle liste elettorali, o si tratta di regolamenti di conti interni agli equilibri regionali del partito di Bersani?
(Tra l'altro non è soltanto una realtà pugliese (basti vedere quello che sta avvenendo in Sardegna)
Presentate le dimissioni irrrevocabili del segretario regionale Sergio Blasi nella mattinata di ieri, salvo poi velocemente recedere, oggi ad avere mal di pancia sono i consiglieri regionali Fabiano Amati, Ruggiero Mennea e Donato Pentassuglia.
Che con un comunicato congiunto tornano a tirare per la giacchetta Blasi sulla questione delle liste, chiedendo di impugnarle dinanzi alla Commissione nazionale di Garanzia.
“La storia delle liste elettorali del PD non può finire nel dimenticatoio. Invitiamo pertanto il segretario regionale Blasi a rendere davvero irrevocabili le sue dimissioni (non si sono mai viste dimissioni irrevocabili soggette a revoca) e a proporre come ultimo atto della sua segreteria l’impugnazione delle liste elettorali dinanzi alla Commissione nazionale di Garanzia, per violazione di varie norme statutarie e regolamentari.”
“Nel silenzio più assordante che sta accompagnando il giorno dopo l’approvazione delle liste - dicono - segnaliamo ancora una volta la consumazione di atti arbitrari che tradiscono la buona idea delle primarie e il loro esito, pur con tutti i limiti.
Considerato che molti autori (e loro sostenitori) di questo pasticcio si difendono con argomenti regolamentari, ci piace per ora prescindere dalle opinioni di opportunità politica e rilevare che le liste approvate soffrono di gravi violazioni regolamentari e statutarie".
Gravi accuse, quelle dei tre consiglieri regionali. Ma vediamo quali sono nel dettaglio.
"In concreto: la quota nazionale del 10 % riservata alla decisione della Direzione nazionale non era mai stata demandata, sotto i profili numerici e qualitativi, all’arbitrio degli organismi politici nazionali o regionali. Essa andava calcolata sul 10% dei posti disponibili e ripartita, ovviamente, su tutte le postazioni in lista, sia quelle stimate utili che quelle di speranza e di servizio.
Inoltre, le candidature riservate alla decisione della direzione nazionale dovevano corredarsi di parità tra uomo e donna, ma questo è il meno delle violazioni, e di rappresentatività sociale, politica e TERRITORIALE dei candidati, al cospetto di una selezione fondata sul merito dell’attività parlamentari e delle precedenti esperienze.
Senza entrare per motivi di buona creanza nel valutare la sussistenza di questi requisiti in tutti i candidati proposti nelle postazioni utili, ci chiediamo se per la segreteria regionale pugliese siano rinvenibili questi presupposti in capo a tutti i candidati, oppure se posti in paragone tra loro non se ne possa dedurre la necessaria rivisitazione delle postazioni".
Accuse ben precise che, tra l'altro, arrivano da esponenti di spicco del Partito Democratico. (Amati è assessore regionale alle Opere Pubbliche ed alla Protezione Civile, Mennea è segretario Provinciale Pd della Bat, Pentassuglia è segretario Provinciale Pd di Taranto).
I tre "dissidenti", che già negli scorsi giorni avevano mosso pesanti accuse nei riguardi delle procedure e dei regolamenti delle primarie, ("la verità è il grande assente"), poi si rivolgono direttamente ai candidati "lesi" dall'arbitraria distribuzione dei posti in lista.
"Li invitiamo ad attivarsi senza indugio, consapevoli che il loro atto avrà il più alto effetto politico che si possa compiere per chi si vanta di occuparsi della cosa pubblica: l’educazione allo stare assieme nel rispetto delle regole. E’ questo un criterio di alto contenuto politico, fuori da commi e cavilli.”
Una cosa è certa, nel Pd pugliese siamo ai ferri corti. Chi non ha avuto quello che chiedeva, o chi ha avuto meno di quello che avrebbe dovuto avere, sta sbattendo i pugni sul tavolo.
Quando c'è la sensazione di potersi accaparrare un buon numero di posti nel Parlamento ecco che vengono fuori, d'un colpo, tutte le contraddizioni di un partito che soltanto apparentemente non è lacerato al proprio interno. Fazioni contro, dirigenti messi da parte, segretari esautorati, sindaci che fanno partiti personali, consiglieri regionali che si vendono al miglior offerente per le prossime elezioni... e da ultimo questa stucchevole, estenuante e per nulla simpatica tarantella in salsa pugliese sulle liste elettorali.
A chi toccherà la prossima mossa?
Scritto da Roberto Mastrangelo
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