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Nania: ripartiamo da Aenne ma senza ronchismo

Ha le idee chiare, Domenico Nania, ex vicepresidente del Senato, una vita intera a destra, nel MSI prima, in Aenne poi, nel Pdl a seguire. Ma oggi fa parte di quella strana e composita "armata" che ha risposto all''appello di Puglia d'Oggi e si ritroverà dal 22 al 24 agosto in quel di Manfredonia, insieme a tutte le anime, disperse o meno, di una destra italiana ancora in cerca d'utore, o meglio d'autori e di autorevolezza.

"Manfredonia può sicuramente costituire una fase d'accelerazione per un processo costituente e da Aenne si deve certamente ripartire, sperando però di non approdare al Ronchismo". Il riferimento è a quella convulsa stagione, culminata con la nascita di Futuro e Libertà, in cui Gianfranco Fini, invece di indicare personalità del calibro di Adriana Poli Bortone, preferì indicare l'ex ministro delle politiche europee Andrea Ronchi quale presidente dell'assemblea nazionale di FLI. E qui Nania non aggiunge altro, lasciando a chi lo ascolta il compito di interpretare al meglio il suo silenzio.

"Aver sciolto Aenne è stato un grave errore" e su questo Nania non ha dubbi o reticenze. "Se cancelliamo il passato, come pretendiamo di avere un futuro? Al momento la destra italiana non ha un passato, quindi rischiamo di non avere un futuro. Ecco perchè dobbiamo ripartire dalla "vecchia" Aenne.

Gli chiediamo come vede, nel domani che si cercherà di formulare a Manfedonia, il partito della destra italiana. "Intanto non più romanocentrico. Lo immagino federativo, centrato sui territori e l'impegno di tutti e ciascuno. Chi ha talento, si faccia avanti, chi ha filo tessa. Una leadership aperta e plurale, senza la vecchia nomenclatura fatta di colonnelli o generali. Basta."

E le alleanze? Impossibile non affrontare questo problema visto che l'attuale situazione magmatica e liquida della destra italiana dipende soprattutto dall'abbraccio mortale con il PDL e con il berlusconismo. "Noi dobbiamo essere un partito di destra, e costruire alleanze di centro-destra, con il trattino. Noi abbiamo le nostre idee, le nostre priorità, i nostri principi, i temi che ci sono cari (e Nania si rifà senza problemi al Manifesto degli Intellettuali di Destra, cui si rifanno un po' tutti i protagonisti dell'evento di Manfredonia) cui non dobbiamo rinunciare o mettere in secondo piano, in nome delle cosiddette alleanze".

Nania vede possibile la nascita di una destra italiana liberale, popolare e riformista, che scelga i propri amministratori con le Primarie ("una nostra idea che venne bocciata dalla bicamerale di D'Alema") e che ravvivi un rapporto con i territori basato sulla geometria federale, l'unica in grado di arricchire di talento e aperture l'asfittica politica italiana di questi ultimi anni.

 

Scritto da Fortunata Dell'Orzo
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