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Storace: Destra? Basta parole, ora una Costituente

 

Riformare un nuovo partito di Destra. Una ipotesi che piace più o meno a tutti, e sicuramente ai leader di quei partiti e movimenti politici che, da soli, restano senza voce e senza forza.

Ma soprattutto piace l’idea di rimettere in una casa comune tutti coloro che si ritrovano nei valori condivisi ed in un programma comune proprio di una destra affrancata dal Berlusconismo ed in grado di superare i tanti, troppi errori del recente passato.

Ne abbiamo discusso insieme ad uno dei principali protagonisti degli ultimi 20 anni di destra, con Francesco Storace, segretario nazionale de “La Destra”, già Ministro della Sanità e presidente della Giunta Regionale del Lazio, anche alla luce della complicata situazione politica che l’Italia sta vivendo in questi giorni, ed a poche ore dalla Festa Tricolore di Manfredonia, una tre giorni in cui le varie anime della Destra torneranno a dialogare, questa volta con l’obiettivo di arrivare ad una assemblea costituente.

Presidente Storace, da dove deve ripartire la Destra italiana?

“Il dialogo è avanzato, ma bisogna arrivare ad una conclusione”.

Può spiegarci meglio?

“Ci provo. Attualmente la situazione politica è caotica. C’è una tormentata e latente crisi politica alimentata anche dal caso Berlusconi. Io credo che subito dopo l’appuntamento di Manfredonia bisogna porre una death line per ripartire. Dobbiamo passare ad una fase costruttiva, abbiamo parlato e dialogato per troppo tempo. Certo, si può porre o non porre il simbolo di Alleanza Nazionale. Io personalmente ritengo che non sia un errore la riproposizione del simbolo, ma la cosa importante è che bisogna ripartire da quelle intuizioni politiche che di Alleanza Nazionale hanno fatto la fortuna, evitando gli errori che tutti noi abbiamo commesso”.

Quali intuizioni? Quale deve essere il nucleo fondante di questa Costituente?

“Bisogna pensare e costruire una destra di Governo formata con quelle parole d’ordine che facciano capire e comprendere quali sono i tempi nuovi e come dobbiamo muoverci. Ci sono questioni sulle quali è bene che si faccia subito chiarezza in maniera seria. Si pensi al tema della sovranità, alla fondamentale questione della rappresentanza politica che tanto in questi anni ha fatto discutere. Su questi temi abbiamo il dovere di essere chiari”.

Quali sono i passi che lei auspica?

“Bisogna cominciare a fare. Come dicevo prima: basta parole! Ci vuole una Costituente, e non più un convegno o un dibattito. Chi vuole assumere una leadership convochi una riunione, decida chi invitare, e poi ognuno valuterà. Chi viene chiamato dirà la sua, chi non viene chiamato potrà chiederne il motivo… e poi ognuno valuterà. Altrimenti restiamo in una situazione di stallo e di attesa snervante che non fa bene innanzitutto a noi”.

Abbiamo recentemente letto di un possibile ticket tra Giorgia Meloni e Flavio Tosi, che si è autocandidato come possibile leader del centrodestra per il dopo Berlusconi. Lei cosa ne pensa?

“A me interessa molto leggere che Tosi si candida. Non comprendo il destino da “vicario” che attende, in passato come oggi, uomini e donne di Destra. Certo una soluzione del genere potrebbe anche andare bene. Ma è necessario fare chiarezza. Come dicevo prima, il punto di partenza deve essere sempre lo stesso. Ieri sul “Giornale d’Italia” ho posto alcune precise domande a Tosi: come affrontare la questione della macroregione del Nord? Come affrontare la situazione del rapporto tra italiani ed immigrati? Certo, se su tutte le questioni la pensassimo allo stesso modo, allora non si porrebbe nessun problema. Resto dubbioso sul fatto che un accordo tra la Meloni e Tosi potrebbe convincere tutta la Lega”.

“Ma di una cosa sono assolutamente sicuro – sottolinea Storace – che l’argine dell’unità nazionale non è più valicabile, e qui ci sono i maggiori problemi con la Lega. Il recupero della sovranità dello Stato è una questione che può essere posta in agenda oppure no, ma per noi resta un punto di assoluta fermezza”.

Presidente Storace, quali sono i principali interlocutori con cui vi confrontate?

“Il primo interlocutore deve essere chi ha fatto parte di Alleanza Nazionale. E certamente lo è anche chi ha fatto parte del Msi e non ha condiviso la scelta di Alleanza Nazionale, accettando questo tipo di percorso. Certo, Fiuggi non è stato il massimo della vita, ma per tutti noi ha rappresentato un percorso importante, prima che avvenisse una sorta di degenerazione per il potere”.

Ce ne sono altri?

“Ovviamente si. Del resto anche l’operazione di An aprì come prima cosa anche ad altre aree. Non a caso i primi ministri che abbiamo avuto come Alleanza Nazionale furono Fiori e Fisichella, che non arrivavano certamente dal Msi. Però insieme a loro c’era anche Pinuccio Tatarella. Il che sottolinea come ci furono aperture, ma senza dimenticare i nostri valori di partenza e le nostre peculiarità”.

Ripartire dalla Puglia come laboratorio della nuova Destra. Che ne pensa?

“A me è piaciuto molto il riferimento fatto da Fabrizio Tatarella quando parla della Puglia come luogo dell’armonia, richiamando le linee politiche di Pinuccio. Tutti sanno che io non sono mai stato in corrente organica con Tatarella, ma tra di noi c’è sempre stata molta stima reciproca. Le lacrime sincere che versai quando seppi della sua scomparsa sono ancora oggi in me incancellabili. Pinuccio è stato il vero intuitore della Destra italiana, e a lui dobbiamo tutti molto”.

Cosa si augura per la nuova Destra?

“Che possa tornare ad essere una vera Destra, dove il potere non deve diventare una meta ed un obiettivo politico, ma uno strumento”.

Scritto da Roberto Mastrangelo
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